Abbiamo incontrato Martin Kohlstedt a Milano in occasione del Piano City Festival, dove ha presentato al pubblico italiano il suo nuovo album Ströme.

“Il Piano City Festival a Milano è il miglior contesto possibile per esprimersi con la propria musica”.

Ströme (Warner Classic) riesce ad attrarre con il potere magnetico del suo pianoforte e forte della collaborazione con il Coro di una delle più prestigiose e antiche istituzioni musicali europee, il Gewandhaus di Lipsia.

La copertina riprende lo stile del Bauhaus di Weimar dove Martin studiò musica. Negli anni successivi si è dedicato a una carriera di compositore e performer di musica neoclassical, arrivando anche in Italia per l’Expo di Milano del 2015. Nella sua carriera ha composto musiche per installazioni, videogame e film. Martin è solito associare, anche nei live, il pianoforte all’elettronica e a diverse tipologie di sintetizzatori. È spesso invitato ad esibirsi nei festival più popolari come l’SXSW Festival e in importanti sale da concerto, come l’Elbphilharmonie di Amburgo, dove, nel 2017, ha tenuto un concerto da tutto esaurito.

Martin-Kohlstedt Ströme

01 Il Terzo Lato Del Vinile si sofferma sul lato invisibile. Qual è il terzo lato nei tuoi lavori?
Sicuramente la comunicazione nel far arrivare la mia musica a trecentosessanta gradi per renderla il più duratura possibile. Negli ultimi due anni ho portato me stesso in nuovi contesti e questo ha determinato la mia crescita come persona: questa è la storia dietro tutti i miei album.

02 Sappiamo che l’Italia è una nazione pazza. Qual è il tuo rapporto con la cultura pop italiana?
La prima volta che ho suonato in Italia era all’Expo e ho suonato il piano in mezzo a molte persone che semplicemente si godevano la musica in maniera composta. Successivamente ho suonato a Pordenone dove c’è stato un accompagnamento di strumenti elettronici, per questo non credo che sia lecito etichettare il tutto come pop. Credo che semplicemente una nazione pazza accolga il modo di essere pazzo di artisti di altre nazioni.

03 Trent’anni fa cadde il muro di Berlino. Quanto è stata importante la tua nazione per la tua musica?
Bellissima domanda! Io sono cresciuto con la mia famiglia nell’est della Germania, eravamo completamente isolati dal resto del mondo. Sono cresciuto sapendo che tutte le persone che mi circondavano erano al mio stesso livello. Era tutto così inospitale, come se tutti vivessero in binari e per uscirne avevano bisogno di urlare, di tirare fuori qualcosa. In quel periodo ci sono state varie iconiche band provenienti dall’est della Germania che hanno mostrato a tutti cosa significasse vivere lì. Poi il muro è crollato ma non è cambiato il modo di essere delle persone. Crescere in quel modo ha segnato tutti definitivamente. Le persone cresciute nell’est ‘devono’ comunicare qualcosa ed è quello che è successo a me: per far crescere me stesso devo dire qualcosa, devo far uscire fuori qualcosa. È veramente interessante la tua ricerca perché suonare qui in quegli anni non sarebbe mai potuto accadere.

Intervista: Davide Di Cosimo