Pino Scotto ci ha rilasciato una lunga e intensa intervista, Irma Ciccarelli lo ha incontrato all’interno del mitico Rock’n’Roll di Milano, dove Pino trasmette su Rock’n’Roll Radio.
L’intervista spazia dal percorso iniziale ai Vanadium fino all’ultimo album Eye For An Eye, ma non potevano mancare gli spaccati storici e i racconti umani del passato e del presente.

Qual è stato il tuo album più importante?
Il primo album dei Vanadium, Metal Rock, in cui mi sono ritrovato coinvolto in prima persona perché avevamo realizzato un 45 giri e Radio Peter Flowers lo fece diventare Disco Flower, ovvero lo passava ogni due ore.
Visto il successo di quel singolo la nostra casa discografica ci disse di voler realizzare subito l’album, ma Stefano, il nostro chitarrista fu chiamato al militare, così ho messo su una band nuova per fare l’album. scrivevo i testi in studio mentre registravamo i brani. Mi sento quindi molto responsabile, coinvolto e fiero di quell’album.

C’è stato un disco che ti ha cambiato la visione?
Certamente. Io vengo da un paese in provincia di Napoli, Monte di Procida, da cui sono scappato a 17 anni per fare musica. Ma sono andato a Napoli, a settanta chilometri. Per i primi tre mesi ho dormito nelle macchine abbandonate, non avevo neanche i sogni per comprarmi un panino, questo per dirti la grande passione. Pensando a quegli anni mi rendo conto delle grandi fortune che ho avuto.
Noi al paese ascoltavamo Celentano col mangiadischi, noi andavamo spesso da un nostro amico che tagliava i capelli, aveva un giradischi e sentivamo i dischi da lui, un giorno arrivò il figlio di un armatore che era più grande di noi, e da uno di questi viaggi era tornato con un 45 giri di Elvis Presley, era Jailhouse Rock.
Ti giuro se penso a quando abbiamo messo il disco su quel piatto ancora oggi mi vengono i brividi.
Ho scoperto la musica quella vera, ho scoperto il rock and roll.

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