(articolo a cura di Davide Di Cosimo)

In occasione del ventesimo anniversario di Tokyo Eyes, primo storico singolo dei Velvet. Abbiamo realizzato un’intervista celebrativa (che potete trovare QUI) con Pierluigi Ferrantini, voce del gruppo, il quale ha inoltre ripercorso in esclusiva per Il Terzo Lato Del Vinile, la storia della band canzone per canzone, realizzando anche una playlist che viaggia da Tokyo Eyes all’ultimo disco, Storie.

Pier:”il vestito poteva essere migliore e forse avrebbe aiutato”

Una Settimana Un Giorno

Eravamo nel Cilento ad Ascea Marina, un posto meraviglioso dove avevamo preso in affitto una casa di uno dei nostri produttori per registrare alcune session del nuovo disco. stavamo benissimo senza nessuno che ci disturbasse. Mi ricordo una grande unione tra di noi, lavoravamo con i nostri ritmi, ricordo delle session veramente straordinarie. Fra le varie idee, poco prima di partire, uno dei miei più cari amici, Daniele, nel nostro studio, ci disse di realizzare una cover di Una Settimana, Un Giorno e ci mise la pulce nell’orecchio.
Poi mentre eravamo in quella casa, avevamo di tanto in tanto dei concerti e in uno di questi concerti chiamammo Edoardo Bennato e gli facemmo ascoltare la nostra versione.
Fu lui a invitarci a Napoli dove registrò la sua voce. La nostra versione era bella, ma la sua voce è stato il valore aggiunto.
Considera che la casa di produzione sia questa canzone che Funzioni Primarie non voleva pubblicarle perché ritenevano Bennato troppo lontano dal nostro pubblico e perché Funzioni Primarie era troppo rock, oscura e lontana da Boy Band.
Tutto ciò era sicuramente vero, ma noi ci imputammo e iniziammo a litigare e quello segnò la fine del rapporto con la Emi.
Per il video di Funzioni Primarie mettemmo addirittura noi i soldi per la sua realizzazione, video che poi vinse il premio come miglior video dell’anno. Quando vincemmo il premio ci restituirono la metà dei soldi.
Una Settimana Un Giorno arrivò tra le prime posizioni della classifica dei singoli, non mi ricordo se seconda o terza.
Sono meriti che ci prendiamo totalmente noi, se fosse stato per i discografici non sarebbero state forse nemmeno inserite nel disco.

In Quest’angolo di Blu

Di questa canzone ne abbiamo discusso tanto con Poffi (Pierfrancesco Bazzoffi, bassista dei Velvet, ndr) perché è una delle sue preferite e anche una delle mie. Per lungo tempo è stata la canzone d’apertura dei nostri concerti. Come Nascosto Dietro Un Vetro, è una delle canzoni scritte per esorcizzare il mio lutto. Reputo In Quest’angolo di Blu una delle nostre migliori. All’epoca eravamo molto attenti a cercare una strada, ma credo che ancora non l’avessimo trovata dal punto di vista dei suoni e ci sono anche delle mie responsabilità ovviamente.
Noi sbagliammo a non accettare di farci guidare da qualcun altro e provare degli esperimenti diversi. Pensavamo di avere tutto sotto controllo. In realtà il vestito poteva essere migliore. E forse avrebbe aiutato.

Funzioni Primarie

Funzioni Primarie, come ti dicevo per Tokyo Eyes, e per gran parte della canzoni di successo dei Velvet, anche questa è nata, credimi, in dieci minuti a casa di Alessandro (Sgreccia, chitarrista dei Velvet ndr) dove eravamo io, lui e un computer. È come se fosse sceso qualcuno a guidarci, ogni traccia, ogni batteria, ogni linea di basso che mettevamo era perfetta. Venti minuti dopo avevamo la canzone. Poi sono andato a casa e quella notte e avevo i dischi vicino a me, l’occhio mi cadde su Bloodsport degli Sneaker Pimps. Sport sanguinosi. È stata l’ispirazione per scrivere il testo, ci misi un’ora. Non vedevo l’ora che finisse quella notte per richiamare Alessandro e rivederci.

Cose Comuni

È il simbolo delle sessioni estive nel Cilento di cui ti parlavo. La registrammo in piena notte ad Ascea, ed è una delle poche in cui tenemmo la versione originale. Era una bellissima session notturna in cui uno suonava gli strumenti dell’altro. Eravamo da soli, mi ricordo che ci lasciavano le chiavi dello studio. Quello che senti è proprio quel momento lì. È una bellissima canzone.
Filosoficamente il testo ci rappresentava. Eravamo andati nello spazio con il primo disco ma volevamo tornare sulla Terra, alle cose comuni. eravamo convinto che quella non era la verità e sentivamo puzza di bruciato.
Quel brano è bello perché rappresenta proprio noi quattro che suoniamo. Se ci penso ora, è molto simbolica.

Non è Colpa Tua

Uno dei primi brani che non ha una struttura propriamente pop. Nella nostra mente volevamo sganciarci dalle consuete strutture pop. Non è Colpa Tua è un’enorme loop dove a ogni giro si aggiungeva uno strumento. È un brano che dal vivo ci ha dato moltissime soddisfazioni, piaceva molto al pubblico, si arrivava a momenti di grande suono tutti insieme.

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