I Poor Works rilasciano il nuovo singolo Purché Tu Ci Sia, presentato a Milano il 25 settembre alla Libreria Open di Via Monte Nero.
Il brano è contenuto nell’album pubblicato a marzo, All In, pubblicato dieci anni dopo l’esordio della band e anticipato dal singolo Spengono Le Luci.

Così la band descrive All In: «Con le nostre canzoni abbiamo voluto parlare di noi, ragazzi di questa generazione. Pieni di pressioni e stimoli, cerchiamo di alleggerire un po’ questo fardello non prendendoci mai troppo sul serio. Chissà che molte persone possano sentirsi rappresentate».

01 Il vostro album All In, è uscito a dieci anni di distanza dal vostro esordio. Cosa è cambiato?
Tutto! Sia il modo di accedere alla musica, sia il nostro approccio verso la musica e le altre persone. In generale però è cambiato il modo di ascoltare la musica.
Oggi arriviamo in un momento dove le influenze sono sempre maggiori, sei sempre sotto pressione con nuove proposte musicali, in ogni momento hai in sottofondo la musica e sei sempre influenzato.
La cosa è riuscire a metterci del tuo facendo una buona sintesi di quello che ascolti.

02 Dietro queste canzoni quali storie ci sono?
Un po’ tutto e un po’ niente. Abbiamo voluto raccontare allo stesso modo la serata che finisce alle sei di mattina e la giornata più noiosa. Ci sono tante storie di quotidianità. L’unica speranza che abbiamo è capire se chi ascolta possa sentirsi immedesimato nei nostri affari quotidiani.

03 Avete appena presentato il nuovo singolo Perché Tu Ci Sia, cosa rappresenta per voi questa canzone?
Questa è una canzone a cui teniamo molto. È stata la prima volta che abbiamo interpellato un esterno nella composizione, un poeta anche lui trentino, Maurizio Carpi, che ha dedicato questa lirica alla madre che soffriva di Alzheimer e purtroppo morta qualche tempo fa, ed è la sua speranza di avere dei momenti nei quali possa essere riconosciuto. Quindi anche l’armonia e la melodia dovevano andare a incontrarsi all’interno di questa poesia, abbiamo lavorato in una sorta commissione, o auto-commissione per poter rendere bene questa canzone e siamo molto soddisfatti.

04 Ragazzi siamo sul Terzo Lato Del Vinile, non posso non chiedervi il vinile che vi ha cambiato la vita.
Un attimo che ci confrontiamo, tipo football americano… ecco, ci siamo.
Christian, batterista: il disco che mi ha cambiato la vita è stato anche il primo che ho acquistato con i miei soldi, ed era American Idiot dei Green Day, che ho poi suonato all’infinito.
Daniel, chitarrista: guarda non ho un album in particolare, ma un gruppo: i Queen, se devo scegliere dico il primo Greatest Hits.
Patrick, tastierista: anche per me i Queen, se devo scegliere: il secondo Greatest Hits.
Nicola, voce: ne ho due uno è il vinile del concerto del 1977 di Herbert Von Karajan con i Berliner, l’altro invece è, sempre un vinile, di un coro di montagna, che mi ha fatto capire che la musica può essere fatta da sole voci umane. Se dovessi essere più canonico forse direi Revolver dei Beatles.

Intervista: Davide Di Cosimo