(Foto di Ermes Tazzari)

Leo Meconi nasce a Bologna il 13 maggio 2004 e mostra sin da bambino una grande passione per la musica, specialmente per quella folk/rock americana. Inizia a prendere lezioni di chitarra all’età di 7 anni e comporre le sue prime canzoni all’età di 12 anni.

Nonostante la sua giovane età, Leo si è già esibito diverse volte dal vivo e partecipato  a diversi festival e concorsi. Finalista nel 2017 a “Vocine Nuove Castrocaro”, nel 2018 ha vinto il “Festival Incanto” di Ravenna, secondo classificato  ad “Un Voce per l’Europa” e primo classificato al “Punto Radio Talent a Bologna”.

Il 5 luglio è una data fondamentale per Leo: il 5 luglio 2016 Bruce Springsteen lo ha invitato a salire sul palco di San Siro per un duetto alla chitarra su Dancing in the Dark, e da quella serata è nata l’ispirazione per la prima canzone scritta da Leo, “Guitar Man”, come lo ha ribattezzato Springsteen quella sera.

Il 5 luglio 2019 Leo Meconi pubblica l’album It’s Just Me prodotto da Azzurra Music con la supervisione di Dodi Battaglia, per il quale Leo ha aperto a febbraio il concerto al Teatro delle Celebrazioni a Bologna. Quel disco contiene complessivamente 20 brani che riassumono la sua passione per artisti come Bruce SpringsteenBob DylanEaglesBob Marley e Stevie Wonder, oltre a  “Satan’s Street” e “Guitar Man” che sono invece due inediti scritti e interpretati da Leo in questa sua opera prima.

Il 29 novembre dello stesso anno esce “I’ll Fly Away” il primo disco di inediti.

Leo Meconi lI’fly away: la nostra intervista

Qual è la storia di questo album? E perché hai scelto questo momento della tua vita per presentarlo?

L’album è nato da un’idea che, inizialmente, era quella di una raccolta di cover (50 pezzi) registrate in studio per Azzurra Music, ma nel frattempo continuavo a scrivere canzoni mie (dal 2016) e così abbiamo pensato di renderlo un album di inediti.

Ed ecco che nasce I’ll Fly Away.

Questo album è stato prodotto da Dodi Battaglia. Come è avvenuto il vostro incontro e cosa l’ha colpito e spinto a voler lavorare al tuo album?

Ho incontrato Dodi per la prima nel novembre 2018: ha ascoltato delle mie canzoni in studio di registrazione e gli sono piaciute. Così, ha voluto conoscermi e abbiamo iniziato a lavorare insieme su alcuni miei inediti, alcuni sono contenuti nell’album e sono stati arrangiati insieme a lui. Il primo brano che ha ascoltato e quello che lo ha “convinto” è stato Satan’s Street.

Un brano dalle caratteristiche che richiamano molto la musica folk rock degli anni 70. Quali risultati ti aspetti da questo progetto in Italia? Le sonorità che popolano le classifiche si allontanano un po’ da questo genere.

In effetti l’album nasce come un progetto folk rock: tutte le canzoni sono state composte con chitarra e voce, ma successivamente con il lavoro in studio sono diventate più pop.. È vero che in Italia vanno molto la trap, il rap, però ci siano anche molti artisti pop, quindi, non so cosa aspettarmi da questo album. Alla fine, ho raccolto delle sonorità che, prima di tutto, piacevano a me: dal rock anni 70 fino a quelle del pop moderno come Ed Sheeran, Shawn Mendes, Justin Bieber e John Mayer.

Come nascono le tue canzoni?

I brani nascono da idee che vengono mentre cammino per strada e vedo qualcosa che mi colpisce particolarmente, da una frase oppure da episodi vissuti. Per esempio, una delle mie preferite è The sea ed è una canzone che ho scritto all’ inizio del 2018: racconta di un pomeriggio trascorso al mare (era d’inverno ed io amo il mare in quella stagione) dove eravamo solo io, la mia chitarra e le emozioni che stavo provando in quel momento.

In questo album affronti diversi temi, come il legame con tuo padre. Qual è quello più sentito dalla tua generazione?

Probabilmente quello dell’amore e penso a brani come Your Eyes, dedicato ai miei genitori che stanno insieme da tantissimi anni, oppure Behind this Mask che è molto pop.

Nell’album c’è anche una rivisitazione del brano Mr.Tambourine Man di Bob Dylan. Perché questo pezzo?

Oltre ad essere uno dei miei brani preferiti è la prima canzone che ho imparato a suonare con la chitarra quando ero piccolo.

Inoltre, quando l’ho registrato in studio e mi ha sentito Dodi Battaglia gli è piaciuto tantissimo, ha voluto lavorarci e alla fine abbiamo deciso di metterlo nell’album come unica cover.

Quali sono i tuoi punti di riferimento musicali?

Sicuramente alcuni dei miei preferiti sono Bruce Springsteen, Bob Dylan, Elvis, Johnny Cash, però mi piacciono molto anche Ed Sheeran, Mendes, Lewis Capaldi. Tra i miei artisti preferiti italiani ci sono: Ultimo, Vasco Rossi, Ligabue ed Eros Ramazzotti.

Perché la scelta di scrivere in inglese?

La scelta di scrivere in inglese è data dal fatto che fin da piccolo ho sempre ascoltato molta musica inglese e americana, quindi ho quel genere e quella lingua, con la sua metrica, nelle orecchie.

E invece, quale canzone italiana avresti inserito come cover nel tuo album?

Probabilmente qualcosa di Bennato come Venderò che è una delle mie preferite.

Tra i tuoi progetti c’è l’intenzione di partecipare ad un talent oppure preferiresti viverti la realtà dei Festival?

Non ho intenzione di partecipare ad un talent, anche se mi piacciono molto, ma non ho l’età e poi ho già un contratto discografico, per mia fortuna. Per quanto riguarda i festival, mi piacciono molto Sanremo e il Glastonbury Festival che vorrei anche vedere, magari quest’anno o l’anno prossimo.

Quindi, sei stato uno dei giovani che ha seguito Sanremo quest’anno?

Sì, ormai sarà già qualche anno.

E come lo vive un ragazzo che ascolta soprattutto rock americano il Festival della Canzone italiana? Quale brano ti è piaciuto di più di questa edizione?

Mi sono piaciuti moltissimo Le Vibrazioni Dov’è, i Pinguini Tattici Nucleare con il brano Ringo Star, ma anche Diodato e Gabbani.

Con quale artista italiano ti piacerebbe collaborare?

Come collaborazione femminile, mi piacerebbe molto con Elodie, mentre per quanto riguarda le voci maschili con Ultimo che si avvicina di più al mio genere.

Non aspiri a formare una band?

In realtà, ho sempre scritto, cantato e registrato senza band. Così anche i live e questo fare tutto da solo mi ha portato ad essere più sicuro sul palco anche se non c’è nessun. Può sembrare strano, lo so, ma in questo momento mi vedo più come solista, chissà, magari in futuro potrei pensarci!

Sei salito su uno dei palchi più importanti (San Siro) con Bruce Springsteen. Ma come è successo?

Seguo Springsteen da quando ho memoria e ho visto il suo primo concerto ad un anno. L’ho incontrato nel 2014 in Sud Africa e gli ho chiesto se potessi suonare la chitarra con lui, ma alla fine lui si è dimenticato. Allora mi ha detto “Mi sono dimenticato, la prossima volta che ti vedo, il palco è tuo!”. La volta dopo è stato San Siro 2016 e mi ha visto: ero nelle prime file e, alla fine, su Dancing in The Dark mi ha chiamato a suonare la chitarra insieme a lui.

Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Sicuro è stata un’esperienza davvero bellissima!  Da lì ho iniziato a scrivere le mie prime canzoni, mi ha ispirato davvero molto, come il brano Guitar Man dal soprannome che mi ha dato Springsteen quando l’ho visto due giorni dopo il live.

Ascolti la musica anche in vinile?

Assolutamente! Ho il giradischi e moltissimi vinili, mi piacciono molto. Non è da moltissimo che li ascolto ed è stato merito di mio padre e mio zio: ne hanno la casa piena! Quando mi hanno regalato il giradischi, ne ho “rubati” un po’ a mio zio come l’intera discografia di Springsteen, qualcosa di Ed Sheeran e Michael Jackson, John Mayer ed Eric Clapton.

Mi piace molto ascoltare la musica in vinile quando sono a casa.

Irma Ciccarelli