Luca Dirisio torna a distanza di otto anni con il nuovo disco Boungaville, dieci tracce compreso il nuovo singolo Come Mare a Settembre il cui video è girato da Claudio Zagarini.
Tutti i brani sono stati prodotti e arrangiati da Giuliano Boursier,lo storico produttore e manager di Luca.
Boungaville nasce dalla maturità e dalla consapevolezza di tanti cambiamenti nella vita dell’artista. La pausa discografica è servita per mettere a fuoco e generare le migliori canzoni dell’artista con cui potesse tornare nel mondo musicale. Boungaville è dedicato a un caro amico di Dirisio, Massimiliano Caruso, scomparso improvvisamente quest’anno.

01 Ciao Luca, com’è nato il tuo rapporto con il vinile e hai Bounganville pensato come un LP?
Guarda io nasco col vinile, avevo due, tre anni sentivo la musica con quel giradischi portatile, non so se hai presente. Poi con mia sorella, i traslochi molti vinili si sono persi.
Il gusto del vinile è un’altra cosa. Quella sporcizia che si sente arricchisce e non peggiora. Se senti un disco dei Beatles senti il loro respiro, oggi invece se fai un disco li togli i respiri e questo secondo me impoverisce.
Bouganville in vinile sarebbe stato bellissimo ma non è stato poi inciso su vinile, per quanto riguarda le canzoni, non ho pensato a un lato A o B sono canzoni in cui ho messo tutto me stesso.
Non sono più il Luca del tormentone estivo. Utilizzo la mia musica per mandare un messaggio o condividere con le persone che mi ascoltano.

02 Come ti rapporti ora con la scrittura?
Cerco di non essere volgare, anche se tante volte mi piacerebbe insultare qualcuno che se lo merita. Io sono sempre passato per il “bombarolo”. Ci sono poi due tipi di persone nella società: c’è il “bombarolo”, cioè quello che non ha peli sulla lingua e d’istinto quando pensa qualcosa la dice fregandosene dei pregiudizi, e poi ci sono quelli fasulli che stanno in seconda linea solo per dire mi piace o no.
Nella mia vita sono sempre stato accusato di essere troppo istintivo, anche volgare. Per Bouganville ho cercato di essere meno istintivo possibile ma di dire cose forse più gravi che in passato, mi sono concentrato sull’idiozia delle persone che pensano solo a produrre e si dimenticano di fare quello che gli piace fare, questa è una cosa da idiota.
In questi otto anni ho cercato un isolamento per stare lontano dalle persone, da chi si compra le macchine o gli orologi. Non è importante tutto questo, il difficile è riuscire a essere se stesso e diventa felice facendo quello che ti piace. Io sono felice se vedo un mondo che migliora, se le persone sono rispettose con la natura e fra di loro. Ma questo non c’è più, ci si passa sopra a vicenda. E questo mi fa rabbrividire da un lato e schifo dall’altro.
Se tutti farebbero quello che gli piace fare il mondo sarebbe un posto più felice.

03 I brani sono molto diversi musicalmente tra di loro.
Mi è sempre piaciuto fare un disco poliedrico, l’ho fatto anche per gli altri dischi. Dare una linea troppo marcata diventa un piattume secondo me, la musica rappresenta le sensazioni diverse degli stati d’animo.
Devo sentire le emozioni anche io stesso, che poi vado in tour, devo credere in queste canzoni.
Abbiamo investito sulla musica, sugli archi, sui pianoforti. Se c’è un budget preferisco investire sulle canzoni che sul video, il video serve per fini promozionali è una cosa momentanea, le canzoni restano.

04 Come pensi i live di Boungaville?
I live li penso come una cantata con gli amici. Ho tutta la band a Bologna, siamo cinque anni che stiamo insieme. Abbiamo grande affiatamento, ci vediamo d’estate con le mogli o i figli e ci vediamo una volta al mese e suoniamo tra di noi. La nostra intenzione è quella di partire per suonare, anche in un garage di fronte a dieci persone. In estate sicuramente suoni di più, le persone vanno in località di mare, si suona spesso, in inverno è più difficile, non siamo in America, i locali sono troppo piccoli o troppo grandi. Certo sarebbe bello portarsi un’orchestra dietro ma poi facciamo i conti con le spese.
I membri della band sono amici, per noi il live è una festa.

Intervista: Irma Ciccarelli