(Intervista a cura di Irma Ciccarelli)

In occasione dell’uscita del nuovo singolo “Dietro”, uno dei singoli dell’EP “Respiro” (prodotto da Hernan Brando), abbiamo intervistato Peligro, Andrea Mietta all’anagrafe, su questi nuovi progetti.

Non solo, uno degli argomenti trattati è il suo approccio alla composizione e di quanto questo sia cambiata rispetto ai lavori precedenti, avvicinandosi molto di più a quella che è la “forma canzone”.

“Respiro rappresenta la libertà, un termine di cui si è parlato a sproposito. Per me la libertà, quindi Respiro, significa prendere una boccata di noi stessi e ho cercato di raggiungere questo obiettivo con la musica: sono andato in mondi musicali in cui non ero mai stato e questo proprio lavoro di ricerca, di scoperta, è stata la mia libertà.”

Inoltre, vi invitiamo a far un salto sul nostro canale Youtube per la video intervista e per lo special che Peligro ha pensato per i lettori de Il Terzo Lato del Vinile!

Peligro, Respiro: “Tante anime che vivono insieme”

“Respiro” è il titolo del tuo nuovo Ep: cosa rappresenta per te questo progetto ed è il risultato di quali esperienze?  

“Respiro” rappresenta la libertà, un termine di cui si è parlato a sproposito.

Per me la libertà, quindi Respiro, significa prendere una boccata di noi stessi e ho cercato di raggiungere questo obiettivo con la musica: sono andato in mondi musicali in cui non ero mai stato e questo proprio lavoro di ricerca, di scoperta, è stata la mia libertà.

In questo nuovo Ep: cosa troviamo di nuovo rispetto ai tuoi lavori precedenti e cosa invece, continua ad esserci?

In “Respiro” è cambiato l’approccio alla scrittura, che si avvicina alla forma canzone, mentre fino a “Mietta sono io” scrivevo molto più di getto e in maniera molto istintiva. Questo cambiamento è stato dato dal mio ampliamento del ventaglio musicale, quando prima mi portavo dieto l’istinto del rapper (scrivi la strofa di getto e la registri).

Adesso c’è un “ragionamento” dietro alla forma canzone. Ciò che resta uguale è il perfezionismo che mi accompagna da sempre e la grandissima passione, il motore che mi spinge a scrivere.

Quindi, sei passato da essere un compositore che crea solo nel momento dell’ispirazione, in modo rapido ad uno che preferisce raccogliere prima il “materiale” per poi lavorarci?

In un certo senso, sì. L’ispirazione c’è sempre perché è il bottone che si accende: parto da qualcosa di viscerale, istintivo, però mi interessa ragionare su questo aspetto e su quello che crea, produce, fa emergere, cercando un equilibrio tra forma e contenuto.

E, invece, da un punto di vista strettamente musicale?

“Respiro” è volutamente un progetto molto eterogeneo: ci sono tante anime che vivono insieme, dall’Elettronica alla Pop dance, dalla Rumba alla Trap, che rappresentano i famosi terreni, mondo in cui non ero mai stato.

Ci sono tante cose che convivono, ma pur essendo un lavoro così variegato di influenze, abbiamo cercato di dare una coerenza ben definita. Forse, il brano in cui mi sono sentito più a mio “agio” è stato “Quanto ti costa”, perché ha un sound che riprende di più gli anni 90. A parte questo brano, sono state tutte esperienze musicali nuove.

Questo non vuol dire che ci siamo fatti influenzare, ma ispirare.

“Respiro” è stato anticipato dai singoli “Gemelli” e “Quanto Ti Costa” e l’ultimo “Dietro”: perché hai scelto questi brani per presentarlo? Sono legati da qualcosa? 

In “Respiro” non esiste un filo conduttore né per i testi né per il sound. Ho scelto questi brani perché rappresentano ognuno di loro un aspetto, una caratteristica.

“Gemelli” è un singolo in cui gioco, sia con le tematiche che con la musica, mi diverto, è un pezzo che “non si prende troppo sul serio”, la musica è anche questo: divertirsi, rilassarsi, star bene.

“Quanto ti costa” è, invece, una riflessione su quando la felicità è così vicina a noi, ma, al contempo, è difficile fare quel proprio passo che ci manca per raggiungerla.

“Dietro” è un brano che riflette sui rimpianti e di come e quanto questi possano danneggiare il nostro presente e di conseguenza il futuro. Sono i tre brani più positivi di questo Ep e non sono delle sonorità che ho trattato spesso. Guardando al mio percorso, ho affrontato il discorso musicale in maniera “seria” (il che non è un male); questi brani rappresentano quell’aspetto che mancava.

Quindi, è cambiato il tuo modo di approcciarti alla musica e alla sua espressione?

Cerco sempre di fare qualcosa di nuovo e di aggiungere via via sempre più elementi nei progetti, ed è un processo che probabilmente non finirà mai. Ma ho accettato il fatto che pur parlando di argomenti con un certo spessore, possa farlo in un modo diverso rispetto a quello serioso, introspettivo. Mi piace mescolare le carte.

“Dietro”, un focus su queste frasi: “Qui tocca fare presto, tocca trovare il nesso, Tocca sperare che a sperare ci cambi il contesto, Che a stare male su un particolare poi ti perdi il resto, Sperare che il finale sia diverso”

Fa tutto parte della riflessione su cui ruota la canzone: partendo dall’impulso, cercando tramite delle fotografie di spiegarlo, sviscerarlo e quindi di comprenderlo.

Ma, tocca “Qui tocca fare presto” e non perdere tempo a soffermarsi. “Tocca sperare che a sperare ci cambi il contesto”: tocca sperare che sperando possa cambiar la situazione.

Quindi, a stare male sui rimpianti, su una cosa piccola si perde la visione dell’insieme: questo è il senso che volevo comunicare.

Ascolti musica in vinile?

Ho molti vinili, ma per collezione, dal momento che devo ancora aggiustare il mio giradischi [ride]. Tra l’altro, quelli che ho sono bellissimi, come il primo vinile di mio padre che è “The dark side of the Moon”.

Hai un ricordo particolare legato a questo?

Assolutamente sì! Mi ricordo che quando stavo lavorando al disco “Musica dannata” abbiamo campionato dal vinile ed è stata un’esperienza bellissima.

Quando ascolti il vinile, ci si sofferma spesso sul calore del suono, ma in quel momento sentire il rumore della puntina (che la cosa più analogica che esista) e vedere la sua forma d’onda sul computer e utilizzarla per creare qualcosa di mio è stato emozionante, mi ha scaldato il cuore.

Quale vinile consiglieresti a chi non li ha mai ascoltati?

Per chi non ha mai ascoltato musica in vinile, il consiglio è quello di iniziare da quello di un album che si conosce, così che si possano sentire e apprezzare le differenze, al di là del genere e del periodo di pubblicazione.

Il vinile è qualcosa che richiede tempo e attenzione, a differenza della musica in digitale. Consiglio di vedere anche il processo in cui viene realizzato un vinile, è molto interessante e divertente.