(intervista a cura di Davide Di Cosimo)

I Googa presentano il loro nuovo singolo “Lupo Mannaro”, una canzone scomoda con l’intento di provocare diverse reazioni.
Questo singolo rappresenta un nuovo capitolo della band romana che dopo la pubblicazione del primo EP “Oblò” è alla ricerca del compromesso tra l’animale feroce e l’umano smarrito in cerca della luna, rimanendo sempre in branco.

Googa: l’intervista a Francesco Siraco

Ciao Francesco, cosa racchiude Lupo Mannaro?
Abbiamo registrato il brano subito prima della quarantena. Abbiamo pubblicato un EP a novembre dello scorso anno e questo singolo rappresenta il nostro sound attuale. Il lupo mannaro è una metafora di ognuno di noi all’interno della società, da un lato c’è l’oppressione, dall’altro in teoria dovrebbe trasformarsi in un animale più libero con la luna piena, ma oggi non riesce a rintracciare più il suo aspetto e vive in una forma intermedia.
Rappresenta anche il nostro approccio di branco, ci chiamiamo Googa perché ricordava il nome di una tribù ed è quello che siamo quando suoniamo.

Il video è animato, è stata fatta di necessità virtù o l’idea era già quella?
Volevamo un videoclip “normale” ma abbiamo poi fatto di necessità virtù. La ragazza del fonico con cui abbiamo registrato il brano fa la grafica, si chiama Bubi Visual Arts e abbiamo sfruttato l’occasione chiedendole se poteva rappresentare la nostra canzone. Ci siamo confrontati passo dopo passo, e siamo molto contenti di questo risultato.

Puoi anticiparci qualcosa del nuovo EP su cui state lavorando?
Avevamo intenzione di registrare un altro singolo e suonare molto in estate, ma ora vedremo cosa succederà.
Abbiamo comunque tanto materiale che avevamo già suonato live e con l’intenzione di registrare. Ora possiamo sfruttare questo momento per scrivere nuove cose e magari iniziare a lavorare all’album, poi dipende da come andrà le situazioni.

Siamo entrambi romani, ti chiedo un parere sulla scena musicale della nostra città.
Quando abbiamo formato la band avevamo tutti altre esperienze e siamo entrati a contatto con la realtà romana. C’è un bellissimo movimento ma spesso ci si trova a incontrare belle persone, ma la città è comunque satura di musica. Si suona molto è difficile ottenere palchi più grandi o situazioni con più pubblico. È sicuramente un’occasione di scambio, penso a tutti gli open-mic.
La musica poi è molto limitata e anche sottopagata.

Che rapporto hai con il vinile?
Da qualche anno ho cominciato a ascoltare il vinile. ho trovato un giradischi a casa e tanti vinili di mio padre che aveva una predilezione per rock anni sessanta e settanta ma anche Branduardi e cose del genere, e li ho riascoltati tutti.
Il disco più importante è difficile dirlo, ma direi Blonde on Blonde di Bob Dylan, ma parlo chiaramente solo per me perché nella band abbiamo tutti ascolti molto differenti.