(intervista a cura di Davide Di Cosimo)

Tommaso Novi, in occasione dell’uscita del suo nuovo singolo “Molto Bello”, ci ha rilasciato un’intervista incentrata sulle metafore del suo album di prossima uscita “Terzino Fuorigioco”.

Tommaso Novi: “Un terzino in fuorigioco deve farsi qualche domanda”

Ciao Tommaso, cosa racchiude “Molto Bello”?
La canzone nasce dalla voglia di raccontare l’emozione di andare in moto. È un tentativo di condividere la sensazione della libertà di salire su una moto, è un qualcosa che va ad attingere a delle memorie lontane di quando l’uomo era cavaliere.
Ma anche scendere dalla moto, è un sentirsi belli, l’uscita del pezzo non era voluta nella condizioni in cui ci troviamo, tutto questo è stata una coincidenza dove siamo tutti chiusi in casa e proviamo a immaginare di salire su una moto.
Il pezzo in realtà è una scusa per parlare di tante altre cose. È una sfida ai fantasmi che ci inseguono di lasciarli dietro lo specchietto retrovisore.

Il video è molto particolare, di chi è stata l’idea?
Il video è un’idea originale di Claudia Cataldi di The Factory Production. Immaginavo tutt’altro, ma mi sono lasciato trasportare dalla sua proposta, dove è stata colta la volontà di liberarsi dai mostri rappresentati dai due piccioni.

La copertina del singolo è molto essenziale. A livello grafico c’è una linea che rappresenterà i prossimi singoli e il nuovo album?
Sì, la copertina del singolo è molto essenziale e anche per il disco ci sarà una linea grafica sulla falsariga di questa.
Mi ricorda la rappresentazione della velocità del futurismo con i suoi punti di fuga, l’idea è di Lorenzo Buzzigoli di Black Candy e potrebbe essere il filo rosso di tutti i brani.

Hai dichiarato che “Molto Bello” è la prima di una serie di lettere che compongono il tuo disco.
Si parte con un messaggio in bottiglia, finito di scrivere i brani del disco mi sono reso conto che mi assomigliano molto, come delle lettere in bottiglia che si lanciano da una nave che sta naufragando o da un’isola deserta. Ed è la sensazione che ho, quella che i vari destinatari ricevano presto questi messaggi.
Il programma è una navigazione a vista, si cerca il miglior vento che ogni giorni è disponibile, di certo mi piacerebbe immaginare l’uscita del disco quando si potrà poi suonarlo sul palco.
Sono ottimista, immagino un inizio di tour a fine anno e spero di non fare un tour in streaming.
Stiamo attenti a proteggere il palco e a non ritrovarsi a inventarsi nuove forme che potrebbero allontanarci troppo. La musica è sul palco con la gente sotto. Non riesco a vedere il tour di Terzino Fuorigioco.
Il disco è pronto ci sono dieci brani. La strategia è quella di far uscire un nuovo singolo in estate e un terzo in autunno.
Il disco è prodotto da Black Candy, c’è una bella squadra. È una macchina già calda per partire ma ci vuole una strada ben asfaltata.

Come sono andate le registrazioni?
Mi piace di vedere la registrazione non come una fase conclusiva dove si mette nero su bianco, ma è una zona di lavoro dove tutto è aperto. E sono ben felice di ritoccare cose che sembravano definitive ed è poi l’incontro con le altre persone e il confrontarsi che fa arrivare .
Inizialmente avevo un colore molto più elettronico. In studio ci siamo accorti che forse ci piaceva andare incontro a una dimensione più acustica: la tastiera è diventato un pianoforte a coda, alcuni effetti sono diventati un quartetto d’archi. Quello che mi piacerebbe avere e credo che si manterrà, è un disco a colori molto diversi dove ci saranno cose elettriche e cose acustiche.
Mi piace vederlo come un lavoro sulla canzone italiana a partire dagli anni settanta con il suono netto e ben definito della RCA di Battisti, Dalla, Rino Gaetano. In alcuni brani troveremo quel suono, in altri una ricerca più contemporanea.
È un disco eclettico che molto probabilmente abbraccia un trentenne.

 

Cosa rappresenta il titolo “Terzino Fuorigioco”?
È un ossimoro. Non importa avere grandi conoscenze di calcio per capire che c’è qualcosa che non va se un difensore si trova oltre la linea del fuorigioco. Probabilmente c’è da farsi qualche domanda, che abbia sbagliato qualcosa o che abbia fatto male i conti.
Quella posizione lì mi serve a raccontare un quadro di sensazioni che provo a raccontare a quarant’anni e spesso questo sentirsi in fuorigioco sul chiedersi di aver fatto bene i conti e sulla valutazione di se stessi o di ritrovarsi proprio nel mezzo del cammin di nostra vita in una vera selva oscura.
Poi si fa presto a arrivare a Dante che parte dalle domande che si fa un uomo nella sua vita.
Credo che l’umiltà sia fondamentale per chi fa questo lavoro, ma a volte ti porta a perdere dell’obiettività e spesso mi sento in fuorigioco, non in accezione negativa non è nel senso di fuori uso ma è più un fatto di collocazione.

Leggevo su YouTube: Dalla no, Novi.
È una cosa dove non c’è calcolo. Da una parte sorrido dall’altra mi faccio qualche domanda. La somiglianza con Dalla non è voluta, anzi spesso in fase di arrangiamento passo attraverso fase di pulizia dove cerco di lavarla e mi rendo conto di avercelo sul groppone. Ma cerco di lavarlo anche per far riconoscere una propria cifra artistica. È evidente che tanti mostri sacri albergano sulle nostre spalle ed è difficile toglierseli di dosso, ma è anche bello imparare a conviverci perché poi si deve partire da un maestro.
Io credo che Mozart non avrebbe avuto il successo che ha avuto se non avesse saccheggiato Bach o Haydn.
E credo che tanti artisti di oggi come Brunori se non avessero preso spunto da Vasco, De Gregori o Dalla stesso non avrebbero potuti scrivere le loro opere.
Il grande insegnamento che leggo da un commento del genere, che comunque mi fa morire dal ridere, è tipo “ok hai studiato ma c’è ancora da lavorare, da cercare la propria zona”.

Ultima ma non ultima: che rapporto hai con il vinile e il disco che ti ha cambiato la vita?
Ma che bella domanda! la premessa è che purtroppo non ho un giradischi anche se molti vinili che ascolto da amici. C’è un vinile che ho qui davanti dei Black Sabbath, Paranoid, è un vinile di mio padre. Io ho perso mio padre quando avevo dieci anni. Quando poi avevo diciassette anni ritrovai questo vinile e lo ascoltai e scoppiai in lacrime, fu un’epifania, mio padre lo ricordo come una persona severa e precisa, scoprire che aveva una passione per un gruppo del genere fu una grande scoperta e in qualche modo mi avvicinò tantissimo a mio padre.