Quello di Ylenia Lucisano è stato un lavoro di circa due anni, in cui la giovane cantautrice si è presa del tempo per ricercare una propria identità musicale.
Prendersi del tempo può risultare fuori luogo per un’artista emergente, ma Ylenia non segue le “mode” né i ritmi dettati, a volte, da un mercato troppo pretenzioso in temi brevi.

“Punta da un chiodo in un campo di papaveri” – prodotto da Taketo Gohara, che tra le ultime produzioni fanno parte anche “A casa tutto bene” di Brunori SAS e “Vivere o morire di Motta – contiene 11 brani (nati come voce e chitarra) dalla stessa Ylenia: “A casa di nessuno”, “Canzoni e pane”, “Il destino delle cose inutili”, “Meraviglia”, “Mentre fuori sta piovendo”, “La sintesi”, “Lenzuola bianche”, “Non mi pento”, “Dormire mai”, ”Finta nostalgia”, “Ti sembra normale?”.

Ylenia Lucisano
Un album che ha bisogno di essere ascoltato più volte per capirne appieno l’essenza, dove parole e sonorità si allontano da una dimensione quotidiana, se ne distaccano per far spazio a quella onirica.
È così che nascono i brani di Ylenia Lucisano, dai sogni e quello che fanno emergere, come la musica di Francesco De Gregori a cui è dedicato questo album.

1. A casa di nessuno
“Sono di cera ma mi spuntano le ali. Cado dal letto mentre spingo il mio cassetto. Non sembra vero ma nemmeno lo è. Dormiamo ancora che il tempo non ci trova”

A casa di nessuno è il racconto di un sogno, che rende tutto chiaro: i sentimenti sono ben precisi, dalla nostalgia di casa alla consapevolezza di risvegliarsi da nessuno. Quel nessuno che fa apprezzare la quotidianità disordinata.
“L’ho capito stanotte alle tre …che farei ogni errore al contrario”: tra sogno e realtà, l’unica certezza sembra essere questa.
Le risposte si materializzano nei sogni, dove la parte più razionale si svela realmente perché non ci sono i confini, la pudicizia, che la quotidianità e la sua voce ci impone.
E specchiandoci in questa dimensione che, forse, vediamo davvero come siamo: un po’ pirata, tra cera e ali, tra panna e caffè. Ma restiamo ancora fuori dal tempo.

2. Canzoni e pane
“Scoprirò che cos’è e anche dove sta quel ramo di follia a cui mi sono appesa e gatta come un gatto scenderò dal ramo scenderò padrona di una casa che camminerò”

I viaggi che servono a comprendere noi stessi, la gente di passaggio che lascia qualcosa, tra l’indifferenza e la distrazione.
Piccole cose che si concretizzano tra le incertezze e il non aspettarsi nulla da questo passar tra una città e l’altra: la libertà, la follia che proteggono qualcosa.
Proteggono un “sogno rassegnato”, ma non basta per fermarsi perché siamo comunque pronti per quel tutto per cui prendiamo le valige e partiamo.

Ylenia Lucisano

3. Il destino delle cose inutili
“Fazzoletti ne ho bagnati e i trucchi li ho finiti. Guardo gli alberi di maggio che nessuno noterà. Però vedo la tua vita scorrere indifesa tra una nuvola di fumo e una lacrima sospesa”

Il destino delle cose inutili è un brano che ci ricorda e fa riflettere su quello che ci circonda e capita.
Le cose inutili sono le stesse e come sempre e da sempre scompariranno.
Allora, che senso ha stare lì a straziarsi l’anima e a lasciar che le cose belle vengano azzerate dal dolore?
La bellezza che ci circonda, come gli alberi di maggio dovrebbero averla vinta.
Le cose inutili non dovrebbero distrarci, non è quello il loro destino.
Ylenia lo ricorda a se stessa con una melodia quasi spensierata, con la leggerezza che meritano realmente queste “cose inutili”.
Tanto, mica cambiano la vita? Solo se le dimentichiamo.

4. Meraviglia
“Prego il cielo da un po’, nego sempre però… La tua faccia ispira sorrisi che non farò per il momento, però vorrei che tu capissi le cose semplici di me”

È in questo pezzo che si trova l’essenza dell’intero album: meravigliarsi.
Non riusciamo più a farlo e ci facciamo travolgere dal tempo, dal mondo, dalla gente che va troppo di fretta.
Bisognerebbe darsi il tempo di percepire quello che sta arrivando dall’esterno e dagli altri, ma soprattutto quello che ci arriva da dentro.
Dovremmo smetterla di alzare muri e di imprigionare noi stessi e le nostre emozioni.
Ylenia sceglie di non urlare il dolore, perché è consapevole dell’importanza della comunicazione: se si parla con calma e con un tono pacato, dando peso ad ogni parola, il messaggio arriva.
Per cantare una canzone, non c’è bisogno di urlare.
Come nella vita di tutti i giorni.
Bisognerebbe fermarci un attimo e guardarsi per capire l’altra persona ed evitare di negarsi i desideri e sorrisi amari.
Ricordiamoci di meravigliarci.

Ylenia Lucisano

5. Mentre fuori sta piovendo
“Guardarsi in silenzio. Parlare con gli occhi. Riempirsi di piccole cose, ma poi non resta che l’ombra di noi. Avrei voluto scivolare via come un gatto dal balcone”

Io, te, la vita, il tempo, il silenzio, l’assenza.
Cosa resta dell’altro? Il ricordo e il bisogno di un sabato qualunque, tra il divano e discorsi stupidi.
Cosa resta dell’altro quando la sua presenza e assenza si fa sentire nella pioggia che cade?
L’ombra, quell’ombra così presente che interroga noi stessi e tutto quello che vorremmo è scappare via, come fanno i gatti: senza far rumore ed elegantemente.
Come si vuol lasciar qualcuno: senza far rumore ed elegantemente.
Senza far rumore: la mancanza delle parole, può essere ricompensata dagli sguardi?
Mentre fuori sta piovendo è tutti noi quando preferiremmo stare a casa e vivere la noiosa (ma quanto manca) quotidianità con l’altra persona.
Che cosa ci facciamo qui mentre fuori sta piovendo?

6. La sintesi
“E non serve farsi male con parole artificiali e capita ogni tanto di cadere nel vuoto. La sintesi di tutto è la mia malinconia per le piccole cose, per l’invisibile agli occhi della gente, per chi fa finta di niente. La sintesi di tutto è una freccia che spacca il cuore”

“La sintesi” è il brano per tutti quelli che non possono far a meno delle paranoie: un elefante che cammina sui vetri.
Guardarsi allo specchio e capire, c’è chi riesce e chi no o fa finta ed evita di chiedersi davvero il perché del suo malessere.
Si rischia di cadere in un vortice, quando tutto quello che è in realtà è malinconica.
Ma malinconia di cosa?
Ed ecco che tornano i temi di questo album: dalla mancanza di meraviglia, all’abitudine fino al non conoscersi abbastanza.
La sintesi? Non è mal di vivere, basta solo trovare il punto dove tutto combacia con quello che siamo.

Ylenia Lucisano

7. Lenzuola bianche
“Il tempo si ferma davanti alla porta e spero che presto la luce si accenda. I conti non tornano e sento là fuori rumori di passi che non riconosco”.

Sentirsi estranei nella casa dove siamo cresciuti: spesso il rapporto tra genitori e figli non è sempre facile.
Essere figli può sembrare scontato, ma quante volte si riesce a passare dall’altra parte, quando serve essere genitori dei nostri genitori.
Si chiede scusa perché non si ha il coraggio di invertire le parti e l’essere scontato di alcune circostanze e parole, non sempre sono di aiuto.

8. Non mi pento
“Chi giudica non ha capito che la vita è l’unica occasione per sbagliare. Chiedo di sapere quanto costa la speranza. Un passaggio per la dignità. Un soldo per la verginità. Non chiederò mai scusa”

Non ci si pente, è maturo, non maturo? Che importa che sia giusto o sbagliato?
Che poi, se uno si pente, le cose cambiano? Meglio non pentirsi, qualche volte.
Non pentirsi vuol dire prendere un ben precisa posizione: bianco o nero.
Significa anche decidere se perdonare o meno.
Non pentirsi, da cosa deriva? Dall’essere forte? Dall’essere debole?
Non pentirsi e non chiedere neanche scusa per questo: l’importanza dell’altro e della sua idea si disintegra in quel preciso momento.
E gli errori, i rimorsi, che ruolo hanno?
Il filo conduttore continua anche in questo brano: abbattiamo i muri e lasciamoci la possibilità di sbagliare per non rischiare si perdere la felicità.

Ylenia Lucisano

9. Dormire mai
“Guardi dietro alle mie spalle e penso a quanto amore ho dato ai vetri calpestati. Stringo il mondo tra le mani e sento di essere cambiata, cresciuta troppo in fretta, senza dormire mai.”

Ed eccoci a fare i conti tra passato e presente, accorgendoci che siamo cambiati, nel bene e nel male.
Tra parti che abbiamo dovuto assumere, snaturando un po’ noi stessi.
E anche l’amore, che in teoria doveva sfarci star bene, ci ha traditi e quello che abbiamo amato erano solo vetri calpestati, che fanno male.
Ritorna il tema del sogno: senza dormire mai è la consapevolezza degli adulti quando si accorgano di non essere stati abbastanza bambini.
Non ci avvisa, facendoci ritrovare adulti senza volerlo: troppo presto, troppo tardi.
Sappiamo solo che quel tempo è ormai trascorso e abbiamo le risposte e le mancanze, senza fare troppe domande.

10. Finta nostalgia
“Sto provando a capire davvero dove ho sbagliato. Non sono una ladra, né cieca, né un caso disperato. Sono un’ombra che passa veloce, senza peccato o solamente una risposta mai data”.

Finta nostalgia è un’autoanalisi, dove ci si interroga, quasi come se fossimo corpi e mente di due persone diverse.
Tirare giù un elenco, tra disastri e vittorie per comprendere questa nostalgia che ci portiamo dentro.
Finta o vera che sia, lei c’è.
Lei c’è, facendoci sentire ombre rispetto agli altri, rispetto agli avvenimenti del presente, lasciandoci attraversare e scorrere distrattamente.
Domande su domande, senza fermarci un attimo, respirare e meravigliarsi.
Più di altri pezzi, Finta nostalgia ha bisogno di tutto quello che troviamo in Meraviglia: soluzione e risposta di questa finta nostalgia.

11. Ti sembra normale?
“Ti sembra normale il ragionamento faccio il contrario di quello che sento, arrabbiata e contenta nello stesso tempo. Mi accontento di poco e non mi lamento, che cosa vuol dire bene male?”

Ti sembra normale? Quante volte l’abbiamo sentito e detto, dandogli quell’immancabile accento di bene o male?
Ed ecco che l’uomo si è perso, ritrovato per cercare una risposta a questa domanda.
Le risposte cambiano con il trascorrere del tempo e cosa ne resta di queste risposte?
Forse, il punto è un altro, come ci suggerisce il brano: l’intelligenza non consiste nel
dare un giudizio e nel capire i grandi schemi esistenziali.
Ancora, un invito a ritornare alle cose semplici e meravigliarsi.
La risposta di cosa è normale, forse, è proprio lì.

Irma Ciccarelli