“Stati mai”, il nuovo album de Le Lame contiene dieci brani intrisi di vita vissuta, amori romantici sbagliati e voglia di non fermarsi mai davanti a niente. L’album rappresenta al contempo l’impossibilità di essersi realizzati in un passato ormai lontano e la speranza di un futuro fatto di certezze sconosciute.
«“Stati mai” oscilla tra gli eventi del passato e le aspirazioni della vita che verrà. Andiamo avanti guardandoci indietro. Cerchiamo di non dimenticare ma allo stesso tempo vogliamo svincolarci da ciò che è successo nel passato riponendo “il libro delle nostre cicatrici” – spiega la band – i testi dell’album si basano su esperienze vere e autentiche, dove realismo e romanticismo creano il filo conduttore. Il realismo vale principalmente per il senso e il contenuto della nostra musica, perché pensiamo che nella realtà delle cose che vediamo accadere intorno e dentro di noi ci siano già tutti gli elementi per un racconto. Il romanticismo si lega invece alla forma ed è dovuto alla voglia di comunicare in modo diretto toccando i tasti più sensibili che possano smuovere qualcosa dentro di voi».

Questa la tracklist: “Ci siamo sempre”, “Supermercati”, “Vedo solo te”, “Le fabbriche di attesa”, “Tu che ne sai di me”, “Pioggia di colori”, “Manca fantasia”, “Forza di gravità”, “Non digiunare mai”, “Cantieri”.

01 Ciao Corso, definite Stati Mai un libro di cicatrici, qual è stata quella che ha poi generato l’idea di questo album?
È stata una serie di esperienze, in ogni brano trattiamo l’esperienza che abbiamo avuto e che cerchiamo di trascrivere sia a freddo che a caldo.
Il libro delle nostre cicatrici è una citazione del brano Tu Che Ne Sai Di Me, ma sicuramente questo album deriva da tante cicatrici che sono ormai rimarginate e che guardiamo con un sorriso molto sereno, che non vuol dire superficialità, è solo arrivato il momento di guardare avanti.

02 Questi concetti si ritrovano secondo me, anche nel sound.
Allora noi eravamo classificati come un gruppo new-wave, perché la new-wave affoga in quel pozzo di ricordi, noi non ci sentiamo così.
In questo album, sia nei testi e nella musica, abbiamo voluto far uscire ciò che siamo davvero.
Partiamo sicuramente da quel genere lì, ma in questo disco ci siamo diretti verso una scrittura più italiana della canzone non tralasciando le parti strumentali inglesi, e io personalmente ho un grande passione per i ritornelli orecchiabili che rimangano con facilità nelle orecchie. Poi ovviamente gli ascoltatori daranno la propria interpretazione.

03 Il primo singolo e prima traccia del disco, Ci Siamo Sempre, che rapporto hai con questa canzone?
La scelta di questo singolo non è così scontata ed è fortemente voluta. Ci sembrava che questo fosse il pezzo giusto con cui rifarsi vivi per una serie di motivi, ed è una canzone di maggior respiro rispetto alle canzoni precedenti.
Il titolo stesso è molto importante per noi e rappresenta benissimo il disco nella sua circolarità tra passato e futuro.

04 Da gennaio 2020 inizierà il vostro tour, puoi svelarci qualcosa?
Lo stiamo organizzando, passeremo nelle grandi città italiane, sicuramente la prima data sarà il 18 gennaio al Combo di Firenze.
Il tour partirà probabilmente a febbraio, marzo. Vogliamo uscire dal territorio toscano e girare un bel po’ l’Italia e rappresentare la nostra città.

05 All’interno del disco c’è una canzone che mi ha colpito, si chiama Supermercati, com’è nata?
Questa canzone è nata in un mood molto new-wave ed era troppo malinconica. L’ambiente del supermercato rappresenta la quotidianità e ci è molto caro perché rappresenta in un certo senso il nostro modo di essere.
Supermercati è un quadro ironico, “i giorni migliori passati in un supermercato” rappresenta il tempo che hai perso attraverso le esperienze passate e non c’è niente di male per averlo fatto, ma siamo pronti a ripartire con nuove esperienze, con le cornici aperte, come la nostra copertina.

06 Ultima domanda: il disco a cui sei più affezionato?
Molto apertamente ti dico Fantasma dei Baustelle. È un disco che proprio mi blocca perché significa tanto per me quel disco, mi rappresenta molto. Anche quell’album parla tantissimo del tempo e ne parla in una maniera più diversa rispetto al nostro, meno aperto a nuovi scenari e più rassegnato, ma mi stupirono i suoni e i testi di Bianconi che si abbinavano su questa atmosfera quasi alla Morricone.
Ricordo la prima volta che lo ascoltai, rimasi sconvolto.

Intervista: Davide Di Cosimo