Esce il 27 marzo Dog Eat Dog, il nuovo album di Pino Scotto anticipato dal singolo Don’t Waste Your Time, e per l’occasione Pino Scotto ci ha rilasciato un’intervista per presentarcelo.
L’album, prodotto artisticamente da Pino Scotto, è mixato e masterizzato da Tommy Talamanca presso i Nadir Music Studios di Genova, mentre la produzione esecutiva è dello stesso Pino Scotto e Federico Gasperi. Alle chitarre e arrangiamenti Steve Volta, al basso Leone Villani Conti (Trick or Treat), alla batteria Federico Paulovich (Destrage) e alle tastiere Mauri Belluzzo (Graham Bonnett, ex Rainbow).

Questa la tracklist dell’album: “Don’t Waste Your Time”, “Not Too Late”, “Before It’s Time To Go”, “Right From Wrong”, “Dust To Dust”, “Dog Eat Dog”, “Rock This Town”, “One World One Life”, “Talking Trash”, “Same Old Story”, “Don’t Be Lookin’ Back”, “Ghost Of Death”.

Dog Eat Dog Pino Scotto

Ciao Pino, Dog Eat Dog cosa sintetizza per te?
La copertina con i due lupi che si azzannano che hanno un volto quasi umano rappresenta la guerra dei poveri. Ci hanno messo uno contro l’altro, mentre i potenti si fanno gli affari loro a discapito della povera gente. Il percorso creativo nasce da questa riflessione.
Ma in questo disco ci sono vari temi, Before Its Time To Go è una ballad di redenzione da tutti gli sbagli, ma vedo sempre il bicchiere mezzo pieno, canto “tante strade da percorrere e tante promesse da mantenere”.
One World One Life è dedicata a mio figlio Brian e in generale al miracolo della nascita e della vita. Ghost of Death parla di questa continua massacrante concezione di questa società dell’apparire, quando dovremmo renderci conto che si sono cose molto più importanti da fare.

Perché hai scelto come singolo Don’t Waste Your Time?
Il primo brano che ho scritto è stato proprio Don’t Waste Your Time che sembra scritto proprio per questo periodo, in realtà soffrivo da tempo di bronchite, così sono andato a farmi visitare e il medico mi ha consegnato una lastra dove si vedeva chiaramente una macchia sui polmoni. Solo dopo diverse ore si è reso conto di avermi consegnato un referto sbagliato, ma non vi dico la paura che ho provato prima! Quello che mi è successo mi ha fatto capire che il tempo che abbiamo a disposizione non è infinito, ed è per questo che non dobbiamo buttarlo via ma usarlo al meglio.
Ho fatto da poco settant’anni ma ne ho vissuti molti di più. Non ho mai perso tempo. questa canzone è un monito per le nuove generazioni per fargli tirare fuori le palle che ci stanno fottendo la vita!

Come undicesima traccia hai inserito una nuova versione di Don’t Be Lookin’ Back dei Vanadium, che emozione è stata risuonarla?
È stata veramente un’emozione. Eravamo in studio durante una pausa e Steve ha accennato l’arpeggio e ho chiesto alla band se la conoscevano e abbiamo iniziato a suonarla. Si differenzia dalla versione originaria perché allora i ritornelli erano doppi, mentre qui sono singoli. Porterò Don’t Be Lookin’ Back in tour, appena tutto questo finirà.

Abbiamo stilato la classifica dei tuoi migliori brani, sei d’accordo con quelli che abbiamo scelto?
Sì l’ho vista, sono d’accordo, ci sono ovviamente tantissimi altri brani a cui sono legato oltre a quelli che avete scelto voi, per esempio Rock’n’Roll Core è speciale perché l’abbiamo suonata con i Motorhead e quella è stata l’ultima volta che ho visto Lemmy.

Stiamo vivendo un momento molto difficile. Quale disco consiglieresti di ascoltare in questo periodo?
Ce ne sono tanti. Mi viene da dire Selling England by the Pound dei Genesis. Quel disco è magico, mi ricorda un periodo degli anni settanta in cui avevo molti problemi esistenziali e quell’album mi ha aiutato molto.

Quale brano di Dog Eat Dog consiglieresti a un ragazzo che si approccia ora alla tua musica?
Direi Talking Trash in cui parlo dei leoni da tastiera, sono dei sciacalli vigliacchi che si nutrono della sofferenza altrui. Mio nonno mi diceva che quelli che parlano male di te ce l’hanno con se stessi perché vogliono essere come te, e quando vedeva la gente che faceva male agli altri mi diceva “ma questa gente di merda non lo sa che deve morire?”. A volte ci dimentichiamo che siamo tutti di passaggio.
Ma Talking Trash non solo per il testo, ma anche per la musica, per la sua attitudine selvaggia che descrive il rock and roll alla Pino Scotto.

Intervista: Irma Ciccarelli/Davide Di Cosimo