(Foto di Daniele Comelli)

Jaqueline (nome d’arte di Jaqueline Branciforte) è una cantautrice e musicista siciliana che esordisce alla finale di Festival Show 2011, dove si esibisce dal vivo sul prestigioso palco dell’Arena di Verona. Conseguita la maturità, si trasferisce a Roma ed entra nell’accademia di musica “Saint Louis College of Music”.

Nel 2018 il brano “Andare Via” fa parte della colonna sonora del film candidato ai David di Donatello e ai Nastri D’Argento “Un giorno all’improvviso” e l’anno seguente fa parte degli otto finalisti di Area Sanremo 2019 con il brano inedito “Game Over”.

La nostra intervista a Jaqueline

Come è nato il brano Game Over, uscito il 5 di marzo?

Il brano Game over è nato in una serata stravagante di prove con I-pad e chitarra, da cui è venuto fuori il riff in un solo minuto che mi ha dato le armonie dell’inciso (down – down). È questo il ricordo che ho di questo brano: è stato un attimo intenso.

Dopo l’estate, il mio manager e direttore artistico mi propone di partecipare ad Area Sanremom e ho scelto Game over, non solo perché ci credo davvero tanto, ma anche perché è attuale e sentivo di poter dare una sensazione o un’emozione, un pensiero sull’incremento della tecnologia. C’è anche una riflessione sul collegamento tra la fine e la speranza: anche se perdi una partita puoi tornare a giocare e riprendere tutto.

Cosa succederà dopo Game Over?

Ci sarà un nuovo singolo che sarà aggiunto agli altri pezzi del nuovo album!

Cosa dobbiamo aspettarci da questo album?

Sarà sempre pieno di energia e con un pizzico di follia, inoltre, Jacqueline si vedrà diversa, con molte più consapevolezze e molte meno paure: ci saranno tanti colori, tanti suoni elettronici sempre sullo schema di Game Over.

Che rapporto hai con i tuoi brani?

Nei miei pezzi cerco di mettere soprattutto del “mio” perché, fondamentalmente, non riuscirei a cantare un brano che non mi rappresentasse.

Nelle mie canzoni cerco di essere il più originale possibile e non deve mancare il giusto sound, la ricerca dei suoni. Per quanto riguarda la creazione, lascio che il flusso mi accompagni, che faccia il suo corso.

Che rapporto c’è tra il tuo modo di produrre musica e la tecnologia? Hai affermato che Game over nasce da un I-Pad e una chitarra.

Penso che la tecnologia ci abbia reso la vita più semplice, ma che a volte ci sia un sovraccarico che crea dipendenza. Io la vivo come una “compagna”: a volte la ricerco perché mi piace molto informarmi e poi perché la musica senza la tecnologia è come una mente senza un corpo… indispensabile!

Quali sono i tuoi punti di forza? Perché qualcuno dovrebbe ascoltare i tuoi lavori?

Abbiamo bisogno di energia, di carica, di un sound che ti dà l’adrenalina e credo che tutto questo sia presente nei miei pezzi, specialmente in Game Over. Tra i punti di forza, c’è la presenza scenica, lo sguardo, l’intenzione!

Ti sei diplomata al Saint Louis College of Music. Quanto è importante la formazione artistica in un contesto come quello di oggi?

Lo studio mi ha aiutato tanto e ho capito quanto fosse importante durante alcune esperienze sul palco, per esempio quando ho aperto i concerti di Ivana Spagna, dei Dick Dick e di Gatto Panceri.

È importante il saper stare sul palco, fare il proprio spettacolo bene e in questo lo studio ti aiuta perchè ti permette di capire la musica: per esempio riconoscere le tonalità e sapere cosa si sta cantando. Anche se ci sono artisti che pur non avendo studiato sono dei geni!

La cosa importante è saper mixare il gusto con quello che è accademico: non cerco di avere solo una bella tecnica, ma anche comunicare qualcosa agli altri.

È cambiato tanto il tuo modo di ascoltare la musica pensandoti come chi fa musica?

Assolutamente sì: prima ascoltavo con meno attenzione, mentre adesso c’è una ricerca del suono e di come viene usato, sono un po’ un’investigatrice!

Ti identifichi con un genere in particolare? 

Direi con il pop elettronico, un po’ di funk, un po’ acido nel suono: un mix di ricerca dei suoni che derivano dalla tecnologia, dalla luna, dallo spazio con quelli della chitarra, il basso, la batteria.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali?

Sono cresciuta con i dischi di Simply Red, Pink Floyd, Michael Jackson, Aretha Franklin, Prince, Lady Gaga. Ho pensato “Io voglio fare questo da grande” dopo un concerto di Renato Zero e avevo solo 6 anni.

Quali caratteristiche deve avere un artista per essere considerato un punto di riferimento?

Al di là del genere musicale, un artista è considerato tale quando comunica qualcosa di nuovo, mostra sé stesso per quello che è senza copiare nessuno. Penso, per esempio, a Tommaso Paradiso ed Elisa: sono dei cantanti da prendere come riferimento.

Qual è il tuo qual è il tuo rapporto con il vinile?

Mi ricordo che con mio padre andammo in una casa di registrazione: c’erano tutti questi vinili e io scelsi un lavoro di Michael Jackson. Ho sempre ascoltato tanta musica e posso dire che sono cresciuta con i vinili e i dischi collezionati da mio padre. Nella mia famiglia si respirava musica.

Irma Ciccarelli