Il duo Marr/Morrissey tra i solchi di questo disco raggiunge l’apice tra la chitarra di un maestro che farà scuola, e le parole di un genio incompreso che cuce sulla musica immagini intrise di realismo e malinconia.

il titolo del disco inizialmente doveva essere Margaret On The Guillotine, in riferimento all’allora premier britannico Margaret Tatcher, ma Morrissey decide di omaggiare lo scrittore Hubert Selby Jr. che esordì con un racconto chiamato proprio The Queen Is Dead.
La foto di copertina raffigurante Alain Delon è tratta dal film L’insoumis (Il ribelle di Algeri) del 1965, ed è in pieno stile Smiths, un omaggio al mondo del cinema.
Infatti Morrissey sceglie personalmente le immagini di cover. Altra particolarità è che in ogni disco ci sono incise due frasi sui due diversi lati, in questo caso: FEAR OF MANCHESTER / THEM WAS ROTTEN DAYS.

In realtà questo lavoro discografico è musicalmente molto simile ai precedenti, tuttavia tra la puntina e il disco scoppia un vortice di emozioni che tolgono il respiro.
La title-track mette subito in chiaro il concetto (Her very Lowness with her head in a sling/I’m truely sorry but it sounds like a wonderful thing/“I say, Charles, don’t you ever crave/To appear on the front of the Daily Mail/Dressed in your Mother’s bridal veil?”).
L’intro è la canzone Take Me Back To Dear Old Blighty, scritta da Arthur J. Mills, Fred Godfrey e Bennett Scott nel 1916. Era popolare durante la prima guerra mondiale e racconta di una storia di tre soldati immaginari sul fronte occidentale che soffrono di nostalgia di casa e hanno il desiderio di tornare a Blighty, un termine gergale per chiamare il Regno Unito. E’ stata ripresa anche dal film La Stanza A Forma Di L di Bryan Forbes del 1962.
I Know It’s Over, uno dei vertici del disco e di tutta la poetica dell’autore, è una poesia che ti rende analfabeta (It takes strength to be gentle and kind/It’s so easy to laugh/It’s so easy to hate/It takes guts to be gentle and kind/Love is Natural and Real/But not for you, my love).
Vicar In A Tutu è intrisa di ironia tagliente contro la Chiesa (It was worthwhile living a laughable life/To set my eyes on the blistering sight/Of a vicar in a tutu/He’s not strange/He just wants to live his life this way).
The Boy With The Thorn In His Side, il primo singolo dell’album, ha una melodia leggera sulla quale Morrissey si lascia andare senza banalità (Behind the Hatred there lies/A plundering desire for love).
Bigmouth Strikes Again,secondo singolo , uscito a maggio del 1986, oltre ad avere in copertina uno dei più grandi miti del cantante, James Dean, al quale Moz ha dedicato il libro James Dean Is Not Dead, ha un’altra particolarità: sia all’interno del singolo che dell’ LP si attribuiscono i cori di questa canzone a tale Ann Coates, in realtà si tratta di un gioco di parole, Ancoats è un distretto periferico di Manchester. La Hated Salford Ensemble, a cui vengono attribuiti violini e parti strumentali, è un’orchestra dietro alla quale si nasconde solo Marr e il suo sintetizzatore.
There Is A Light That Never Goes Out raggiunge la perfezione tra la melodia complessa di Marr e la struggente vicenda scritta e cantata da Morrissey. Si può ascoltare per sempre. Solo questa nona traccia vale l’intero disco. In un’intervista Johnny Marr disse: “La prima volta che la suonammo pensai che era la più bella canzone che avessi mai sentito”.

The Queen is Dead protesta contro la monarchia inglese e informa che il mondo di oggi non è più quello di una volta nonostante l’ostinazione a riflettersi in costumi fuori tempo.
È la nostalgia visionaria e inferocita di momenti che non torneranno.
La dinastia, il prestigio e la cerimonia sono parole mai state simpatiche alla band che fin dal nome stesso del gruppo, Smiths, il cognome più diffuso in Inghilterra.
The Queen Is Dead è un disco neorealista in cui si scontrano gli sgoccioli delle illusioni politiche, sociali e religiose.
È uno strumento per dar voce alla contestazione popolare di persone né ignoranti né invidiose, ma intelligenti e piene di dubbi, che possono sbagliare, innamorarsi o voler morire per il valore di sentimenti e idee o perché il mondo sta diventando troppo sordo.
Tutto il disco ha una profondità che può essere colta solo con diversi ascolti. Si parla di amori immaginari. Di walkman di Giovanna D’arco. Di mancati incidenti stradali. Di Oscar Wilde. Di solitudine fuori dai portoni. Del coma in cui sono finiti i sogni. Del legame tra amore e morte.
Immagini che arricchiscono il tutto e si attaccano alle musiche per diventare un’insieme unico.
Più grande della somma delle sue parti.

 

Davide Di Cosimo