Massimo Bonelli pubblica il suo primo libro dal titolo La musica attuale– Come costruire la tua carriera musicale nell’era digitale, un manuale rivolto non solo agli artisti emergenti, ma a tutti coloro che lavorano nell’ambito musicale, disponibile in tutte le librerie e in formato e-book.

Infatti in questo libro sono riorganizzate tutte le ricerche che Massimo Bonelli ha fatto in questi anni e che gli hanno permesso di presentare un quadro completo di quella che è la situazione del mondo della musica e dei suoi cambiamenti.

Cambiamenti veloci che, purtroppo, non sempre si riescono a trasmettere in tempi brevi e con i giusti mezzi non solo nell’ambito della formazione universitaria, ma anche lavorativa.

Nella nostra intervista, Massimo Bonelli ci spiega ogni dettaglio e ci dà qualche anticipazione di quello che possiamo aspettarci dalla prossima edizione del Concertone del Primo Maggio a Roma.

La nostra intervista a Massimo Bonelli

La musica attualeCome costruire la tua carriera musicale nell’era digitale. Si tratta del tuo primo libro. Cosa ti ha spinto a scriverlo?

Quello che mi ha spinto a scrivere questo libro sono state la presa di coscienza e la consapevolezza che nell’ambiente musicale stavano e stanno ancora cambiando tante cose.

Così, ho iniziato a fare le mie ricerche, documentandomi soprattutto su fonti, come libri e saggi, provenienti dall’Estero, perché, purtroppo, in Italia non abbiamo molto materiale. Durante questa ricerca ho trovato molti spunti e argomentazioni interessanti e così ho deciso di riorganizzarle in questo libro.

È un libro che non è destinato solo agli artisti emergenti, perché questo tipo di informazioni riguardano tutti gli addetti ai lavori e a qualsiasi livello.

Proprio a riguardo della mancanza di materiale in Italia, riferendomi anche ad un’assenza di corsi di orientamento legati al mondo dei lavori musicali, credi che sia un problema legato all’organizzazione dell’Istituzioni o perché, forse, non sono ancora ben chiari i ruoli all’interno del mondo della musica?

Credo che il problema principale è che sia cambiato tutto e in maniera molto veloce, quindi è difficile organizzare le informazioni sull’innovazione, come quelle digitali, in tempo reale e renderle disponibili a tutti.

Non ci sono stati i tempi tecnici per integrare all’interno dei percorsi scolastici, facendo riferimento anche ai master post-universitari, queste novità: è un processo molto complesso che si svolge a gran velocità. La mentalità con cui si affrontano i lavori del mondo della musica è un’altra rispetto al passato e questo libro è servito anche a me perché ho razionalizzato una serie di informazioni che era difficile organizzare in tempi brevi.

Quali sono le difficoltà che un artista emergente può incontrare, rispetto a qualche anno fa, prima dell’ondata dell’era digitale? E quali sono, invece, i vantaggi?

La difficoltà è la mentalità dell’artista che parte dal concetto “devo vendere qualcosa”,  ma questo era alla base del mercato analogico, invece, oggi la chiave, l’attenzione è “come mi fa sentire questa musica”: è questo quello che chiede l’utente.

Ancora ci sono artisti che ragionano in termini di vendita e di come veicolare il prodotto, in realtà dovrebbero settare il loro progetto artistico sulla generazione di un’attenzione di qualità e creare una connessione tra il pubblico e la loro musica. Così facendo, cambiano il modello di business e il loro approccio alla produzione.

Il digitale e l’analogico sono due epoche diverse con delle loro prerogative specifiche, quindi non c’è un aspetto migliore dell’altro, bisogna solo metabolizzare certe dinamiche con i giusti i mezzi, anche se può sembrare complicato.

Oggi, per i motivi più svariati, gli emergenti si ritrovano ad essere dei “tutto fare”: dalla cura dei social fino alla promozione. Quanto può nuocere, oppure no, questa condizione per l’artista?

Dal mio punto di vista può fargli bene perché mette subito l’artista davanti alla realtà, così che prenda coscienza del fatto che dovrà ingegnarsi in tutti gli ambiti, rendendosi conto dei complessi meccanismi e senza sognare per anni che prima o poi arriverà qualcuno a scoprirlo in cantina, proponendogli un contratto discografico milionario e diventare così una star mondiale.

Purtroppo, spesso, come l’ho fatto anche io in passato, si spera che prima o poi arrivi il produttore che crede in noi: ma è un sogno dell’era analogica perché oggi non è così. In questo modo, l’artista ne è consapevole dal primo minuto e sa che deve impostare una sorta di startup intorno al suo progetto e ragionare come se fosse un imprenditore che deve lanciare un prodotto nuovo e innovativo.

Se l’artista non ha la voglia e le caratteristiche per portare avanti il lavoro è meglio che lasci perdere questa strada e improntare la vita su altro. Si rischia di puntare tutto sul proprio progetto artistico senza avere la consapevolezza di quello che si deve fare per riuscire a vivere la quotidianità e questo può essere un problema: ci si ritrova in un’età adulta e la realtà non è come l’avevamo immaginata, allora si passa a cercare una soluzione per risolvere la propria vita e non è semplice.

massimo bonelli nuovo libro

Quindi, come ti organizzeresti se iniziassi il percorso artistico oggi?

È esattamente quello che ho scritto nel mio libro: spiega il percorso che dovrebbe fare un artista una volta che ha preso consapevolezza dell’ambiente e della sua struttura sociale e tecnologica. Il processo si basa su tre principi: identità, contenuto e relazioni.

Identità: ogni progetto artistico parte da un’identità precisa, riconoscibile e riconosciuta.

Contenuto: puntare alla qualità e alla bellezza dei contenuti sia per quanto riguarda la musica in sé, i testi, le immagini, il video e tutte le forme d’espressione dell’opera artistica.

Relazioni: l’artista deve costruire il suo pubblico per generare una grande attenzione e con gli interlocutori professionali come i manager, promoter, editori, discografici. Le relazioni devono essere sane e solide.

In una situazione come quella odierna dove gli artisti sono molto presenti sui network, per avere un seguito, un pubblico, è più “utile” fare live o gestire bene i social?

In realtà è un insieme di elementi eterogenei: non c’è un canale unico come nell’era analogica con la radio o la tv, ma oggi sono tante le piattaforme in cui l’artista deve evangelizzare il suo pubblico portando in dote le sue idee, le sue emozioni espresse nella sua musica.

Sicuramente, i live hanno assunto, rispetto al passato, un ruolo ancora più centrale e rappresentano il primo incarico importante che un artista può ottenere nella sua carriera perché c’è una fase di comunicazione del progetto artistico: com’è andato il live, quanta gente era presente etc. Questi sono aspetti che contribuiscono alla percezione che l’artista ha nell’immaginario collettivo, per cui è un’azione sia remunerativa che promozionale.

Quanto è cambiato l’approccio alla musica, il suo studio da parte dei più giovani e la produzione artistica con l’evoluzione dell’ascolto da un vinile, disco alle playlist in streaming e la musica che diventa liquida? Spesso si sente dire “passavamo ore ad ascoltare un album” sottolineando l’attenzione che si dava all’ascolto. Cosa e cambiato?

Hai ragione, è vero. Devo dire, però, da quando nell’era digitale lo streaming ha preso piede ha finalmente bilanciato il mercato e il mondo della musica è tornato ad avere un equilibrio. È stato lo streaming a liberare la musica dall’ibrido digitale/analogico in cui si era “bloccata” negli ultimi 15 anni.

L’ascolto compulsivo, sicuramente, non è un aspetto positivo per l’approfondimento e la quantità e l’opportunità di ascoltare infiniti album apre maggiormente la mente ad un ragazzo che, magari, trent’anni fa, poteva permettersi un numero limitato di dischi.

Non toglie il fatto che sta sempre all’individuo e alla sua reazione alle opportunità che lo circondano a potersi/volersi migliorare artisticamente. Oggi come oggi, credo che stiamo vivendo un periodo più affascinante per gli artisti, rispetto all’analogico, perché è ricco di opportunità e la tecnologia, se usata nel modo giusto, può essere un grande acceleratore per le carriere.

Bisogna essere consapevoli che non si può pensare di fare soltanto musica, di imbrogliare perché tanto la verità emerge sempre. L’epoca digitale è più democratica per gli artisti perché per chi ha qualcosa da dire, ha la voglia e la forza di costruire un percorso credibile, oggi ce la può fare senza il bisogno di intermediari. Da solo puoi costruirti un primo successo che, una volta ottenuto, ti permette di entrare in contatto con gli interlocutori professionali, ampliare la tua rete di pubblico.

Nel periodo dell’analogico, invece, avevi bisogno di qualcuno che ti dicesse che potevi farcela e che ti apriva i canali della comunicazione.

Sono iniziate le selezioni per il Primo Maggio Next 2020 con già più di 1700 artisti che si sono candidati al contest del concerto del Primo Maggio 2020. Cosa possiamo aspettarci da questa edizione?

Stiamo già ascoltando i brani e ci sono tanti lavori interessanti, anche rispetto allo scorso anno perché c’è più eterogeneità e vanno oltre la moda del momento (il cantautore indie).

Ci sono giovani artisti che provando ad innovare questo modello fanno sperare verso nuove forme di cantautorato, che fanno un passo avanti rispetto a quello che ormai già conosciamo e passa da tempo e ovunque.

Che rapporto hai con i vinili? E qual è il tuo preferito?

Io ho un rapporto sentimentale con i vinili! Sono nato durante la loro epoca e ne ho tanti di mio nonno e di mio padre. Mi piace il contatto fisico con il vinile e il fatto di quando li metti su suonano ancora, mentre tanti cd sono diventati inascoltabili. Sono molto affezionato al vinile, con la consapevolezza di questa nostalgia romantica che fa parte del mio vissuto.

Il mio vinile preferito è Il mio canto libero di Battisti.

Irma Ciccarelli