Uscirà il prossimo 6 marzo su tutte le piattaforme digitali “Dell’odio dell’innocenza”  il nuovo album di Paolo Benvegnù, anticipato dal singolo Pietre.

Il nuovo disco includerà dieci inediti “chitarra e voce” e un undicesimo brano esclusivamente strumentale, ecco la track-list: La Nostra vita innocente, Pietre, Infinito1, Nelle Stelle, Infinito3, La Soluzione, Altra ipotesi sul Vuoto, Animali di Superficie, Infinito2, Non Torniamo Più, InfinitoAlessandroFiori.

Paolo Benvegnù Dell’odio e dell’innocenza: l’intervista

Perché questo album? Qual è stato il motivo che ti ha spinto verso “Dell’odio e dell’innocenza” e cosa vuole sintetizzare questo titolo?

Sicuramente, volevo cogliere l’occasione di essere finalmente riuscito a non controllare niente e nella casualità sono stato così fortunato da incontrare delle persone con cui suonare questi pezzi. I brani partono da delle intuizioni per me importanti: la prima considerazione è una missione di indecenza, di ingenuità nonostante la malizia che nel tempo mi ha contraddistinto e questa si impara la malizia come anche la colpevolezza, l’omicidio, il crimine, la malvivenza si imparano più facilmente.

Non solo, ho imparato l’innocenza (e non mi sembra poco), un’innocenza anche migliore perché consapevole della mia mostruosità come della mostruosità di tutti gli esseri umani, perciò un’innocenza pulita.

La seconda considerazione è la mia impossibilità di odiare le cose, da sempre, mentre ho finalmente riconosciuto in me una cosa nuova: l’odio, finalmente perché non si può dire davvero di amare se non si odia, se non si impara ad odiare e quello che è successo è questo.

Almeno questa è la versione ufficiale: ho imparato contemporaneamente ad odiare e ad essere puro come un giglio, ad odiare in maniera pura e perciò ad amare in maniera incommensurabile. Poi c’è un’altra versione per cui arrivo una mattina nella sala prove dove vado normalmente a lavorare, nella cassetta delle lettere trovo una busta con su scritto “Per Paolo Benvegnù”, dentro c’è un cd con scritto Dell’odio e Dell’innocenza, dentro ci sono 11/12 canzoni chitarra e voce, io sento queste canzoni e decido insieme ai miei compagni di farne un disco.

Perciò in queste due versioni c’è n’è una in cui sono meno responsabilizzato, tu in quale direzione vuoi farmi andare? (ride)

In quella più responsabilizzato! La frase del brano La Soluzione che dice “La vita è oscena è un’astrazione “…

L’oscenità della vita! Non ti è mai capitato di essere felice in maniera oscena come un fiore al massimo della sua maturazione, pronto per essere o impollinato o per dare il proprio polline? Perdonami l’immagine: completamente aperto alla vita quindi non protetto, ecco, l’oscenità della vita è questo.

L’oscenità della vita è una gestante che partorisce un bambino ed è bellissimo perché è la vita, ma è osceno quello che c’è perché la vita nasce dalle bassezze anche, non è fantastico? A questa vita io tenderei in un momento storico in cui non si può vedere la morte, non si vogliono vedere i cadaveri, non si vogliono vedere i martiri, non si vogliono vedere i pazzi, non si vogliono vedere le cose che fanno pensare.

Perché è un’astrazione? Perché in realtà la vita è davvero un’astrazione, se ci pensi, ed è da desiderare, verbo che deriva da “siderare” – “de_siderale”: astri, astrazione da desiderare. Se desideri veramente l’oscenità della vita, allora davvero puoi morderla e puoi veramente viverla, viceversa sopravvivi, non sai neanche se vivi, non vivi, sei morto, questa è la spiegazione in breve di quella frase.

Hai detto che oggi non si vuole vedere la morte e cose del genere. Credi che questi siano dei muri o comunque degli impedimenti per la produzione artistica di oggi?

No, no, gli unici impedimenti sono la mancanza di immaginazione e la mancanza di coraggio, la mancanza di astrazione e di vitalità, la mancanza di stupore, di un miracolo, la mancanza di senso del pudore e di vergogna, la mancanza della sete e della fame. È quando siamo in un periodo storico in cui non ci manca niente che in realtà ci mancano proprio le cose primarie: quelle che ci rendono vivi, ci hanno fatto crescere e diventare l’apparato vivente più mostruoso. Da un lato, però, dominante nell’universo.

Ci stiamo ricreando una letteratura tectologica, fantasmatica, irreale che comprende altre realtà perché non ci basta questa, che già non capiamo, non ti sembra assurdo? A me sembra completamente assurdo e perciò sono indignato, non è un odio rispetto a una terza persona, a una seconda persona o ad una prima persona (io sono specialista nell’odio verso la mia prima persona): la mia, è una levata di scudi contro l’impossibilità ad essere diversi rispetto ai figuranti antropomorfi che siamo diventati, dei servi assistiti inutili.

È una levata di scudi donchisciottesca, stupida, con un fucile a tappo contro un carro armato, bene, voglio morire così però! Almeno provandoci!

Cosa ti sei portato in questi anni della tua produzione artistica precedente e in cosa, invece, ti sei rinnovato in questo album?

Il vero rinnovamento è stato dal punto di vista umano: sto cercando disperatamente di essere felice, di fare le cose con delle persone felici, con le difficoltà che tutti hanno. Essere felice e riuscire a visualizzare l’immaginario mondo della felicità nel mondo reale, dove a volte la felicità viene compromessa dal sistema.

Vuoi essere felice, ma se devi pagare 722 euro di rata del mutuo sei felice relativamente, per intenderci! La felicità degli altri è un’assonanza: dall’essere umano alla pietra c’è un lato conosciuto e uno assolutamente misterioso nelle sue pieghe più difficili da affrontare. Non ho soluzioni musicali, a parte che non ho soluzioni su nulla.

È incredibile come ti rendi conto, man mano che vai avanti nel tempo, di quanto il tuo stato vitale abbia veramente tanto a che fare con quello che ti succede intorno. Perché chiedersi tecnicamente di come funzioni il miracolo assoluto del respiro nella nostra vita quotidiana? Perché non esserne grati?

Se si parte da questo assioma tutto diventa felicità, ogni connessione diventa bellissima ed essere musicista non è nient’altro che la punta dell’iceberg dell’essere umano, dell’essere persona: non sei una maschera. “Persona” vuol dire maschera, ma essere umano è diverso e c’è una differenza sostanziale, sostanziosa.

“Persona” tra l’altro è una parola bellissima: la trasformazione da persona a essere umano è quello che mi ha contraddistinto anche in questi ultimi passaggi.

Perché hai scelto Pietre per anticipare questo album?

 Per una grandissima volontà di silenzio! Per due motivi: uno è un elogio dell’insondabilità, conosco gli umani perciò ne conosco la voracità, e il secondo è la volontà di controllo e la densità nel plasmare mondi. Preferisco l’insondabilità di una pietra: le usiamo per costruire, ma non sappiamo se hanno un’anima e l’idea è “ma vuoi vedere che le pietre stanno zitte e si lasciano plasmare perché tanto prima o poi noi finiremo di rompere i coglioni a questo universo”?

Ecco, l’insondabilità e il silenzio mi hanno guidato a scrivere questo pezzo, la volontà di silenzio, perché mai come in questo momento storico si urla per niente, ed è un melodramma, è tutto altamente melodrammatico, è tutto altamente letteratura del sé. Le cose veramente difficili da affrontare ci sono, ma sono poche rispetto a quello che noi drammatizziamo in ogni istante.

È come se vivessimo in un psicodramma collettivo assoluto e io preferisco il silenzio, solo quello.

essere musicista non è nient'altro che la punta dell'iceberg dell'essere umano

Paolo Benvegnù

Perché hai scelto questa immagine come copertina dell’album?

Questo album è molto “basico” non ci sono troppe infrastrutture: le canzoni sono semplicemente tali e non hanno l’ambizione di fare altro.

Allora, l’idea era quella di mettermi in piena responsabilità con il viso, ovviamente per un po’ di tempo ho desistito perché ritengo che sia più importante essere assenti. Poi è successi che un giorno ho chiesto alla mia compagna, che è una fotografa, di farmi una fotografia per come lei mi vede ed ecco questa foto.

Ho trovato che sia una rappresentazione di ciò che lei vede in me e mi è sembrata giusta.

I testi di questo album sono di denuncia e si intuisce molto nel linguaggio e nel modo in cui ti distacchi dicendo “voi umani”.

Sì, sicuramente e c’è dell’urgenza in tutto questo, ma ti assicuro che la sento una cosa generalizzata, non mia. Se fossi meno empatico potrei dirti che non avrei problemi, mentre sono altamente preoccupato e non soltanto perché ho una bimba di 3 anni, non è solo per il suo futuro, non è per il mio futuro perché io sono già morto, sono già un simulacro di mondi passati, sono già un ponte e tra l’altro neanche un ponte interessante.

Io vedo che c’è una deriva stranissima, di devastazione dell’identità e perciò mi è venuto naturale scrivere questo disco perché se ci pensi dalla seconda metà del 700 fino alla fine del 900 è stata tutta una ricerca dell’identità (come la negazione del padre e della madre) e quello che è successo è stato importante perché si è trattato di costruire la propria identità.

Attraverso la psicanalisi, gli esseri umani sono arrivati a trovare un 50% di funzionamento del proprio meccanismo mentale, del proprio pensiero, mentre negli ultimi 20 anni non c’è stato nulla, anzi vengono visti con sospetto tutti coloro i quali parlano di contenuto e non dei contenitori.

È una cosa aberrante. Quando ero piccolo, ho conosciuto delle persone che hanno vissuto un altro momento storico simile (quello che ha portato al baratro della Seconda guerra mondiale) e quando i signori anziani mi parlavano di questa mancanza di obiettivi e di questa totale volontà di annullamento dell’identità ero ghiacciato. Anche se avevo 7 anni, io ero ghiacciato e non voglio che succeda agli altri.

Ci lotto contro questa cosa, penso di fare il percorso di resistenza insieme alle persone che lavorano insieme a me, insieme a tutte le persone che quando vado in giro a suonare incontro, siamo resistenti, penso che anche tu lo sia. Non voglio convincerti ma so che lo sai.

Parliamo di vinili. Quale è stato l’ultimo che hai ascoltato?

Black Candy, un disco degli Appaloosa. Bellissimo. È un gruppo che divoro. Anche se, in realtà, non sono un grande ascoltatore di musica, ma sono più attento alle parole.

Non può rappresentare una limitazione alla creatività il fatto di non ascoltare molta musica?

Sì, lo è perché non hai esempi e motivi e partire dal silenzio è difficilissimo.

Perché c’è una ricerca interna più consistente?

Esatto. Inoltre, se tu ascolti tanta musica bella, per esempio, è una grande fonte di arricchimento, però io preferisco andare “lì”, perché il meccanismo del plagio è sempre vicino. Allora, quello che cerco di fare quando faccio dei plagi è essere netto, come con il brano Ashes to Ashes cambiando il testo, perché per me era il superamento di quello scritto.

Ovviamente, è una follia pensare anche soltanto minimamente di essere vicini a David Bowie ma quando l’ho fatto sono stato netto.

Irma Ciccarelli