Canzone Storta è il nuovo singolo della band rock folk Lassociazione, estratto dal nuovo album Möi. Canzone Storta è uno dei cinque brani in italiano del disco ed è dedicata a una persona cara ai membri della band, purtroppo scomparsa recentemente.
In merito al singolo la band ha dichiarato: «Il dolore come le stagioni non va allontanato ma attraversato, noi ci abbiamo provato con questa canzone».

Möi è uscito il 10 maggio 2019 e ha radici profonde nel folk, nel blues, nel Rock’n’roll e nella nostra terra. Un disco che esce dopo anni difficili per la band, che esce nonostante i tempi che la musica d’autore sta vivendo. Dieci brani, di cui cinque cantati nel dialetto dell’Appennino Tosco-Emiliano, che sottolineano il valore che il gruppo attribuisce a questa antica lingua, punto fondamentale e distintivo del proprio viaggio musicale.

Lassociazione è un gruppo folk rock nato dall’incontro di Marco Mattia Cilloni (compositore, voce e chitarra), Giorgio Riccardo Galassi (scrittore) e Gigi Cavalli Cocchi (batterista di Ligabue, C.S.I. e Clan Destino). Formatosi nell’Appennino Reggiano, fin dal suo esordio, il progetto ha fatto breccia nel cuore di un folto pubblico che si è riconosciuto nelle canzoni dove si parla di gente e storie che testimoniano la cultura e i valori della propria terra.

01 Canzone Storta è il nuovo singolo da Mòi, un brano dedicato alla perdita di un padre, il cui video è molto toccante. Quanta emozione c’è in questa scelta?
Giorgio: volevo dedicare la canzone a questa scomparsa. Sono riuscito a scrivere qualcosa che mi ha sorpreso nel risultato finale. Per me Canzone Storta è un inno d’amore, rispetto alla mia terra e alle persone che ci abitano o che non ci sono più.
È un dolore che va attraversato, la perdita di un caro ti attraversa tutta la pelle e ci è voluto un po’ di tempo. Canzone Storta rappresenta un passaggio.

02 Nell’album ci sono cinque brani in italiano e cinque in dialetto. Che rapporto avete con la vostra terra e con la natura in generale?
Giorgio: il dialetto lo abbiamo recuperato, come la lingua italiana è in mutazione. È stato un percorso di ricerca storica e abbiamo cercato di utilizzate parole quasi scomparse. Il dialetto è una tradizione orale, quindi la ricerca è stata un’esigenza ed è forse più semplice per chi ascolta musica in inglese. Io sono nato nei pressi di un bosco e nelle mie parole sicuramente c’è questa naturalità.

03 Come nasce questo album e la vostra unione?
Gigi: il primo embrione di questo progetto proviene da Marco e da Giorgio che vivono in montagna e hanno un contatto diretto con le storie che raccontiamo. Dieci anni fa sono venuti da me per propormi il progetto e sono venuti a cantare dei pezzi a casa con chitarra alla mano. Da lì siamo partiti per creare un vero e proprio gruppo, la cosa interessante è che siamo riusciti a catalizzare intorno a noi un popolo enorme che si riconosceva nei nostri testi.
Giorgio: il titolo Moi vuol dire in dialetto bagnato, una parola che è arrivata perché tutte le intemperie che identifico in un acquazzone rappresentano proprio i sentimenti di passaggio.

04 Tutti e tre provenite da percorsi diversi e siete grandi musicisti, dagli inizi la vostra emozione è ancora intatta?
Gigi: l’atteggiamento è lo stesso. Ogni volta che inizia un disco nuovo, una storia nuova, l’emozione è intatta. Credo che dipenda anche dal fatto che per noi questi dieci anni sono stati straordinari sia umanamente che musicalmente e non vedevamo l’ora di tornare con un disco nuovo e ripartire. Il disco in realtà è stato in cantiere per quasi quattro anni e quindi è anche bello riconoscere come ogni volta sia come la prima.
Per quanto riguarda il vinile, ricordo che per il primo disco di un nostro importante conterraneo, ero felicissimo che uscisse il cd perché era l’invenzione del momento. Adesso invece siamo molto felici del contrario. Questo poi è il nostro primo vinile, abbiamo in mente di realizzare una raccolta con alcuni inediti e il nostro primo pensiero è per il vinili. L’emozione è stata molto forte anche quando abbiamo messo le mani proprio sul vinile.

Intervista: Davide Di Cosimo