(Intervista a cura di Irma Ciccarelli)

Nahaze. Un nome che non vi suona nuovo dal momento che lo avrete sentito spesso per il singolo “Carrilon” in collaborazione con Achille Lauro e Boss Doms, ma attenzione, perchè anche l’ultimo singolo “Wasted” non è da meno.

La giovane artista, brano dopo brano, sta svelando le sue caratteristiche artistiche, maturate non solo dalle ultime esperienze, ma anche dai pomeriggi trascorsi a cantare e ad ascoltare musica, salvifica per lei.

“La musica italiana, in particolare quella napoletana, mi ha influenzata per i testi, mentre quella inglese per la melodia…tra i miei riferimenti ci sono Pino Daniele ed Eminem. Pino Daniele è un grande: ha dato un sound internazionale alla musica italiana. Eminem, più di tutti, mi ha insegnato a scrivere per sfogarmi ed esprimere i mei sentimenti. C’è anche Rihanna: in lei ho sempre visto una figura femminile forte.”

Questo mix di ascolti e influenze l’hanno portata ad avere un’obiettivo ben preciso, maturando quello che lei definisce un suo punto di forza, cioè quello di cantare per dare un messaggio che possa essere “internazionale” (accessibile a tutti), curando nel dettaglio ogni singola parola.

“Scrivo con l’idea di poter mandare un messaggio agli altri. Per la me la musica, che ho vissuto e vivo come un momento intimo e personale, è stata salvifica e vorrei che lo fosse anche per chi ascolta le mie parole, la mia voce. Il mio obiettivo è l’internazionalità del mio messaggio, accessibile a tutti… Faccio molta attenzione alle parole”

Non solo, Nahaze ci racconta dei suoi ascolti in vinile e consiglia, a chi non ne ha mai ascoltato uno, di iniziare da uno dei Pink Floyd.

“C’è stato un periodo della mia vita in cui ero in fissa con i vinili: ricordo di averne comprato un di Jeff Buckley e di averlo ascoltato tantissimo con mio padre. A chi non ha mai ascoltato un vinile, consiglierei di cominciare da uni dei Pink Floyd (ho un amore spropositato per loro) perché le canzoni sono connesse da un legame, un filo, che crea quel tipo di atmosfera: il vinile scorre, la musica continua ad andare, non si sente lo stacco netto tra le canzone ed è tutto più bello”