(Foto di Marco Piraccini)

Quello che stiamo vivendo è sicuramente un periodo che ci “costringe” a fare i conti, sopratutto con noi stessi: emergono tutti i “vorrei” che abbiamo messo da parte e a cui aspiriamo. Matteo Faustini, che abbiamo già incontrato prima del fatidico Festival di Sanremo, racconta proprio questo nel su nuovo brano “Vorrei (La rabbia soffice)”, in rotazione radiofonica dal 24 aprile, che fa parte del suo album d’esordio “Figli delle Favole”.

“Figli delle Favole” contiene anche il brano sanremese “Nel Bene e Nel Male” vincitore del “Premio Lunezia per Sanremo” per il suo valore musicale e letterario.

Questa la tracklist di “Figli delle Favole”: “La Bocca Del Cuore”, “Nel Bene E Nel Male”, “Si, Lei È”, “Vorrei (La Rabbia Soffice)”, “Il Cuore Incassa Forte”, “Figli Delle Favole”, “Un Po’ Bella Un Po’ Bestia”, “Come Lo Stregatto”, “Il Gobbo”, “Lieto Fine?”, “Nel Bene E Nel Male (Unplugged Version)”.

In questa nuova intervista, Matteo Faustini ci racconta non solo l’ultimo brano “Vorrei (La rabbia soffice), ma l’intero album Figli delle Favole, brano per brano.

Non solo, attenzione, perchè per i lettori de Il Terzo Lato, Matteo ha preparato una playlist che troverete sul nostro canale Instagram e Facebook!

Matteo Faustini: “La verità e la trasparenza pagano sempre”

LA BOCCA DEL CUORE: “Che di notte e anche di giorno è notte”. Con questa frase esprimi il dolore che ti accompagna anche nella quotidianità del giorno, sottolineando il fatto che il dolore non si sente solo perché è notte e tutto si ferma. 

Assolutamente sì. Ho scritto questa canzone in un periodo in cui emotivamente non distinguevo il giorno dalla notte, un momento difficile della mia vita, appariva tutto buio, triste e malinconico. Provavo ad accendere la luca, ma rimaneva sempre notte.

NEL BENE E NEL MALE. Qual è secondo te il messaggio che è arrivato di questo brano quando lo hai presentato a Sanremo?

È stata un’emozione incredibile, tanta ansia e tanto stress, ma quello che è arrivato di più è lo stare insieme, lottare non soltanto quando le cose vanno bene, ma anche quando vanno male. Non parlo solo a livello emotivo, di relazioni sentimentali, ma in generale. Le cose difficili spesso ci fanno paura e quindi scappiamo, quando in realtà si potrebbero accettare, perdonare o risolvere: questo ci fa stare insieme, se riusciamo ad amarci e volerci bene in qualsiasi situazione.

SI, LEI È: “E se poi da grande vuoi fare il cantante la gente sempre ti dirà Non è un lavoro, è una moda, che ti veste ma solo a metà”. È cambiato qualcosa dopo Sanremo?

Sì, è cambiato: è come se avessi ricominciato la gavetta e in parte è così. Sono a un inizio, assolutamente diverso, più positivo, ma comunque sto cominciando adesso a mettere un “mignolo del piede” dentro la musica. Un po’ mi fa ridere: che le persone, anche a me molto vicine, prima si preoccupavano se avessi una laurea e non capivano appieno che la musica era quello che avrei voluto fare nella vita e purtroppo c’è molta gente che pensa tu possa valere solo quando sei in televisione. Dopo Sanremo molte persone pensano che io sia un cantautore mentre tre mesi fa no [ride].

VORREI (LA RABBIA SOFFICE): “Ma dove sei sono mesi che sto digerendo Una lettera che avrei voluto averti letto in tempo E ti chiedo scusa se sto cantando e non scrivendo”. Stai presentando questo brano in un periodo un po’ particolare, credi che sia vero il desiderio di dire le cose mai dette a qualcuno?

È il brano a cui voglio più bene di tutti, in cui racconto tutte le qualità umane che vorrei avere per migliorarmi e per migliorarci, parlo tanto anche della società, frutto di un modello telefono-senza-fili, dove c’è poca comunicazione e ognuno pensa al suo posto, c’è poca unione. Un pezzo adatto per questo momento, estremamente sincero e, secondo me, la verità e la trasparenza alla fine pagano sempre. L’estratto della canzone che tu citi è attuale, questa è un’occasione per poterlo fare e imparare a ricalibrare la bilancia interiore per capire quali siano le priorità. Si dovrebbe fare sempre, questa è un’occasione per ascoltare i nostri silenzi e comunicarli.

IL CUORE INCASSA FORTE: “Ci vuole coraggio per cantare ancora canzoni d’amore che non sanno amare che non sanno disegnare sopra i lividi”.

È una canzone che parla d’amore: ho scritto perché mi rendevo conto che sono, ma soprattutto ero, molto fragile e avevo bisogno di rafforzarmi, di togliere le mie insicurezze. L’intento iniziale di questo canzono era appunto quello di rendermi più forte, migliorarmi e quando ho iniziato a scriverla è nata una canzone d’amore, ho seguito il flusso. Cercavo di scrivere una canzone che mi rendesse più forte, ma mentre lo dicevo mi ritrovavo a cantare ancora una canzone d’amore. Ci vuole coraggio, quando odi l’amore, quando non ne vuoi più sapere, cantare una canzone d’amore che però non sa amare.

FIGLI DELLE FAVOLE. Citi moltissime favole: quale, in questo periodo, potrebbe essere il luogo giusto dove rifugiarsi e perché?

Devo pensarci, direi di getto Il gobbo di Notre Dame, storia incentrata molto sul giudizio. È un’occasione per migliorarci, per ascoltarci, per amarci un po’ di più, e non a criticare e giudicare come purtroppo mi capita di vedere anche in questo periodo, ma essere più uniti. Solo per il titolo direi Il Gobbo, riferito alla vita, anche un po’ autocitandomi.

IL GOBBO: “Siamo come il Gobbo soli a Notre Dame”. Tocchi temi molto importanti in questo brano, quello del bullismo e del giudizio degli altri. 

Questa canzone mi sta a cuore. Personalmente ci ho messo tanti anni a capirlo, ci sono persone che mi scrivono e che vivono queste situazioni quotidianamente. La “gobba” non ce l’abbiamo noi, ce l’ha chi ce l’assegna, chi ci giudica. Perché prenderci in giro, perché odiare il colore, giudicare l’amore?! Le cose di cui vergognarsi sono ben altre nella vita, non come si nasce, quello che si è, e il modo in cui si sceglie di esprimersi.

UN PO’ BELLA UN PO’ BESTIA: “Uccidi la bestia”. Quali sono le bestie da uccidere o, come nella favola, far emergere il loro lato buono, nel mondo della musica?

Le cose da “uccidere” sono i demoni interiori che ognuno di noi ha. Più che i difetti, che possiamo solo curvare o migliorare, “ucciderei” la negatività, che spesso ci porta ad essere autolesionisti, paranoici, anche a livello mentale. Dovremmo imparare a circondarci di positività e, secondo me, la musica è positività, ma allo stesso tempo nel suo ambiente ce n’è molto meno, a livello strutturale è un mondo meraviglioso, fantastico. Anche in questo periodo c’è chi si lamenta, mentre tantissimi artisti, ma anche ballerini e attori, si stanno impegnano cercando di intrattenere, di fare del bene, di creare e di comunicare contenuti positivi.

COME LO STREGATTO: “Ma la vera anima gemella è nello specchio”.

Io credo nell’amore, è qualcosa di bellissimo, lasciarsi andare, nel bene o nel male. Però, non penso sia indispensabile: quando sento frasi del tipo “La mia dolce metà”, cosa significa, che da soli non siamo completi? È molto difficile stare da soli, come anche dico in “Vorrei” ( “vorrei imparare stare un po’ da solo dimenticare come amare qualcuno”). Sto ancora imparando, ma è veramente difficile.

Guardarsi allo specchio, amare se stessi, ma non con egoismo o priorità. Si può condividere la vita con un altro essere umano quando l’altro ti migliora, quando quella relazione è un modo per migliorarsi e perfezionarsi. Bisogna prima saper amare se stessi, si può voler bene in modo infinito, ma è necessario pensare anche al proprio percorso, ai propri talenti, per primo sono io che devo migliorarmi, affrontarmi, amarmi.

LIETO FINE: “Ed io mi chiedo sempre come può esser lieta se è una fine.”

Le fiabe e le favole Disney, alle quali sono molto affezionato, finiscono sempre con il “e vissero tutti felici e contenti”, ma nessuna specifica mai che siano insieme. E quindi, mi chiedo sempre come possa essere lieta se è una fine, questo osannare il lieto fine, osannare la felicità. La felicità è un qualcosa di momentaneo, non voglio essere felice ogni minuto, voglio essere sereno ogni minuto, in pace con me stesso. La felicità sono dei picchi, io agogno più alla serenità che alla felicità.

Stai ascoltando qualcosa di particolare in questo periodo?

Sì, mi “drogo” di colonne sonore che spesso sono piene di testi, anche se non viene pronunciata nemmeno una parola, comunicano tramite le emozioni. Ennio Morricone, Hans Zimmer, ma anche le colonne sonore della Disney, della Pixar, sono musiche stupende.

Nei tuoi brani parli spesso del rapporto che si ha con il cibo. Quali pensi che sia il ruolo dell’arte e dell’artista per i ragazzi che hanno difficoltà a chiedere aiuto oggi, dove tutto dev’essere, o perlomeno sembrare, figo e gioioso?

Penso che da un punto di vista social, il discorso estetica e ricerca della perfezione, siamo concentrati più sul contenitore che sul contenuto. Nel mio piccolo cerco sempre di puntare più sul contenuto, anche ognuno di noi ha una propria estetica, però mi concentro sulla frase, sul messaggio da dare, anche quando scrivo e cerco di mettere tutto lì. Lo dico anche nelle dirette: sono ossessionato dalla morte, quindi per me le priorità, le cose importanti sono concentrarci sul contenuto e non sul contenitore.

È giusto volersi bene, amarsi, è sbagliato nel momento in cui si decide di non mangiare o mangiare in eccesso fino a star male. Mi piacciono i miei rotolini, mi tengono anche caldo d’inverno [ride], l’amore e il cibo sono come una droga: piace a tutti mangiar pizza e sushi. Noi artisti dovremmo comunicare dei contenuti, perché è bella quella canzone che fa sculettare e divertire, ma anche lanciare i giusti messaggi. Questa è la vera forza.

Irma Ciccarelli