Neno, Stefano Farinetti all’anagrafe, ci racconta del brano Meglio Star da soli, disponibile su tutte le piattaforme digitali a partire dal 12 marzo.

Non è un volto né una voce nuova, infatti lo avreste visto e sentito guardando il programma Amici, in onda su Canale 5 e condotto da Maria De Filippi, di quest’anno.

Ma Amici non è l’unica esperienza per Stefano, infatti nell’ottobre del 2016, partecipa allo stage per cantanti presso il CET di Mogol e con il brano Inadeguato si aggiudica il premio per la miglior performance e il premio come vincitore del Bma, Bologna Musica d’Autore.

Il resto, ce lo racconta lui stesso nella nostra intervista!

La nostra intervista a Neno: Meglio star da soli

Stefano Farinetti, in arte Neno. Perché questa scelta, che cosa indica?

È un soprannome che ho fin da bambino. Quando c’è stato il momento di decidere se utilizzare o meno un nome d’arte, ho scelto questo. È una parte di me, che tutti conoscono e ho deciso di portarla nel mondo artistico.

Neno significa, rappresenta ciò che cerco di esprimere con la mia musica, quello che vivo ogni giorno e che spesso faccio fatica a dire. Una parte di me e un po’ più intima.

Vorrei chiederti la storia del tuo nuovo brano: Meglio star da soli. Com’è nata e qual è il suo messaggio?

L’ho scritta quest’estate, un po’ per caso: uscendo di casa mi è venuta l’ispirazione per scrivere. Parla dell’idea che le relazioni si possono vivere in maniera più “easy” e in quel periodo avevo bisogno di un po’ di tranquillità. Ho scritto questo pezzo cercando di immaginare un tradimento, questa era l’idea iniziale.

La concezione che c’è dietro deriva dal fatto che, spesso, tendiamo a focalizzarci sulle cose “pesanti” delle cose belle. A volte, nelle relazioni viviamo tutto un po’ troppo intensamente, mentre nella realtà basterebbe essere solo un po’ più leggeri.

Oltre a Meglio star soli c’è un altro brano, Inadeguato.

Inadeguato nasce in un momento in cui ho deciso di dire delle cose che non mi ero mai detto, il perché vivo delle situazioni, per esempio come quando sono in mezzo a tanta gente e mi sento un po’ a disagio.

Mi sono domandato il perché e ho scritto questa canzone. Oltretutto, Inadeguato è stato il primo pezzo che ho scritto e che mi piaceva, ho pensato: “Me ne frego di quello che la gente può pensare”.

Effettivamente, ho avuto dei riscontri positivi perché molti si riconoscono in questo brano, spesso mi dicono “anch’io mi sento così”. È assurdo, non so come spiegare. Questo pezzo l’ho scritto per provare a esprimere come mi sentivo, anche se realmente non lo capivo, tirando fuori delle parole ed è pazzesco come poi molta gente si riconosca. Sono molto contento di questa cosa.

Progetti futuri: ci sarà un nuovo album? Cosa si prospetta?

Adesso sono concentrato su dei singoli anche se in questo periodo di quarantena è difficile: solitamente lavoro a stretto contatto con il mio produttore, vado in studio tutti i giorni. Invece, adesso, sto lavorando da casa e sto andando un po’ a rilento e i pezzi vanno studiati ed è ancora una fase di sperimentazione: stiamo cercando la nostra via, lui ha delle idee, io ho le mie, cerchiamo di farle combaciare ed essere lontani è difficile.

Per adesso, l’idea è di far uscire dei singoli, magari fare un Ep e poi un album. L’album, però, vorrei farlo nel momento in cui sarò convinto di poterlo fare in modo coerente dall’inizio alla fine.

Verso cosa ti stai orientando per quanto riguarda il sound?

Il sound che vorrei portare avanti è quello di Meglio star da soli, cioè un mix beat elettronico, ma comunque strumentale. Questa è l’idea da portare avanti, anche se ci sono più sfaccettature. Bisogna solo stare attenti e non replicarsi. Quindi, adesso stiamo cercando nuove reference, andare fuori dalle sonorità dell’Indie italiano perché stanno diventando “vecchie”. Stiamo sperimentando anche sui testi.

Cosa intendi?

Capire le immagini: i testi li scrivo abbastanza spontaneamente e da una parte è bello, ma comunque tendo molto a replicare. Sto provando ad ampliare il più possibile, cercando nuove metriche, nuove top line.

neno meglio star da soli

Neno Meglio Star da Soli

Rimanendo nel tema della comunicazione, che tocchi sia nel singolo Meglio stare da soli che in Inadeguato, quali sono oggi gli ostacoli che rendono complicata una giusta comunicazione tra di noi?

Ci sono molti aspetti, per esempio da torinese posso dire che ci sono delle difficoltà a parlare delle proprie cose, dei propri sentimenti, o almeno per me è così e non credo di essere il solo.

È difficile parlare di noi stessi, ma non so se questo sia un qualcosa di mio, una cosa torinese o un qualcosa appartenente alla mia generazione, questo non lo capisco. Effettivamente, me ne sono accorto anche stando ad Amici: ho difficoltà a parlare di me stesso e delle cose che provo.

Provare una sensazione non è sbagliato, ma tendiamo a colpevolizzarci perché non accettiamo quello che si prova: è un qualcosa che accade molto spesso.

In questo momento storico si tende a comunicare troppo spesso sui social e, quindi, poi avviene l’esatto contrario: quando le cose sono troppo alimentate si bloccano, c’è talmente tanta comunicazione che non si sa più cosa dirsi.

Parliamo sempre di tutto, ma mai di niente, mai di noi stessi, ma molto più degli altri.

L’esperienza ad un talent come quello di Amici: cosa hai lasciato in quella scuola e cosa invece hai portato con te?

Credo di essermi portato tutto dietro perché è stata un’esperienza molto bella, ho conosciuto tante belle persone. È stato un percorso difficile, ma l’ho vissuto al massimo, imparando tanto, come affrontare la vita e le proprie emozioni. Ho scoperto che scappare dalle cose non ha senso ed io tendo a farlo molto spesso. Quando ero lì bisognava necessariamente affrontare ciò che succedeva.

Artisticamente, ho imparato tantissime cose: dalla tecnica canora alla presenza scenica, al non aver paura di darsi. In verità, l’esperienza sul palco la devi fare in 5 o 6 anni perché non si impara in 3 mesi, però è stato sicuramente un buon inizio.

Hai già delle belle esperienze, ad esempio della Bologna musica d’autore al CET di Mogol. Hai già un tuo bagaglio che ti stai portando dietro, non solo Amici.

Sì certo, il problema dei concorsi è il non avere l’esperienza del contatto con il pubblico. Ad Amici è stata la prima esperienza di questo tipo, non ho mai suonato tanto nei locali, molto per strada, ma non hai un confronto reale con il pubblico in quel contesto. È stata una bella esperienza, adesso spero di migliorare e di iniziare a far serate.

L’esperienza ad Amici ti porta a confrontarsi con professionisti del settore che esprimono critiche costruttive e non. Qual è stata la critica che ti stai portando dentro, quella che ti ha toccato di più?

Mi hanno fatto piacere le critiche negative, quelle per cui mi sono infuriato molto, ma che effettivamente mi ha dato tanto, anche se a volte non le ho trovate giuste. Ci sono state tante critiche poi divenute punti di partenza per lavorare, ad esempio, quando si cantano le cover: si devono vivere ed è qualcosa che effettivamente facevo, ma non su tutte .

Oppure, quando si è sul palco non bisogna avere paura perché si percepisce, quindi essere sicuro di quello che fai, si può sbagliare, 10 volte o 20 volte, ma può diventare un punto di forza. Anche l’intonazione: la mia è una voce graffiata per cui è più difficile mantenere l’intonazione rispetto a una voce limpida ed è qualcosa su cui lavorare.

Quali sono attualmente i tuoi punti di forza?

Non saprei, cerco sempre di migliorare in continuazione. So di avere un bel timbro e quello mi basta, cerco di sfruttarlo. Sicuramente, devo migliorare le top line, le melodie, le metriche. A 20 anni di artisti completi c’è solo Ultimo ed è un fenomeno.

Hai studiato canto dall’età di 5 anni, quindi hai sempre dato importanza allo studio. Può essere una differenza, un punto di forza?

Mi sono accorto ad Amici che dovrei studiare più tecnica vocale, ma è anche necessario trovare l’insegnante giusto. Ho sempre studiato canto, anche se non sono la persona più precisa del mondo, cerco di fare il mio. Nella musica non si smette mai di imparare. Dovrei imparare a suonare uno strumento, magari la chitarra.

L’approccio all’ascolto della musica: come si è evoluto in questi anni man mano che acquistavi la consapevolezza di voler fare questo nella vita?

Ho sempre ascoltato la musica e ad a un certo punto mi sono focalizzato sui testi, sul canto e sulla voce. Mi sono appassionato al mondo rap, al cantautorato italiano e mi dispiace aver lasciato un po’ indietro l’aspetto musicale, un po’ inconsapevolmente. Infatti, adesso mi trovo un po’ più scarso dal punto di vista musicale rispetto alla voce.

È come iniziare a scrivere, non si fa con la consapevolezza, ma viene naturale, però è quello che poi ti dà lo step in più rispetto alle altre persone “normali”. Per esempio, Nyv, non è possibile dire “voglio imparare a suonare 10 strumenti come lei” perché è sempre stata così: prende uno strumento e lo suona naturalmente. Quando sei giovane fai le cose inconsapevolmente e ti portano ad essere chi sarai in futuro. Chi sono adesso io.

Secondo te, chi sono gli artisti di oggi che possono essere un punto di riferimento per gli emergenti?

Uno come Ultimo è una roba incredibile: canzoni bellissime, amato da tutti ed è sicuramente un punto di riferimento per ciò che fa (nel suo genere) e che ha fatto. Tiziano Ferro, per esempio, è un grande innovatore.

L’indie italiano è molto innovativo per testi e immagini, si discosta molto dall’immaginario pop italiano. Amo tantissimo Gazzelle e Tha Supreme che porta più musica americana e in Italia è innovativo. Oppure, Mahmood per la scrittura, con “Rapide”, ad esempio, ti lascia un po’ sballottato perchè siamo molto legati al cantautorato italiano e al pop.

Ascolti la musica in vinile?

Avevo un giradischi trovato a un mercatino dell’usato, però poi si è rotto e dovrei ricomprarmelo. Nel frattempo, ho acquistato Nero a metà per ascoltarmelo quando lo avrò.

Irma Ciccarelli