(Foto di Lorenzo Arrigoni)

Urlo Gigante è il disco d’esordio da solista di Gulino, inconfondibile voce dei Marta sui Tubi, in uscita il 6 marzo.

Prodotto da Fabio Gargiulo, il disco vede il featuring di Veronica Lucchesi de La Rappresentante di Lista che canta nella traccia Lasciarsi insieme con gli arrangiamenti degli archi sono di Davide Rossi (Coldplay, U2).

Un disco che nasce dalla voglia di comporre, finalizzare e pubblicare i propri brani che racchiudono quelle che sono le sue emozioni. Sonorità nuove che, come lui stesso ha dischiarato, non si ascoltano da nessun’altra parte.

Gulino, Urlo Gigante: l’intervista

Cosa ti ha portato a scrivere questo album? Il titolo Urlo Gigante cosa sintetizza?

Il titolo è l’anagramma del nome e cognome di mia figlia (Greta Gulino) ed è stata una specie di illuminazione quando l’ho scoperto. Ho pensato che potesse essere un bel titolo per un album, inoltre, in quel periodo stavo già organizzando i pezzi e posso dire che in questo caso è arrivato (il titolo) prima dell’album!

Da quanto tempo stavi scrivendo i pezzi per questo album?

In realtà, ho iniziato a scrivere i brani senza pensare al fatto che potessero far parte di un album, alla fine questo è il mio lavoro, oltre ad essere il mio passatempo preferito, quindi compongo costantemente. Ad un certo punto, mi sono trovato con la cartella degli spunti piena ed ecco che insieme al mio produttore ci siamo messi a studiare come creare questo album.

Perché hai scelto di presentare questo progetto da solista?

In questo momento con i Marta sui Tubi siamo fermi e non potevo attendere gli impegni degli altri perché avevo voglia di rimettermi in gioco, nuovamente. Il fatto di stare fuori dalle scene mi ha pesato come il fatto di sentirmi un musicista “non in attività” che mi faceva sentire vecchio.

Quale è stato il sentimento che più di tutti è prevalso e convinto a concretizzare Urlo gigante?

La voglia di volermi esprimere, scrivere canzoni è una cosa fisiologica, come il mangiare, bere, ne sento proprio il bisogno per poter sopravvivere. Elaborare, finalizzare e pubblicare le mie emozioni mi serve per esorcizzare alcune cose, chiudere dei capitoli e concentrarmi sulle novità della vita.

Perché hai scelto Un grammo di cielo e Bambi per anticipare l’album?

Dopo quattro anni, volevo tornare con qualcosa di sentimentale, che parlasse d’amore e questi due brani rispondevano a quella che era la mia esigenza, anche se c’erano altri pezzi papabili, ma magari usciranno più avanti.

In questo album, in cosa ti sei rinnovato?

Per quanto riguarda il modo di scrivere, è rimasto lo stesso perché anche questa volta sono partito dalla confusione, anche se a differenza dei lavori precedenti per cui attingevo a delle cose scritte in precedenza, questi pezzi sono scritti sulla base musicale senza stare a cercare di costruire dei percorsi letterari. Questi brani hanno più a che fare con la poesia che con il racconto.

Quanto e come è cambiato il tuo approccio con la produzione musicale durante questi anni?

Sono sempre stato abituato a lavorare in sala prove e a costruire lì le canzoni e completarle successivamente nello studio di registrazione insieme agli altri musicisti, quindi rappresentava l’ultimo passo di un processo di creazione.

Per Urlo Gigante, invece, le canzoni sono state composte direttamente nello studio di registrazione, ovviamente provando e riprovando, quindi quella fase di pre-produzione è avvenuta direttamente lì, insieme al mio produttore Fabio Gargiulo e Andrea Manzoni, il pianista che si è occupato di riempire le mie lacune armoniche.

È stato un album concepito proprio in maniera diversa, così come i suoni, completamente nuovi e nati dalla combinazione di diversi strumenti, senza usare dei pre-set di plug-in o cose del genere. I suoni che ci sono in questo disco, non li trovi da nessun’altra parte perché non sono riproducibili naturalmente.

Vorrei fare un focus su una frase del brano Fammi ridere: “Lascia la gente più bella di come l’hai incontrata…è questo il cuore del senso”. Cosa significa?

Era una sera in cui ero su internet e non avevo assolutamente voglia di pesantezza, così mi sono messo a cercare dei video divertenti per distrarmi e non pensare a niente.

E ho capito che questo, a volte, è un lusso che non sempre riusciamo a concederci: prenderci del tempo per noi stessi, distrarsi e senza ragionare per forza su quello che stiamo guardando in tv, per esempio, farsi semplicemente guidare da qualcosa che ci allieta. Ed è partito tutto da questa sensazione.

È un po’ un gioco di parole che fa riferimento al momento in cui incontri una persona nuova, gli lasci qualcosa e gli esiti possono essere tre: indifferenza, curiosità o antipatia.

Bisogna far tesoro di tutti gli incontri che si fanno e l’obiettivo viene centrato quando ti fai ricordare e lascia all’altra persona qualcosa ed è sempre un’occasione da sfruttare quella di far del bene a qualcuno: ti arricchisce.

Uno dei temi principali di Urlo gigante è la verità, sottolineata anche da frasi come “non sei mai stata nuda davvero”. Qual è stato, invece, il tema più difficile da mettere in musica? Quali sono le difficoltà per comunicare nel modo giusto?

In realtà, non ci sono difficoltà nel mettere in musica le cose che hai dentro, anzi, questa ti aiuta. La musica è un equilibrio tra il sentimento puro e la poesia: quando si uniscono questi due aspetti diventa qualcosa di magico che ti permette di buttarci dentro quello che vuoi e non sempre deve avere un senso logico.

La difficoltà si presenta quando hai in testa qualcosa e non riesci ad esprimerla come vorresti: in questo caso, io abbandono il pezzo e lo riprendo solo quando trovo le parole giuste.

Parliamo di vinili. Che rapporto c’è?

Ho tanti vinili a casa, acquistati soprattutto nel nel periodo in cui avevo i capelli! È un argomento che mi sta molto a cuore! Ho iniziato ad ascoltare la musica proprio con i vinili all’età di 13/14 anni e ricordo che il primo 45 giri è stato My Sharona (The Knack) e subito dopo c’è stato Everythings Counts (Depeche Mode). Invece, il primo 33 giri di musica da discoteca. Ho tutta la discografia dei The Cure etc.

Con il vinile c’è un rapporto carnale; non c’è n’è uno che suona uguale all’altro perché dipende anche dal modo con cui te ne prendi cura.Ti affezioni anche al loro rumore di statica, alle rigature. Inoltre, potevi trovare tutte le informazioni: i testi, dove era stato registrato, da chi era stato prodotto (in questo modo ho imparato i brani delle canzoni inglesi).

Oltre all’oggetto in sé, che è un’opera d’arte, è qualcosa che trasmette cultura. Comprando un vinile, ero consapevole del fatto che aiutavo a portare avanti, sostenere, la carriera di un artista.

Il vinile è un modo per educare all’ascolto perché richiede tutta la tua attenzione, diversamente dallo streaming perché in questo caso se un pezzo non ti piace vai oltre. Invece, con il vinile, anche per il fatto che lo acquisti, ci stai quel minuto in più per ascoltarlo e spesso succede che un brano che non comprendi al primo ascolto, al secondo, al terzo diventa chiaro.

È un privilegio che solo il vinile può dare.

Irma Ciccarelli