La sua voce vi accompagna sia nelle giornate estive con “La figlia del Dottore” che in quelle invernali, con la co-conduzione di MiniJack + Jack con il collega Matteo Villaci: Margherita Devalle.

Una delle voci di Radio Popolare ci ha raccontato di come sta affrontando questo particolare periodo, svelandoci qualche aneddoto e ricordo di tutto quello che l’ha portata a fare radio e a diventare la persona che è.

Non solo, perchè, come ha dichiarato lei stessa, c’è ancora tanto da imparare e da fare ancora, come d’altronde le suggerisce la sua natura spigliata e curiosa.

Proprio in virtù di questa caratteristica, ci invita ad approfondire una delle donne che più ha diviso l’opinione pubblica: Yoko Ono.

Non solo, proprio per i lettori del Il Terzo Lato del Vinile, Margherita ha preparato una playlist!

Margherita Devalle: l’intervista

Coma va in questo periodo?

Questo è un periodo strano, come per tutti. All’inizio non mi sentivo molto bene: il cambiamento nello stile di vita è stato traumatico, per una persona come me, abituata a spostarsi continuamente, è cambiato molto, anche nel modo di interagire con l’altro.

Alla fine, ci siamo tutti adattati, anche nel mio programma radiofonico, che poggia le basi su concerti e interviste live (chiaramente adesso ci siamo fermi).

La radio mi manca molto, però andando avanti ho saputo utilizzare questo tempo in modo diverso, ricreando i miei spazi e momenti di comprensione, dai più superficiali ai più profondi, imparando sempre più a volermi bene. E ora sì, mi voglio sicuramente molto più bene, va chiaramente ad alti e bassi, come per me, anche per tutti.

Speriamo di uscire da questo periodo con quel fatidico cambiamento, mi auguro che saremo tutti diversi o, almeno inizialmente lo saremo, ma non so se questa cosa rimarrà nel lungo periodo. A proposito, ho un piccolo aneddoto.

Ho scritto la mia tesi in Messico, comparando il mercato della musica indipendente italiana, degli artisti emergenti, con quello messicano. Ho incontrato uno stile di vita molto diverso, hanno tempi molto più dilatati, anche riguardo il music business.

Tutti i ritmi sono completamente rallentati, si danno appuntamenti, ma ci si presenta anche dopo un’ora senza scandalizzarsi o arrabbiarsi. È proprio la natura delle persone che hanno sempre il sorriso. Tutto questo atteggiamento solare me lo sono portato dentro di me, modificandomi. Quando sono tornata in Italia per gli amici storici ero strana e nel giro di qualche mese sono tornata alla “vita occidentale”.

Tornando a questo periodo, ho la speranza che possa esserci un cambiamento.

Breve presentazione: descriviti con tre canzoni.

Partirei con la mia canzone preferita, “Gold Canary” dei Cloud Control, è tutta da ascoltare. Parla di un uccellino che vola via dalla gabbia. L’ho ascoltata per la prima volta quando avevo 19 anni e mi piacque così tanto da farmi tatuare l’uccellino che esce dalla gabbia sul polso. Inoltre, quando vivevo a Londra, ho avuto la fortuna di incontrarli.

Vivevo vicino a Rough Trade e spesso davano la possibilità di partecipare alle presentazioni dei dischi insieme alla stampa. Quando ci furono i Cloud Control, per una serie di casualità riuscii a prendere il braccialetto, andai alla presentazione e li conobbi. Sono la mia band del cuore, gli intramontabili.

Un altro brano è “Sur la Planche – 2013” dei La Femme, perché è molto allegro ed è stata una delle prime sigle del mio programma “La figlia del dottore”, ci sono molto legata. È un pezzo che mi piace e mi fa pensare all’estate.

Infine, c’è “PPP” dei Beach House, che mi descrive molto in questo momento: ci sono molto legata dal punto di vista sentimentale, mi porta alla mente tanti ricordi che ho con il mio fidanzato. È uno dei capisaldi in questo periodo difficile, ho la fortuna di vivere con lui e di avere il suo supporto.

Questi sono i brani: il primo che mi descrive sempre, il secondo legato al mondo della radio e il terzo rappresenta il supporto emotivo del momento.

Quanto ti ha cambiato l’esperienza radiofonica?

L’esperienza radiofonica deriva da un percorso che in verità non voleva essere tale. Avevo un blog di musica “Musique Buffet”, lo gestivo perlopiù ai tempi dell’università, adesso quando posso pubblico qualcosa. Lì, uno degli speaker di Radio Popolare aveva visto una mia video-intervista e mi contattò per un provino. Andò molto bene, mi diedero l’opportunità di avere uno spazio di 30 minuti da riempire la domenica d’estate e mi inventai “La figlia del dottore” che contro la calura estiva prescrive pillole di musica ai pazienti ascoltatori segnalando festival in Italia e nel mondo.

Dalla descrizione del festival, alla location, al cosa fare, dove mangiare e ovviamente gli artisti che si esibiscono e una selezione di canzoni degli artisti di quel festival. Il format è piaciuto e si è evoluto anche il mio percorso. Ho iniziato con le conduzioni invernali e “La figlia del dottore” ha preso sempre più piede diventando un programma che si sviluppa in un’ora e mezza. Nel periodo invernale, invece, conduco MiniJack + Jack con il mio collega Matteo Villaci, in cui ospitiamo gli artisti e parliamo di concerti.

Ho studiato per fare radio: a un certo punto ho capito che era non un semplice hobby, ma una passione, un obiettivo lavorativo e di vita così mi sono diplomata in Accademia 09 da speaker radiofonica e presentatrice tv. Questi eventi mi hanno cambiata, ma sono sempre stata una ragazza spigliata, semplicemente, ho dato forma a quella che era un’attitudine della mia vita quotidiana, alla mia passione, alla musica.

Con gli studi, la professionalità, l’esperienza e il tempo sono riuscita ad ottenere quello che ho adesso ed ovviamente non è l’obiettivo finale. Ho ancora tantissimo da imparare, da migliorare, persone da ammirare e da cui imparare.

Quindi, quali sono i tuoi punti di forza?

L’essere spigliata, ma soprattutto curiosa. È una parola che mi dicevano molto spesso da piccola, come tutti i bambini chiedevo il perché delle cose, come tutt’ora, insistentemente. Ho una curiosità per tutto: leggo tantissimi libri contemporaneamente di argomenti diversi, ad esempio, all’università leggevo nient’altro che biografie di persone che stimavo, non solo romanzi. La curiosità mi ha portato dove sono: dal lavoro che faccio fino ad essere la persona che sono.

Qual è stata la biografia che ti ha colpito di più e perché?

Yoko Ono. È un personaggio controverso, da molti è criticata perché viene detto che la fine dei The Beatles sia stata colpa sua. Ho letto la sua biografia, che parla di lei al di là del suo rapporto con la musica: una persona straordinaria, una di quelle per cui si dice “senza di lei non si sarebbe potuto fare questo”, la musa che ha ispirato.

Anche se a molti questa cosa non piace, se ci si informasse meglio su di lei, sulla sua arte, su ciò che ha fatto, su ciò che ha scritto, su chi fosse prima di essere “la moglie d”, ci si appassionerebbe molto al personaggio. Esiste un suo libro, che purtroppo non sono ancora riuscita a reperire, “Grapefruit”: una sorta di raccolta di suoi pensieri, poesie, schizzi, flussi di coscienza. 

La tua visione della musica: cosa potrebbe mancare nel panorama musicale?

Non penso manchi nulla. In questo momento noi ascoltatori abbiamo una vastità di scelta davvero incredibile: da chi carica sulle piattaforme apposite ai video su YouTube, a chi utilizza le canzoni degli artisti per diventare lui stesso artista, come con TikTok. Vedo che sta cambiando nel fatto che si sono tantissime donne italiane, giovani, che stanno presentando ottimo materiale.

Mi viene in mente Anna con la canzone “Bando”, con cui è riuscita a diventare un fenomeno della musica rap, qualcosa che dieci anni fa sarebbe stato difficilissimo, soprattutto per una ragazza. La musica ha tutto, soprattutto gli ascoltatori hanno quello che possono volere e mi fa piacere che anche le donne stiano avendo questa attenzione, soprattutto che ce ne siano di più.

Il mondo della musica, dai festival alle emittenti radiofoniche, ai programmi televisivi stanno dando attenzione e la giusta visibilità a chi fino a poco tempo fa era un po’ meno visibile. E non perché la radio o la tv non volessero passare cantanti femminili, ma perché ce n’erano meno.

Quanto hanno influito i social nella creatività?

Tantissimo, io sono assolutamente pro-social. Se dovessi consigliare a un artista come rapportarsi, direi assolutamente di utilizzarli. In questo momento è l’unico modo per arrivare ai propri fan, quindi sì alle dirette, adesso ce ne sono troppe, ma se tu sei un artista al tuo pubblico non può fare altro che piacere.

Quindi, assolutamente i social hanno influito sia l’artista che comunica molto di più con il pubblico, ma, ovviamente, si sono creati anche tanti altri problemi.

Irma Ciccarelli