Marco Manzella ha pubblicato il suo nuovo singolo Ostaggio, che casualmente riesce a rispecchiare il contesto odrieno e il suo album Le Mie Cose.

«Ho scelto questo brano come singolo perché sono stato ostaggio per circa cinque anni di questo disco, tra la volontà di farlo uscire e l’insicurezza di essere in grado di farlo da solo – racconta l’autore Marco Manzella – con l’aiuto di Bruno d’Elia (Mezzacapa) e Andrea Cavallini (Dr Bestia) abbiamo creato questa semplice copertina, macchiata solo dalle tracce dei fondi di alcune bottiglie di vino rosso e abbiamo pensato di farla girare in questo vortice di sensazioni che potevano descrivere al meglio questi anni di prigionia».

Il videoclip di “Ostaggio” si pone come la metafora visiva del concept del brano: un foglio bianco che gradualmente si macchia di chiazze di vino rosso. Un’immagine apparentemente semplice che seguendo la musica cambia prospettiva, muta e si trasforma.

Marco Manzella: l’intervista

Incrociando le domande: hai dichiarato di essere stato Ostaggio delle lavorazioni del disco. ora che è tutto finito come ti senti?
Sembra un po’ la storia di questi giorni dove siamo ostaggi in casa. Negli ultimi dieci anni sono stato e sono ancora il cantante de Il Disordine Delle Cose, e la mia vena creativa non è si è fermata solo al lavoro con la band, ma mentre ero in giro registravo dei vocali di strofe o ritornelli.
Ero combattuto se far uscire o meno un lavoro solista, poi ho incontrato Carlotta Sillano, alla quale ho fatto sentire queste tracce e abbiamo lavorato insieme prima a selezionare le otto migliori e poi agli arrangiamenti. Le sue competenze hanno fatto fiorire i germogli di queste canzoni.

Perché hai scelto proprio Ostaggio come primo singolo?
Abbiamo terminato le registrazioni a giugno 2019 e Ostaggio era già dall’epoca il brano secondo me più riuscito. Quando poi abbiamo finalmente deciso la data di uscita pensavo a tutto tranne che avremmo vissuto questo periodo rispecchiato a pieno dalla canzone.

 

Hai registrato in Islanda e a Glasgow. Quali sono le esperienze che ricordi con più piacere?
Con Il Disordine Delle Cose abbiamo registrato l’ultimo disco a Glasgow e in Islanda il penultimo. Sono sicuramente alcune fra le esperienze musicali più belle della mia vita perché in quei posti si vive di musica e tutte le persone suonano uno strumento, soprattutto a Glasgow, è emozionante.
In un paio di settimane che eravamo lì abbiamo spesso suonato dal vivo nei locali che ci chiamavano in continuazioni.
La musica può essere sia uno sfogo per la gioventù ma anche un beneficio condiviso per un paese.

Qual è il tuo rapporto con il vinile e il disco che ti ha cambiato la vita?
Il mio rapporto con il vinile è ottimo, in parte al vinile e in parte alle musicassette devo i miei primi ascolti musicali. Sicuramente quando ero proprio convinto che mi piacesse qualcosa, allora quello era il momento di comprare il vinile.
Il vinile che mi ha cambiato la vita è stato Ten dei Pearl Jam, anche Nevermind dei Nirvana ma quello lo avevo in musicassetta.
Considera che la mia carriera musicale inizia come cantante della tribute band ufficiale del fan club italiano dei Pearl Jam, che veri e propri tributi dove si invitavano ospiti internazionali e con i quali ho suonato insieme.
Da lì poi ho scoperto il cantautorato e la bellezza di suonare pezzi propri.

Intervista: Davide Di Cosimo