(intervista a cura di Davide Di Cosimo)

Vent’anni fa di questi tempi i Velvet pubblicavano il loro singolo d’esordio Tokyo Eyes. Abbiamo chiesto a Pierluigi Ferrantini di condividere con noi i ricordi e le emozioni degli inizi della band che di lì a poco avrebbe partecipato a Sanremo con il brano Nascosto Dietro Un Vetro e l’estate successiva avrebbe raggiunto il successo con l’indimenticabile tormentone Boy Band. Questi tre singoli sono inclusi nel disco d’esordio dei Velvet, Versomarte pubblicato nel 2001 dalla Emi.
Successivamente i Velvet avrebbero sfornato brani indimenticabili come Funzioni Primarie, Dovevo Dirti Molte Cose, Tutto Da Rifare o Normale, fino ad arrivare all’ultimo disco Storie.

Pier Ferrantini: “non riesco a guardare il video di Tokyo Eyes, ma è un’icona”.

Ciao Pier, vent’anni fa usciva Tokyo Eyes. Se ci ripensi ora cosa ti viene in mente?
Mi ricordo benissimo il momento in cui è nata Tokyo Eyes ovvero: con una chitarra in camera mia, come tutte le canzoni di Versomarte del resto. Stavo cercando di suonare degli accordi diversi dal normale. In quel periodo ascoltavo i Pizzicato Five , gruppo giapponese che aveva delle armonie molto gioiose.
Giocando su questi accordi divertenti e pensando al Giappone ho improvvisato questa Tokyo Eyes, e come nella maggior parte dei casi per le nostre canzoni di grande successo, ci lavorammo pochissimo.
Riascoltandola oggi, Tokyo Eyes è molto centrata nel suo pop.

Con Tokyo Eyes e maggiormente poi con Boy Band avete raggiunto un successo incredibile. C’è stato qualcosa che è andato storto?
Come ti dicevo per Tokyo Eyes, anche tutte le altre canzoni di Versormarte erano centrate.
L’album doveva essere proprio questo: una raccolta di canzoni pop e il risultato è stato raggiunto, infatti è stato ben accolto dal pubblico e secondo me ha avuto il giusto successo all’epoca.
Quello che noi sbagliammo, lo dico chiaramente a distanza di vent’anni, è stato il vestito che abbiamo dato a quelle canzoni e l’esposizione non ragionata e non difesa da noi come band. Ci siamo trovati a seguire, senza troppa convinzione, le scelte del nostro ufficio di promozione.

Oggi sei anche dall’altro lato della barricata con il lavoro di manager. Come valuti, in base anche al tuo percorso con i Velvet, l’impatto mediatico di un successo che può travolgere?
Per noi il successo arrivò tutto insieme e riconosco che sarebbe stato anche difficile un cambiamento in corso, però i presupposti di partenza non dovevano essere quelli.
Nelle interviste e nei concerti cercavamo di tenere ben presente il mondo da cui provenissimo e gli obiettivi che avevamo, ma tutto ciò è stato come una valanga ed è stato difficile frenarla.
Oggi, come hai detto, mi ritrovo a fare anche il lavoro del manager e conoscendo il lavoro che si fa per un artista, devo dire che allora mancarono un po’ di riunioni nel momento di scegliere la direzione della band o forse si è scelto di andare nella direzione più veloce, tralasciando i danni di quella scelta che in quel periodo erano mascherati dal successo.

Io non mi ricordo, ma alcuni nostri lettori mi hanno chiesto di chiederti dei Velvet al Disney Club.
Certo! Ricordo tutto con grande piacere. Presentammo Tokyo Eyes una delle prime volte proprio al Disney Club, ma oltre che per la band è stato anche un momento fondamentale per la mia vita. Lì infatti conobbi Carolina (Di Domenico, ndr) che era la presentatrice, allora non mi notò minimamente, ma più o meno due anni dopo iniziammo a frequentarci.
Tornammo poi al Disney Club diverse volte per promuovere i nostri singoli, mi ricordo benissimo la volta in cui presentammo Sono Vivo.
Quella trasmissione la porto nel cuore sia per tante persone con cui sono ancora in contatto e soprattutto per Carolina.

Tokyo Eyes raggiunse il successo anche grazie al video in stile Dolce Vita 2.0. Quanto siete legati a questa canzone?
Sì, girammo poi un video che diventò un’icona, sebbene ancora oggi faccia fatica a guardarlo. Per certi versi era malriuscito, ma sono quelle cose che sintetizzano precisamente un momento. Considera che il nostro primo contratto con la Emi era a eliminazione, nel senso che prevedeva tre singoli e in base ai risultati si decideva se andare avanti oppure no. Se Tokyo Eyes non avesse riscosso un buon successo la Emi avrebbe potuto licenziarci. Quando il video venne mandato a Mtv che iniziò a trasmetterlo molto spesso trainando anche il successo radiofonico, allora capimmo che la strada sarebbe stata più lunga, la Emi stracciò quel tipo di contratto e ce ne fece uno di cinque anni.
Tokyo Eyes è una canzone molto importante per i Velvet perché ci ha dato la possibilità di procedere per il nostro percorso.