(Intervista a cura di Irma Ciccarelli)

Giuseppe Anastasi lo conosciamo soprattutto, ma non solo, come uno degli autori più rilevanti di questi ultimi anni, per esempio “La notte” per Arisa porta proprio la sua firma

Adesso, Anastasi mostra al pubblico anche la sua veste di interprete, presentando i singoli Berlino” e “Bla bla star” che anticipano il futuro album.

“Bla bla star” è una canzone allegra, ma non troppo  dichiara GIUSEPPE ANASTASI – A me certa televisione non piace e quando mi capita di guardarla mi imbarazzo e vorrei fuggire via dal pianeta. Il video ed il ritmo della canzone sono funzionali, servono per indorare la pillola.

Non solo, leggete cosa ci ha raccontato Giuseppe Anastasi nella nostra intervista per i lettori de Il Terzo Lato Del Vinile! Ma fate un salto anche sui nostri canali Instagram, Facebook e Youtube per vedere cosa ha preparato per noi Giuseppe Anastasi.

Giuseppe Anastasi: “I vinili sono l’oggetto più affascinante della musica”

Il brano Bla Bla Star: qual è la sia storia e perché hai scelto questo tipo di testo e sonorità, quali sentimenti descrivono per meglio dire, per raccontare?

Bla Bla star, parte da un beat. Stavo giocando con alcuni suoni latini, ed a un certo punto mi sono messo a canticchiarci sopra una sorta di finto spagnolo, ad una certo punto mi sono reso conto che mi piaceva la melodia che stavo cantando ed a quel punto ho scritto il testo, che critica bonariamente un certo tipo di televisione che a me non piace.

Il brano Berlino: analisi del testo- “Poi scese una nuvola Troppa finta libertà A nascondere tutte le cose La visione lucida Di una storia scomoda A novembre non sbocciano rose”. Esiste un parallelismo con il modo in cui si vivono i rapporti oggi?
La nuvola rappresenta il capitalismo becero, quello che amplifica le differenze sociali. La storia d’amore è un pretesto per addolcire il mio pensiero socialista.

Questi due brani anticipano un album: hai già una struttura designata? Sarà un concept album oppure ogni brano sarà una storia a sé?
L’album sarà ricco di filosofia, di amore e di tutte le mie visioni della vita. Non è un concept, ma se vogliamo trovare un filo conduttore direi che è la vita.

Insieme all’amico e collega Alfredo Rapetti Mogol (Cheope) il manuale “Scrivere una canzone”: quali sono le caratteristiche di un brano composto correttamente e di potenziale successo?
Secondo me, la chiarezza del testo, la bellezza melodica, l’arrangiamento giusto e la capacità di dare un emozione positiva o negativa che sia a chi lo ascolterà. L’aggettivo che mi fa più paura quando faccio ascoltare una canzone è “carina”.

Da insegnate, senza quindi nessun velo di “critica distruttiva”, quali sono gli errori e invece le interessanti innovazioni dei giovani compositori che popolano la scena musicale?
L’innovazione è totale poi può non piacere o essere apprezzata. Tecnicamente c’è un uso della rima fatto molto bene, gli arrangiamenti sono giusti per il periodo storico che stiamo vivendo musicalmente. Se devo fare una critica ti dico che si suona poco perché tutti i suoni sono affidati alla tecnologia.

Quali pensano che siano i cambiamenti che ritroveremo in musica dopo questa esperienza dell’emergenza sanitaria?
Nessuno in particolare, purtroppo credo che appena passerà totalmente l’emergenza, riprenderà tutto come prima. Spero di sbagliarmi.

Quanto è cambiato, se è cambiato, il tuo modo di comporre in questi anni? Anche con riferimento ai social (penso a fenomeni come tik tok e simili).
Non è cambiato, il mio approccio rimane sempre lo stesso, prendo la chitarra e cerco di capire se ho qualche cosa da dire.

Oltre alla musica, al testo e poi ci sono i videoclip, ormai considerati opere d’arte: quanto peso hanno e qual è davvero il loro ruolo?
Sono sicuramente molto importanti, la gente non vede più il telefono come un mezzo per chiamare qualcuno, lo usa molto di più come macchina fotografica o telecamera, quindi l’immagine ha preso il sopravvento sull’essenziale. Ovviamente non è il mio caso, se guardi il video di Bla Bla star capirai che l’immagine per me viene sempre dopo.

Vinili: qual è il tuo preferito? Hai un ricordo particolare legato al loro ascolto? Quale suggerisci di ascoltare?
I vinili sono l’oggetto più affascinante della musica. La cosa che mi fa impazzire è la sua origine dalle secrezioni di alcuni insetti asiatici, come dire, “la merda che diventa bellezza sonora”. A parte gli scherzi, ne ho tanti e li amo tutti, ma se devo consigliarne uno direi “Rimmel” di Francesco De Gregori.