La sua voce di Veronica Perseo vi è sicuramente familiare e probabilmente rimasta nel cuore dal momento che è stata la vincitrice di Tali e Quali del 2019, interpretando una delle più gradi artiste internazionali: Lady Gaga.

L’artista ci presenta il suo primo brano intitolato Vivere a metà e nella nostra intervista ci racconta come è nato e non solo… Preparatevi a riascoltarla anche quest’estate…

Veronica Perseo Vivere a Metà: l’intervista

Vivere a metà: come è nato questo brano?

Stavo attraversando una storia d’amore complicata e un pomeriggio, mentre studiavo il piano, sono stata colta dall’ispirazione: ho iniziato a suonare l’accompagnamento, poi ho intonato la melodia. In due orette avevo più o meno già tutta la struttura del brano e in metà giornata la canzone era pronta per una versione piano e voce.

Per l’arrangiamento ho impiegato un po’ di più perché ho dovuto studiarci, anche se avevo in mente molto chiaramente come farlo. Ma l’ho lasciata un po’ in cantiere e ripresa dopo l’esperienza di Tali e Quali ho trovato il coraggio e la forza dire “adesso è arrivato il momento di lavorarci veramente”.

Ho rifinito alcune cose, prenotato uno studio a Roma e sono andata a registrare. Solitamente, in studio si provano diversi pezzi del brano che poi vengono uniti successivamente, ma in quell’occasione ho suonato tutto di seguito, tre, quattro volte e poi mi sono fermata, ero distrutta.

Non volevo che venisse mortificata la resa emotiva a causa degli stop tra la registrazione di un pezzo e l’altro, l’ho fatto tutto in un’unica emozione e per me le emozioni sono ciò che conta di più in musica. Mi ha dato molta soddisfazione, non c’è stato bisogno di mischiare o sovrapporre e sono tornata a casa con il brano nella pennina.

“E hai portato via i miei giorni migliori e trasformato tutte le miei gioie in dolori… e mentre sto seduta a gambe strette sul cuore capisco che amarti non è stato un errore”. Cosa vuoi comunicare con queste frasi? Qual è il messaggio di questo testo?

“E hai portato via i miei giorni migliori”, la prima parte, descrivo un disagio che stavo provando in quel momento, cioè l’accontentarmi di una relazione nociva. C’è tutto il malessere e l’infelicità di cui ti rendi conto quando ne sei fuori e non quando sei dentro alla relazione, perché sei un po’ accecata, non molto lucida.

Alla fine di tutto, ti rendi conto che ogni storia d’amore, ogni persona della nostra vita, amici o famiglia, di passaggio o meno, ci dà qualcosa. Amare questa persona non è stato un errore e da quello che capita noi dobbiamo imparare qualcosa.

Non saremmo noi oggi se quella persona non fosse entrata nella nostra vita, nel bene o nel male. Mai rifiutare dalle esperienze, ma, soprattutto non bisogna mai accontentarsi. L’intero messaggio della canzone è questo: mai accontentarsi di una relazione che non ci fa stare bene, capire che l’amore verso se stessi è importante, amarsi è un’altra meravigliosa forma di amore.

Ho voluto scrivere questa canzone proprio per aiutare coloro che si sentono in un rapporto in cui non riescono più a dire di no, dal quale non riescono più uscire e sono un po’ in trappola. Sarebbe bello che con questa canzone le aiutasse a decidere di uscirne e di amarsi un po’ di più o completamente.

Per me è stata catartica e spero che lo sia anche per altri. Soprattutto in questo periodo di delicata situazione, cerchiamo di essere ottimisti e positivi.

Stai scrivendo molto, “Vivere a metà” anticipa quello che sarà poi un album?

Mi piacerebbe molto, non so se un EP o un album, magari farlo uscire in autunno, ma al momento è solo un’ipotesi. Prima ho un altro obiettivo, mi sono lanciata una sfida: comporre una canzone estiva, vorrei il mio piccolo tormentone estivo. Ci sto già lavorando: sto studiando gli accompagnamenti delle canzoni reggaeton, i suoni, sto ascoltando Fred De Palma, Giusy Ferreri.

Il mio genere è sicuramente il pop (la mia cantante preferita Laura Pausini), ma mi piacerebbe anche fare qualcos’altro come la pop dance, rock o indie.

Non so se farò un album con diversi generi oppure un EP solo pop, sto valutando. Comunque, le tematiche sono in generale l’amore in tutte le forme, non banale, ma inteso nelle sue varie facce e con l’intensità che si manifesta.

Indossare, sia musicalmente che vocalmente, le vesti di altri artisti nel programma Tali e Quali: ci racconti come lo hai vissuto emotivamente? Non è facile come sembra.

Oggi, ho capito che è stata l’esperienza più importante della mia vita che mi ha fatto crescere artisticamente e umanamente, dandomi il coraggio per concretizzare quelli che erano, e sono, i miei sogni. Quando ero in quegli studi Rai sembrava di essere nel paese delle meraviglie.

Io non somiglio a Lady Gaga, anche come voce, e vedendo tutti gli altri concorrenti, i miei compagni di squadra già uguali al loro personaggio, sono rimasta un po’ spiazzata e demoralizzata. Mi sono detta e “mo’ come la facciamo Lady Gaga?”.

Ho dovuto faticare tanto, ho saltato i pasti, rimanevo in camerino tutto il mio tempo, mi fissavo allo specchio per cercare di fare le stesse smorfie, di trovare anche il timbro e inizialmente non è stato rilassante e divertente, ma dopo è stato diverso e ho apprezzato tutto, ma prima posso affermare che ero molto preoccupata, pensavo di arrivare ultima.

Infatti, ero sotto shock quando ho vinto. Nel complesso è stata una bellissima esperienza, mi sono divertita con i miei compagni di squadra, miei amici, hanno alleggerito il tutto, anche se l’ho vissuta con grande responsabilità, stiamo sempre parlando di Lady Gaga. Alla fine, mi sono detta “sono in gioco, giochiamo!” e poi è andata bene.

Il tuo percorso di studi ti ha aiutato tanto in questa esperienza?

Ho dedicato la mia intera vita allo studio della musica ed è stata una cosa di cui ho sempre avuto la certezza: fin da piccola ho sempre detto di voler fare la cantante, la musicista. Ho iniziato a canticchiare ancora prima di parlare, poi cori, voci bianche, conservatorio.

Ho investito tutto il mio tempo e tutte le mie energie in questo e continuerò a farlo imperterrita, finché non arriverò dove voglio arrivare.

Quindi, sì lo studio è molto importante e prima o poi i sacrifici vengono ripagati e già ho avuto una bella dimostrazione. Mi piacerebbe riempire palchi, cantare per il grande pubblico e vederlo emozionarsi insieme a me mentre canto, nei palasport, nelle arene, all’Ariston.

Sanremo Giovani è un obiettivo, insieme all’album dell’autunno, quasi sicuramente cercherò in tutti i modi di arrivarci.

Vivere a metà l’avrei portata molto tranquillamente, perché mi sembra il genere più adatto e in cui mi ritrovo di più. Le emozioni sono la cosa più importante, quindi mi presenterei con un brano con quell’impronta emotiva.

Cosa ti ha insegnato e cosa quindi porterai nei brani futuri, diversamente da quelli precedenti?

L’esperienza a Tali e quali mi ha dato tanta forza, ma mi hanno dato anche tanta forza le persone. Ho scritto subito dopo altri brani, ma mi sono resa conto successivamente del cambiamento, che automaticamente il modo di scrivere stava cambiando.

Non è cambiato perché io avessi studiato o letto chissà quale libro in più, imparato chissà cosa, o chissà quali termini, ma perché crescendo umanamente nella vita di tutti i giorni ho avuto esperienze importanti. Sono le esperienze che aiutano a scrivere.

Mi sono resa conto di riuscire a raccontare con un linguaggio mio ciò che stavo vivendo, le emozioni che stavo provando.

Perché un programma come Tali e Quali e non magari un talent dove potevi far vedere un po’ di più della tua creatività, invece che entrare nei panni di un altro artista?

Ho sofferto molto il fatto di sentirmi dire che l’unico modo per farsi conoscere, per diventare una cantante, fosse passare dai talent.

Così ho provato sia Amici che X Factor e sono stata rifiutata già dalla prima audizione e ci sta assolutamente: sfido chiunque a vedere diecimila persone di seguito e ovviamente colpisce chi ha un timbro un po’ più particolare, magari.

Il fatto di essere stata presa a Tali e Quali mi ha dato tanta forza, tanto coraggio, perché sì ho cantato Lady Gaga, però quella canzone la sentivo molto mia e ci ho messo dentro me stessa.

Chi mi conosce lo ha visto ed è stata una vittoria rispetto a una sofferenza che stavo provando dopo non essere stata presa. Mi sono svalutata molto.

Hai dimostrato di essere una brava interprete: chi vorresti che scrivesse per te? Chi potrebbe riuscire a cogliere a pieno la tua personalità artistica?

Non mi sono mai posta la domanda, ho sempre scritto io. Ascolto molto Mengoni, ho notato che ultimamente sta avendo grandi capacità di scrittura, poi ovviamente Ultimo.

Il mio sogno è cantare con lui, fare una canzone anche per dieci secondi [ride] oppure Roberto Casalino che mi piace molto. Direi in ordine Roberto Casalino, Ultimo e Mengoni.

Ascolti musica in vinile?

Sì, grazie a mio nonno, grande appassionato di musica, mi ha fatto apprezzare molto questo tipo di formato. Da piccola ne sono rimasta molto affascinata.

Irma Ciccarelli