A distanza di un anno e mezzo dalla pubblicazione dell’album “Prima Che Gli Assassini” esce il prossimo 24 aprile “Remixes EP”: sei rivisitazioni di altrettanti brani da parte di producer di fama internazionale, che hanno rivestito di un sound completamente nuovo canzoni dall’identità già forte e combattiva.

L’EP è stato realizzato con la collaborazione di Studio Noesis-NoesisLab, studio editoriale e factory creativa, che investe sulle sinergie tra le diverse forme d’arte e ricerca talenti.

Dopo “Un Esercito”, remixato da Coclea e uscito a febbraio, un altro singolo anticipa la pubblicazione dell’EP: esce il 3 aprile “Schianto”, e il remix è stato affidato al celebre dj e producer scozzese Howie Bche ha partecipato entusiasta al progetto e ha restituito a Sarah Stride “a monster”, come lui stesso l’ha definito: “I love the song. This is my take on it. I put all into it”.

Sarah Stride: “Un altro tipo di vita, rifiorire nuovamente”

Vorrei partire da una frase che mi hai detto un anno e mezzo fa quando ti ho chiesto quale fosse il messaggio di questo album: “Il mistico nuota nelle acque dove il tossico annega”. Useresti ancora questa espressione?

Sì, quando le canzoni sono ancora loro. È meno pertinente, ovviamente adesso il tessuto che deve emergere non è più quello della canzone in quanto struttura e composizione primaria, ma quello che mi interessa che venga fuori è l’intervento delle altre persone. L’origine da cui parte rimane assolutamente inviolata, ed è sempre la stessa cosa.

Il motivo che ti ha spinto a voler rivisitare questi brani?

Il mio manager aveva fatto fare un remix di “Esercito” a Coclea, molto bravo e giovane, e sentire come un brano così forte di scrittura e intenzione potesse essere rimaneggiato e prendere un altro tipo di strada, un altro tipo di vita, rifiorire nuovamente, mi aveva molto emozionata. Abbiamo pensato a quanto sarebbe stato bello percepire le diverse emotività di questi brani date dall’interpretazione di altre persone.

Un secondo punto è il capire tutto ciò che si mette dentro un album, e di questi tempi la velocità con cui si puliscono le cose purtroppo non va insieme al fatto che un progetto ha bisogno di un po’ più di tempo per venire fuori. Molto spesso, il bello ha vita molto breve ed è un peccato, perché non si riesce ad accedere al pubblico un po’ più vasto e gli sforzi per produrre altro, a livello soprattutto pratico, la fase produttiva e di realizzazione sono sempre molto complesse.

Non parlo della fase creativa, mai uno sforzo e mai un problema. Riuscire a far vivere ancora un po’ un lavoro che abbiamo amato tanto e nel quale io credo tantissimo tuttora, è giusto che venga ancora fuori, che questi concetti vengano fuori.

Mi scrisse su Facebook una persona di Noiesis: cercano degli artisti sul web e se trovano qualcuno a loro affine, per sensibilità e progetti, procedono con donazioni per produrre idee. Così, è nata questa collaborazione con il lavoro finanziato da loro. È stato provvidenziale.

Cosa avete in comune tu e chi ha lavorato al progetto? Quali sono state le sinergie che hanno portato a questo risultato?

Alcuni di loro non li conoscevo, ma siamo riusciti a contattarli tramite il mio manager Alessandro. C’è stata stima reciproca ed è stato meraviglioso: hanno accettato di fare un lavoro su un progetto che non prevedeva dei grossi rimborsi, non con un nome altisonante, ma per amore di quello che sono le canzoni. La stima è una sensibilità molto comune in termini di concetti veicolati attraverso questo tipo di brani. 

Quanto e in cosa sei cambiata in questo rivisitazione?

La voce è meno protagonista ed è più servizio, o meglio non abbiamo dato nessuna indicazione agli esecutori. Ad esempio, in “L’ uomo d’oro” la strofa è completamente tagliata, non si capiscono le parola, è stato fatto un lavoro per cui la voce diventa strumento a servizio della funzionalità del remix, non è un qualcosa in primo piano. Nel disco la voce deve veicolare i testi, è molto calante e presente, avevo fatto una scelta pop, nonostante il disco non lo sia. In questo caso, nella versione remix, le strofe sono tagliate, la voce è utilizzata più come strumento che come voce narrante.

Per l’album precedente ti auguravi di suonare molto, per questo?

Prima di questa situazione, le date c’erano, era molto interessante l’idea che avessimo avuto concerti con uno o più produttori che intervenivano nel live con un’improvvisazione con dj set finale: era strutturato più come evento che come concerto. Stavamo lavorando su queste date, ma ovviamente, questa cosa non sarà fattibile.

Mi auguro comunque che questi brani possano andare bene sulla rete. Faremo dei piccoli video come le mie piccole sezioni live acustiche in diretta. È una situazione un po’ sospesa, ma spero possano andare avanti gli ascolti.

Ogni cambiamento sociale e storico porta a delle ripercussioni artiste. Cosa ti auguri per la musica dopo questa esperienze che sicuramente ha fatto pressione sull’animo umano?

È una domanda complessa, non credo che la musica debba migliorarsi in termini sociali. Per me, il fatto di avere a che fare con l’arte tutti i giorni è la salvezza. Il sistema immunitario è più forte, sta bene, lavora con dei concetti belli. Ho la fortuna di poter stare nella creatività costantemente.

Quello che mi auguro è che la musica sia meno un intrattenimento e sempre di più un cibo sostanzioso dello spirito, sono le uniche cose che possono sostentare, assieme all’arte e la letteratura. In questi momenti di grossissima difficoltà, di insicurezza generale, c’è una grande comunità che si sta muovendo insieme e in modo molto solidale. È un veicolo che può molto unire, mi auguro che continui ad esserlo e che possa essere tramite di messaggi intelligenti e profondi, non soltanto di intrattenimento.

Che ruolo svolge effettivamente il videoclip nel tuo processo creativo?

Il videoclip è molto più legato alla video arte, si va sempre di più verso una forma narrativa che non sia descrittiva, ma che sia imaginifica, un qualcosa che apprezzo tantissimo, da appassionata dell’arte quale sono. Il problema del videoclip è la produzione: i registi hanno determinati costi da sostenere per ideare un buon progetto e servono le condizioni economiche per poterlo fare.

Un videoclip ha una durata di una settimana, poi è vecchio: è molto avvilente, hanno delle vite incredibilmente brevi, facendo perdere molto la possibilità di investirci e di dare lavoro agli altri. Che sia il cantante o il regista, il valore deve essere retribuito e valorizzato.

Hai uno stile molto particolare, che canzone suggeriresti a chi si sta avvicinando la tua musica?

“I barbari”, perché credo che ci sia molto del mio mondo all’interno di questa canzone, è abbastanza esaustiva rispetto alla modalità che ho di scrivere ed interpretare.

Ascolti la musica in vinile?

Purtroppo, no, non ho ancora il giradischi. Mio padre ha una collezione infinita di vinili e ricordo che vietava di toccare una raccolta di vinili jazz, guai chi si avvicinava! Comunque, prometto che faro questo investimento!

Irma Ciccarelli