(Intervista a cura di Davide Di Cosimo)

Michele Pecora ci presenta il nuovo singolo “E La Vita Torna”, il brano anticipa un nuovo album di prossima uscita e proviene dagli ultimi percorsi artistici dell’artista campano.

Michele Pecora: “credo nell’imperfezione come carattere al talento”

Ciao Michele hai dichiarato che hai scritto questo brano, durante un viaggio in un momento in cui non eri particolarmente felice. Ti va di descriverci quel momento?
Sì non ero felicissimo, ero in Autogrill non stavo emotivamente benissimo, ero vicino alla cassa e sai ci sono dei libri lì, allora ho aperto una pagina a caso di un libro e c’era scritto tipo “le cose importanti iniziano sempre quando meno te lo aspetti”, ed è una cosa che ho sempre riscontrato nella mia vita. La vita ti toglie molto spesso, ma poi ti offre delle occasioni che poi dovremmo cogliere, ma anche se non la cogli poi ti viene riportata.

Si attacca molto bene a questo periodo, è un caso o è stata una scelta ponderata?
Sì, è una sorta di rinascita. In questo periodo abbiamo sospeso la pubblicazione dell’album, ma questo singolo era già programmato e allora abbiamo deciso di pubblicarlo lo stesso.
È chiaro che in questo momento arriva anche, attraverso questa canzone, un messaggio di speranza e di questo ne sono felice.

Puoi anticiparci qualcosa sul disco?
Sono otto pezzi inediti scritti nell’arco di un anno e mezzo. Queste canzone appartengono alla mia maturità, sia artistica ma anche umana. Sono riflessioni nel mio osservare il mondo e i cambiamenti dei periodi storici precedenti che ho vissuto in prima persona.
Le persone spesso viaggiano con speranza verso qualcosa che li conduce alla morte, ma dovremmo ricordarci di essere degli ospiti di questo pianeta e apprezzare di più quello che ci circonda.
Spero che usciremo da questo momento, non voglio dire migliori, ma con più intenzioni.

Hai incontrato moltissimi artisti, ce n’è uno che ti ha stupito per il suo essere artista?
Ivan Graziani, oltre al rapporto personale, è stato veramente un grande innovatore del rock e delle ballad, nei testi, nel modo di scrivere e di suonare la chitarra. Lui è sempre stato un punto di riferimento per me.
Se devo dirti un nome di oggi scelgo Ultimo, è uno dei nuovi cantautori che sembra avere un background del passato ma con un’innovazione e una tecnica di scrittura così definitiva e talentuosa fuori dal comune.

Guardando indietro alla tua carriera ti sei mai domandato “cosa sarebbe successo se”?
Se potessi tornare indietro rifarei tutto il percorso che ho fatto, anche con le scelte difficili, perché ricordo perfettamente i motivi per i quali mi ero allontanato in prima persona dalla scena, perché ho capito consapevolmente che il mio atteggiamento nei confronti di ciò che cercavo di recuperare era fortemente negativo.
Uscendo ho ritrovato l’equilibro che mi ha permesso di poter avere altre opportunità.

Parallelamente hai condotto altre attività inerenti alla musica.
Sì, sono convinto che bisogna essere molto attenti ai giovani perché hanno tanto da insegnare. Hai scritto tante canzoni, ma poi arriva un ragazzino con tre accordi che fa una cosa geniale. Nei miei incontri con i giovani ho sempre ricevuto oltre che dare. Sono molto interessato ai giovani e alle loro idee che ti fanno capire meglio le cose.

Quali caratteristiche sono per te essenziali per riconoscere un artista?
Il talento nella sua imperfezione. Il talento è evidente, ma diventa vincente se l’imperfezione a esso legata è ancora più evidente. È nel piccolo difetto vocale che dà la particolarità che ti fa emergere. L’imperfezione dà il carattere, in tutte le arti, la bravura in sé è gelida e senza pathos.

Ringraziandoti, chiudo chiedendoti il rapporto con il vinile?
Per noi ragazzi era un sogno il vinile. riuscire a fare un disco era un risultato incredibile, davvero straordinario. Sono stato il primo in Italia a pubblicare un vinile colorato in Italia, sto parlando del 45 giri di Era Lei del 1979. Fu una scelta della Warner che per promuovere ancora di più il disco scelse questa iniziativa commerciale. Ricordo un incontro alla fabbrica di vinili della Warner con Pupo e vide il vinile rosso e chiese: “ma come avete fatto a fare il vinile rosso?”. Scherzando gli dissi di non essere invidioso. Eravamo ragazzini, e ogni volta che ci vediamo ricordiamo questa cosa.
A oggi ho un rapporto di nostalgico affetto con il vinile. L’analogico evidenzia tutto quello che in digitale non è possibile, sono un grande sostenitore della tecnologia, ma in questo caso il vinile va preservato.