(intervista a cura di Davide Di Cosimo)

I Kalascima ci presentano il nuovo singolo Mediterraneo Express, che vede la collaborazione dei Sud Sound System, Alessia Tondo e Nabil Bey.

Kalascima, l’intervista

Ciao Federico, da dove proviene Mediterraneo Express e le sue collaborazioni?
Il singolo è nato da una nostra esigenza di proporre qualcosa di nuovo come evoluzione ulteriore.
per Mediterraneo Express avevamo voglia di coinvolgere alcuni amici artisti, siamo partiti da Alessia Tondo.
In realtà il brano nasce a monte, volevamo realizzare una canzone ballabile, ma senza rimanere nelle tematiche più pop. Il centro del brano evidenzia che in questa epoca moderna, attraverso la globalizzazione e le migrazioni, le culture si mescolano e chiunque lasci la propria terra porti dietro la propria cultura.
Tutto ciò lo puoi trovare nella collaborazione con Nabil Bey, lui ha origini palestinesi poi studia in Libano e ora vive a Bari e canta in arabo. Stilisticamente abbiamo cercato abbiamo contaminato l’ondata giamaicana con i tamburi e le ritmiche orientali.
Ultimi ma non ultimi, i Sud Sound System, che sono legati moltissimi alla cultura giamaicana e sono i massimi esponenti italiani del genere.
Noi quindi abbiamo creato una stanza comoda, con l’apporto del nostro produttore Michele D’Elia, dove tutti gli artisti coinvolti si potessero esprimere. E siamo veramente orgogliosi e felici di queste collaborazioni.

Emblematica la scelta del titolo.
Il titolo del brano deriva dall’Orient Express, che era il celebre treno che superava tredici confini. Abbiamo creato un parallelismo con il mar Mediterraneo che è oggi il mezzo per superare i confini e abbiamo riprodotto questo concetto con i tre artisti coinvolti, la musica come un ponte che possa collegare le culture in un linguaggio che unisce.

A livello discografico come pensate di muovervi?
Noi siamo pienamente sul nostro percorso. È la prima volta che usciamo con un singolo senza avere un album. Ma, in relazione anche all’evoluzione del contesto discografico, pensiamo di uscire con altri singoli e poi penseremo a un album.
Abbiamo altri brani che usciranno e poi valuteremo.

Cosa vuol dire crescere nel profondo Sud del Salento?
Il Salento è de finibus terrae, siamo molto distanti dal centro operativo in tanti ambiti, però rende la mai terra un’isola felice che vive una condizione singolare. C’è una forte cultura tradizionale che va oltre il fenomeno mediatico. Ognuno di noi non ha potuto evitare di riceverlo e ce lo portiamo dietro.
Nella nostra condizione siamo coscienti del potere della cultura tradizionale. Negli ultimi quindici anni abbiamo avuto come band la possibilità di viaggiare e di portare tutto questo nel resto del mondo e di farlo incontrare con le altre culture equivalenti. Ci ha fatto capire che le culture tradizionali hanno l’esigenza e la dignità di vivere in un nuova forma. Non sono cose che vanno in una teca e contemplare le ceneri, cerchiamo di mantenere viva la fiamma nella nostra evoluzione.

Che rapporto hai con il vinile e il disco che ti ha cambiato la vita?
Ti dico la verità, non curo molto i supporti, danneggio un po’ tutto. La poesia del vinile è irripetibile, è il supporto più bello in assoluto.
Il disco che più mi ha fatto innamorare della musica è stato Bohemian Rhapsody dei Queen.
Spero di avere l’onore di registrare un bel vinile un giorno, ma sono intimorito dal farlo perché i riferimenti sono estremamente alti.