In un periodo così particolare che mette a dura prova l’animo umano e la sua connessione con se stesso e gli altri, sono molti gli artisti che hanno deciso di coinvolgere il proprio pubblico nella stesura di una canzone, come Jack Savoretti.

Infatti, lo scorso 2 aprile, l’artista ha pubblicato il brano “Andrà tutto bene” , nato in una sessione di scrittura live su Instagram insieme ai suo fan italiani durante la prima fase di blocco totale in Italia.

“Il mio pubblico ha percepito che ero preoccupato, così mi ha consolato dicendo che l’Italia è un Paese forte” – dice Jack Savoretti.

Jack ha registrato il brano a casa, nel suo studio sulla traccia prodotta da Cam Blackwood, gli archi sono arrangiati ed eseguiti da Davide Rossi e mixati da Daniel Moyler, tutti da remoto.

I proventi derivati dal brano verranno devoluti interamente all’Ospedale Policlinico San Martino di Genova per il progetto #genovapersanmartino, in prima linea nella lotta contro il COVID-19.

Jack Savoretti, Andrà tutto bene: “Ci stiamo ri-educando”

In questo particolare periodo è nato Il brano “Andrà tutto bene”. Come l’hai vissuto questa esperienza?

Questa canzone mi sta molto a cuore: è stato un momento molto genuino, non premeditato. Devo ringraziare tutti i miei colleghi e la mia casa discografica perché siamo riusciti a trasformare un momento spontaneo in qualcosa di bello. Volevo sapere cose stesse succedendo in Italia e far capire ai fan che li stavo pensando.

L’idea iniziale era “vediamoci stasera e scriviamo una canzone insieme”, ma in modo molto leggero, non avevo chiesto di scrivere come si sentissero, come stessero vivendo l’esperienza e, invece, è avvenuto proprio quello che succede quando scrivi con qualcun altro: ti confronti, si parla di quel che si prova, di quello che si sente e vive. È avvenuto qualcosa di magnifico.

Il mio pubblico ha percepito che ero preoccupato e scioccato da ciò che stava avvenendo in Italia e così mi ha consolato: in molti mi hanno detto “noi italiani siamo forti, siamo divisi, ma uniti”. Il coro rappresenta la loro consolazione nei miei confronti.

Cosa ti auguri per la musica dopo questa esperienza? Che ruolo avrà l’artista?

La musica e l’artista saranno valutati diversamente: le persone, dopo un’esperienza del genere, saranno in cerca di cose profonde, genuine, di sostanza, meno superficiale e veloce. Ci siamo abituati a consumare, non solo nell’arte, ma in qualsiasi forma, dal cibo all’informazione, impazienti e disponibili ad accettare anche le realtà più superficiali, senza pensarci troppo. La musica è caduta in questo approccio, ma cambierà.

Le persone hanno più tempo da dare, ovviamente data anche la situazione, ma non vi è più una fruizione veloce e superficiale, ci stiamo ri-educando per poi avere ognuno la propria idea. Darà spazio a un’arte molto più sincera, un’arte che mostrerà delle verità che forse non volevamo vedere.

Sta cambiando il tuo modo di scrivere?

Sì, di solito non scrivo durante un conflitto o una particolare esperienza, perché voglio viverla appieno e preferisco rifletterci sopra, altrimenti il subconscio (spesso sa già quello che decideremo) mi fa scrivere prima che si concretizzi qualcosa. Invece, in questo momento, sto scrivendo, ma sono molto cauto: non vorrei parlare solo di questa esperienza e non so se dopo ne vorrò cantare. Vedrò come la mia musica si rifletterà su questa esperienza.

Ascolti la musica in vinile?

Sì, molto spesso. Inoltre, il mio ultimo album, Singing To Strangers, l’ho prodotto pensando totalmente al vinile e ascoltandolo attentamente si capisce subito quanta attenzione io abbia messo nei dettagli, come l’etichetta stessa del vinile. Ho studiato per ore e ore, sere e notti intere, insieme agli amici.

Il mio giradischi è molto vecchio, ho un His Master’s Voice del ’62 circa, e non si può ascoltare l’ultimo album dei Radiohead, per dire, quindi ascolto tantissima musica anni 60-70, molto rock ‘n’ roll, folk, ma più di tutti amo ascoltare jazz. In questo periodo sto ascoltando Kind of Blue di Miles Davis che consiglierei di ascoltare, sempre in vinile, insieme a Chet Baker.

Adesso che abbiamo tempo per le cose un po’ più profonde è importante conoscere questi vinili che vanno vissuti, non solo ascoltati. Consiglierei di mettere Kind of Blue di Miles Davis e guardare fuori dalla finestra poi chiudere gli occhi e lasciarsi un po’ andare, di viverlo, di assaggiarlo, non solo come sottofondo musicale.

Irma Ciccarelli