(Foto di Giulia Ballone)

La sua voce vi ha accompagnato nei pomeriggi e nelle serate di quest’ultima edizione di Amici 19. Stiamo parlando di Jacopo Ottonello , 21 anni, di Savona.

Non solo, perchè il giovane interprete ha pubblicato il suo album d’esordio “Colori” di cui fanno parte “Disinnescare” e “Cuore di mare”, scritta da uno degli autori più importanti di questi ultimi anni, Enrico Nigiotti.

“Colori è legato anche alla mia formazione (ho frequentato il liceo artistico): ogni linea melodica che scrivevo la associavo a un colore e questo accade anche con canzoni non mie”

Questa la tracklist completa di “Colori”: “Cuore di mare”, “Luce e cenere”, “Blue Monday”, “Di sabato sera”, “E invece”, “Se parlo di te” e “Disinnescare”.

Jacopo, Amici 19: il nuovo album Colori

Dopo l’esperienza ad Amici arriva Colori, il tuo album d’esprdio. Come sei arrivato a questo progetto e cosa racconta?

Questo album è nato molto velocemente e solo il fine settimana potevo vedere i miei produttori, il mio manager, per lavorare. Nasce molto rapidamente insieme agli autori, a parte quello con Enrico Nigiotti (è grazie a Maria de Filippi se ho quel pezzo) è stato di base un flusso continuo.

Ed ecco “Colori”, il titolo nasce un po’ per caso: ero al telefono con Greta, la mia ragazza, e a un certo punto mi chiede come volessi chiamare il mio album e mi si è accesa la lampadina.

“Colori” è legato anche alla mia formazione (ho frequentato il liceo artistico): ogni linea melodica che scrivevo la associavo a un colore e questo accade anche con canzoni non mie, che siano pop, raggae o rock.

Nella canzone “Se parlo di te” il colore che associo è il rosso, perché è estiva, viene da ballare, oppure “Luce e cenere” la associo al blu scuro perché richiama la mia emotività mentre canto, “Disinnescare” colore caldo perché è una canzone forte anche nel parte ritmica.

Il concept era questo e, quasi senza farlo di proposito, i colori dell’arcobaleno sono sette come sono sette i brani all’interno del mio album.

Hai parlato di colori associati ai suoni: che colore ha, o per lo meno, qual è il colore dominante di questo album?

È più un trio, rosso-arancione-giallo, descrivono la mia personalità, sono una persona molto empatica, molto emotiva e impulsiva: una bomba pronta ad esplodere. Ho in testa tante cose, non finisco di farne una che ne voglio fare subito un’altra.

Hai accennato al brano “Disinnescare” e vorrei soffermarmi su queste frasi: “Amare è solo un’esercitazione si può brillare senza far rumore. Ho imparato ad amare da una separazione
accettando l’errore come una forma di evoluzione”

Quando la canto penso ad un ragazzo che tramite questo amore ha imparato e sta ancora imparando come funziona la vita. Un po’ l’ho anche vissuta questa situazione, quella della separazione, mi ha fatto aprire gli occhi e ho imparato a capire mondo, anche a livello lavorativo.

Partendo da “si può brillare senza far rumore”, penso ad esempio a quello che sto vivendo adesso con la mia ragazza Greta: senza far rumore è entrata in quello che era la mia vita, il mio quotidiano e sta brillando perché mi sta dando tutto ciò che ho sempre cercato in una persona.

Continuando con la frase, “ho imparato ad amare da una separazione accettando l’errore come una forma di evoluzione” penso alla fiducia riposta in determinate persone, accetto l’errore come una forma di evoluzione, ma da questo errore imparo. 

Qual è la parte, la frase che più ti rappresenta della canzone scritta per te da Enrico Nigiotti “Cuore di mare”?

La frase che mi provoca un po’ fastidio nel dirla è “credevo di essere diverso”, proprio la prima. Sono entrato ad Amici pensandomi come un tipo di persona aperta a nuove idee, alle emozioni da trasmettere cantando e credevo di saperlo fare in modo naturale. Invece, mi sono ritrovato di fronte a un’esperienza di vita in cui ho avuto delle difficoltà ad esprimermi. Sono un perfezionista del suono, amo provare e riprovare finché non è perfetto, quindi, ad Amici mi trovavo concentrato su questo punto invece che focalizzarmi sul testo e nelle emozioni delle parole.

Ed è un errore grosso per un interprete, specialmente per un giovane alle prime armi. Quindi, con il brano di Enrico ho imparato questo: a dare un peso ad ogni parola che dico, un peso a quello che leggo e canto. È un consiglio diretto dato proprio da lui “Prima di cantare e intonare la melodia, guarda e leggi, perché ogni parola deve avere un peso”. È stata una svolta nel metodo di approccio con i brani.

Il momento più significativo ad Amici?

Mi viene da dire la puntata finale, anche se può sembrare strano, perché ho lasciato ciò che amavo fare, la vita che voglio. È stato un po’ il culmine del mio percorso. Durante il pomeridiano mi era stato detto di avere grandissima vocalità, grandissimo margine di miglioramento, ma non arrivavo alle persone, non veniva la pelle d’oca. Da quel momento ho cambiato metodo e c’è stata una svolta.

Sono dell’idea che prima dell’artista venga la persona, e vedere Maria de Filippi commuoversi, mi ha fatto veramente spezzare il cuore, perché sono riuscito comunque a entrare nel cuore delle persone per quello che sono. Jacopo dentro la scuola è Jacopo anche al di fuori di Amici. Che sia rimasta la mia semplicità nel fare le cose e il mio essere così buono mi ha fatto veramente bene al cuore.

Quale dei tanti consigli porterai avanti?

Sicuramente, il dare sempre un peso alle parole è un consiglio che porterò sempre con me. All’interno di Amici ho solo ricevuto critiche costruttive: arrivati al serale tra Rudy Zerby e Gabry Ponte si sono sbizzarriti a dirmi determinate cose. Credo che sapessero quanto io potessi dare su quel palco e che c’erano delle potenzialità, perciò mi martellavano.

A Gabry sono riuscito a far cambiare idea, mentre Rudy, subentrano sicuramente anche i personali gusti musicali, ha comunque sempre dato delle critiche positive e costruttive, per esempio in saletta mi dava delle indicazioni su come arrivare alla gente. Porterò tutto dentro uno zaino che metterò sempre.

Quale brano di questo album potrebbe arrivare di più alla gente?

“Luce e cenere”: è un brano molto forte a livello emotivo. Era la prima volta che entravo in uno studio di registrazione (quando ho registrato questa canzone) e insieme a me c’era Greta: inizio a registrare la canzone, alzo lo sguardo e la vedo piangere.

Da quel momento, per tutta la durata della canzone, l’ho guardata fissa negli occhi e, ne sono sicuro, che se chi ascoltasse chiudesse gli occhi vedrebbe quella scena, riuscirebbero a vedere Greta, perché c’è tanta passione in questa canzone. 

Ascolti la musica in vinile?

A casa ho dei vinili, ma non so dove sia il giradischi [ride]. Ho ad esempio “Bad” di Micheal Jackson e alcuni degli Imagination. Mi piacerebbe molto ascoltarli di più e ho avuto la fortuna di avvicinarmi di più al vinile all’interno della scuola, quando la professoressa Pettinelli lo portò per mostrarci come funzionasse e come venisse utilizzato dai disk jockey. Poi, durante il programma, mi chiese quale fosse la differenza tra un 45 giri e un 33 giri come prova per non andare in sfida.

Irma Ciccarelli