(Intervista a cura di Irma Ciccarelli)

Una delle voci più belle di questa edizione di Amici, Giulia Molino è sicuramente tra le artiste da tener “sott’occhio” per le sue capacità interpretative e comunicative.

Non lo ha dimostrato solo nel percorso all’interno della scuola di Maria De Filippi, ma anche con i brani che compongono il suo album “Va tutto bene”.

Pezzi come “Nietzsche” presentano una giovane, ma. matura, interprete che ha il coraggio di parlare, non solo cantare, e togliere quel velo di silenzio a uno delle tematiche che fa paura sia ai più giovani che non: l’anoressia.

Non solo, anche “Camice bianco” mostra l’altra faccia di professionisti, quelli del settore sanitario, che sì, sono eroi, ma anche umani, con tutti i sentimenti che contraddistinguono le persone in momenti delicati come questi.

“Va tutto bene”, il primo album di Giulia Molino, è disponibile su tutte le piattaforme streaming e in formato fisico in tre diverse versioni :

  • CD
  • CD + T-Shirt (possibilità di scelta tra 2 diverse grafiche)
  • CD + 2 T-Shirt

Ecco cosa ci ha raccontato Giulia Molino in questa intervista a Il Terzo Lato del Vinile.

Giulia Molino: “Un brano da Fabrizio Moro? Una figata!”

L’album “Va tutto bene”: qual è la sua storia  e cosa ti ha dato la sua realizzazione?

“Va tutto bene” nasce dopo un anno in cui mi ero fermata con la musica, esattamente successivamente ai provini di Amici nel 2017. Pensai di dovermi fermare un attimo, di non accanirmi all’idea di studiare un anno intero per quel provino, ma cercare di capire cosa non andasse in me, e perché in quell’anno non fosse andata bene.

Ho cominciato a scrivere, grazie al supporto de “L’isola degli artisti”, la mia famiglia, che ho incontrato in quell’anno, e in particolare di Carlo Avarello, che dal primo momento, nonostante fosse un periodo di crisi per me, non ha mai smesso di credere nelle mie potenzialità e man mano, con tanta fiducia e tanto impegno, a volte anche dolore (è brutto vedere in un gruppo di lavoro c’è chi va avanti, chi apprende e chi migliora, mentre tu sei lì in silenzio perché ti metti in discussione o perché ammiri gli altri però ma non fai passi in avanti).

È un anno in cui mi sono costruita ed è nato l’album “Va tutto bene”: 7 pezzi, due scritti interamente da me, altri con l’aiuto della mia famiglia. C’era un progetto e desideravo imparare a scrivere e alla fine è successo tutto molto all’improvviso, forse perché ho avuto la pazienza di mettermi in disparte, di osservare le persone che ammiravo, a livello di scrittura e di interpretazione.

Sono molto fiera di questo album, a prescindere dalla situazione che non mi ha concesso di portarlo un po’ in giro per l’Italia, che era il momento che più attendevo. Per fortuna ci sono i social, c’è stato Amici, che mi ha permesso di farmi conoscere e di far conoscere in parte il progetto. Sto continuando a scrivere e non vedo l’ora che si riprendano i concerti.

Qual è il filo conduttore di questo album e quale messaggio arriverà maggiormente a chi lo ascolterà?

È un album variegato, ci sono vari mood. I pezzi rimasti più impressi nella mente delle persone sono “Va tutto bene”, “Nietzsche” e “Le domeniche di maggio”, ed effettivamente questi brani rappresentano i tre mood nell’album. “Va tutto bene”, “Solo questo mi è rimasto” e “Briciole” sono le ballade, con “Le domeniche di maggio” ci sono “Amore a lieto fine” e “Non sentire più niente”, pezzi più spensierati, energici, mentre “Nietzsche” si distacca da tutto, sia per genere che per contenuto. Ognuno si è rivisto in uno di questi mood, sono personalità diverse, ma comunque racchiuse in me, coerenti con la persona che canta queste canzoni. Chi ha voglia di conoscermi può ascoltare l’album.

“Nietzsche” è un brano sicuramente molto forte e tocca tematiche molto importanti di cui, a volte, si fa fatica non solo a cantare, ma proprio a parlarne. Ce lo racconti questo pezzo?

È un brano che nasce dalla necessità di riversare su carta una rabbia che forse avevo dentro di me repressa. Nasce dopo il superamento dell’anoressia, non durante quel periodo. Come parlo nel brano, i mostri ti tengono la mano, si deve imparare a stringere quella mano, a non farsi sopraffare e a camminare sulla stessa linea, mai un passo indietro. Nonostante sia un periodo passato, io mi porto ancora dentro tutta la rabbia: per questo motivo è nato questo brano. Ogni tanto capita che certi giorni e certe sensazioni tornino a far visita, probabilmente quando ho scritto Nietzsche era uno di quelli. È un brano che parla di tutto questo percorso, visto dagli occhi di chi vive il disturbo: un mondo molto distorto, ti senti solo, vuoi stare solo, però allo stesso tempo vuoi che le persone ci siano.

Ti rendi conto che nessuna mano tesa verso di te potrà mai realmente salvarti, non potrà essere la salvezza a cui aggrapparsi. Un mondo di paradossi, il riassunto di quella che è l’anoressia e il disturbo alimentare in generale, il desiderio di scomparire per farsi vedere, di avere attenzioni, anche in ambito sociale. Spesso questi disturbi nascono dal bullismo scolastico oppure da disagi in famiglia, quando si ha desiderio di farsi notare da un genitore, purtroppo questi sono i vari indizi scatenanti. “Nietzsche” parla di me: avevo bisogno che questo pezzo fosse nell’album perché nonostante non me ne rendessi conto quando ho scritto questa canzone, che inizialmente non era neanche pensato come tale, ma come uno sfogo scritto nelle note dell’iPhone, e tale è rimasto per mesi.

Poi un giorno ho pensato di adattarlo ad un beat hip hop, un genere che io sempre ha ascoltato, ci ho provato, è un testo molto fitto, un flusso di coscienza. Quando lo portai ai provini di Amici, cantando mi sono resa conto per la prima volta della grande importanza di questo brano e quindi l’ho voluto fortemente inserito all’interno della tracklist. Molte persone si rivedono e vivono questo momento, sanno di cosa parlo e si rendono conto che sì, il mostro si può tenere per mano, io ne sono l’esempio.

Se posso essere portatrice di un messaggio e farlo recepire, tramite le mie esperienze negative o positive, per me sarà il passo più grande verso un successo personale. Io non voglio cantare e basta, ci tengo tanto a dire e a parlare. “Nietzsche” è stata la svolta, da quella verità sono nati altri brani di contestazione sociale, come “Camice bianco”, si sono aperte altre vedute. È il mio pezzo preferito dell’album, per questo ne parlo in questo modo, per me è importantissimo.

Hai menzionato anche quest’ultimo brano uscito che è “Camice bianco”. Hai scritto questo brano dopo un episodio ben preciso o seguendo la scia di sentimenti che suscita questo periodo?

È nato guardando un video su YouTube, in cui c’era un dottore che spiegava la situazione degli ospedali pieni, dei turni di lavoro massacranti e poi, con le lacrime agli occhi, ha detto al giornalista che la domanda più frequente è “dottore quanto mi rimane”. Il medico è poi scoppiato a piangere. Mi ha smosso qualcosa, a livello fisico e ho avuto l’esigenza di scrivere queste parole.

Tutto il resto, come l’arrangiamento, ha preso forma nei giorni successivi, come l’arrangiamento. È nato davvero in poche ore, circa una settimana prima del primo maggio, se non di meno. Una cosa molto di getto quella che ho di scrivere, volevo dedicare un pensiero che rimanesse per sempre, a prescindere dal risultato del brano o del successo, non mi interessava e non interessa tutt’ora. Volevo che le persone sapessero che la musica è qui e li supporta, perché la musica è il mezzo di condivisione più grande che abbiamo in questo momento. È importante parlarne tramite musica.

Chi sono stati gli artisti che ti hanno fatto amare la musica?  E Qual è la tua concezione di musica?

Io sono dell’idea che la tutta la musica sia da ascoltare. Ho ascoltato ogni tipo di genere musicale, dal punk rock, l’indie, il pop, anche se la costante, quella che ascolto tutti i giorni, è il mondo del rap. È una discrepanza che ho tra ciò che ascolto e ciò che canto, ossia soul, rnb, hip pop, ma ho sempre ascoltato rap, ogni giorno.

È un genere a cui sono legata così tanto perché ha una chiarezza nel linguaggio, la dote di essere un linguaggio diretto, tramite il quale si può proprio argomentare, a differenza degli altri generi, in cui si deve seguire degli schemi metrici, delle melodie. Nel rap invece sono dei veri e propri flussi di coscienza. Ovviamente, ci sono artisti pop che amo, come Fiorella Mannoia, ma nel pop ho sempre trovato questa forma di ammirazione. Sto cercando di incrociare questi due mondi, il pop e l’hip pop, magari in un progetto futuro.

Cosa ha migliorato l’esperienza ad Amici e cosa invece hai scoperto artisticamente di te?

Mi ha migliorato sotto il punto di vista emotivo, a gestire le mie emozioni. Solitamente sono un libro aperto: se sono nervosa, non riesco a nasconderlo, e poco paziente. Ad Amici ci facevano attendere per ore ed ore in una stanza, quindi ne sono uscita un’altra persona, zen [ride]. Mi ha rafforzato sotto quel punto di vista, mi ha fatto capire che se hai la determinazione di fare qualcosa puoi sopportare tutto, diventi forte.

Artisticamente, mi ha insegnato a non avere paura di sperimentare, di conoscermi e soprattutto di interpretare i testi dei brani (per quanto fosse un lavoro che facevo precedentemente): è una mia passione trovare i messaggi delle canzoni. Grazie alla mia fantastica vocal coach Raffaella ho imparato ad andare a fondo in ogni parola e spesso mi sono ritrovata a piangere insieme a lei. A volte ci sono canzoni che apparentemente hanno un significato, però quando vai ad analizzarle scopri un mondo, sotto il punto di vista artistico. Ringrazierò sempre Raffaella.

Chi ti piacerebbe come autore per un tuo brano?

Fabrizio Moro, assolutamente, amo tutti i brani scritti da lui per Noemi, per Elodie, i suoi vecchi pezzi. Ho fatto le cover di ogni canzone di Fabrizio Moro, perché mi sembrava le scrivesse per me, anche ad Amici me ne hanno fatte fare molte, anche loro si sono accorti di questa affinità. Per me sarebbe un onore e poi sarebbe una gran figata [ride]. È uno di quei pochi artisti che quando ascolto le sue canzoni penso che avrei voluto scriverle io.

Ascolti musica in vinile?

Purtroppo no, non ho i mezzi, non ho mai pensato di acquistare un giradischi, però mi affascina tanto l’idea. Qui all’Isola degli Artisti mi hanno insegnato ad amare anche questo, stanno anche tornando in voga, ci sono alcuni artisti che fanno uscire l’album in formato vinile. È un qualcosa di bello che però non cambierà le sorti della musica, che si sta digitalizzando al 100% , il fatto che esista ancora materialmente è bello che sopravviva.