In occasione del nuovo album di Pat Metheny, From This Place, abbiamo avuto occasione di scambiare quattro illuminanti chiacchiere con l’artista americano.

“Negli ultimi quarant’anni pochi musicisti jazz hanno sperimentato un popular appeal con così tanto successo quanto il chitarrista americano Pat Metheny. Metheny è stato un impressionante giocoliere di virtuosismo improvvisato, world music, composizione coinvolgente e innovazione tecnologica per più di quattro decadi”. – Guardian

Nonesuch Records pubblica il nuovo album di Pat Metheny, From This Place. L’album contiene dieci composizioni di Metheny, accompagnato dal suo batterista di fiducia Antonio Sanchez, la bassista malese/australiana Linda May Han Oh e il pianista inglese Gwilym Simcock, oltre alla Hollywood Studio Symphonycondotta da Joel McNeely.

pat metheny from this place

01 Hai dichiarato che la gestazione di questo disco è stata molto lunga. Quando hai capito che fosse arrivato il momento?
Questo album rappresenta un periodo della mia vita, come tutti i dischi del resto. Ma in questo caso è stato per me qualcosa di diverso, suonavo le mie composizioni del passato e ho avuto la voglia di radunare tutti gli artisti che hanno collaborato con me o che stimavo particolarmente per realizzare questo disco. Sono delle collaborazioni bellissime di cui vado molto orgoglioso. Ho ricercato molto dentro me stesso, dentro gli anni sessanta, ascoltando i Beatles e tutte le influenze che hanno fatto di me un musicista, poi ho ascoltato tantissima musica nuova. E a un certo punto ho capito che fosse arrivato il momento di iniziare a lavorare su From This Place.
Ho cercato di trovare uno spazio diverso per queste canzoni come fossi un attore sullo schermo verde che ancora non sa cosa ci sia in pellicola.
Ho questa grande opportunità di poter realizzare quello che voglio, radunare le persone e creare le giuste partnership per i miei progetti. Sono davvero fortunato di poter collaborare con questi musicisti, abbiamo suonato davvero tantissimo insieme e questo disco è stato generato così. Un percorso alternativo per la composizione e la registrazione di un disco, è come se aspettassi questo disco da sempre.

02 Hai vissuto molte epoche musicali, come pensi che possano venir recepite queste composizioni oggi?
Ho molto spaziato negli anni, e ti dirò, non è ho idea! La mia esperienza è lontana dal pensare questo, è meglio per me non soffermarmi a pensare a quello che la gente pensa, ma augurarmi di trasmettere qualcosa nel fare quello che amo.
Io sono diventato un musicista e lo sono ancora perché amo la musica ed è dentro di me. è naturale per me, ogni volta che suono o penso alla musica, chiedermi quanto e perché la ami, lo faccio ogni volta nel migliore dei modi.
C’è poi una relazione tra quello che quello che amo della musica e quello che riesco a offrire. La mia pelle mi ha permesso di illuminare qualcun altro sull’amore che io ho per la musica, questo è quello che mi è successo per anni.
Non mi curo di come possa venir recepito, credo che in questo modo si riesca a trasmettere qualcosa in ogni caso.

03 Cosa pensi della velocità con cui la musica viene consumata e qual è il tuo rapporto con il vinile?
Viviamo in una cultura molto incentrata sulla tecnologia in questo momento e questo nella musica può aiutare.
Io aspiro a essere un musicista a un livello differente, come i Beatles, come Miles.
La tipologia in cui viene trasmette e condivisa la musica, tutto il resto, è tutto grande. È bello sapere che tanti ragazzi, ovunque siano, abbiamo la possibilità di tirare fuori le loro possibilità. La metodologia sicuramente avviene attraverso il periodo storico in cui vivi, per me come per molti altri l’oggetto principale è stato il vinile, oggi è cambiato.
Ma quello che conta è che tu riesca a inventare, fare qualcosa di importante, qualcosa che porti nelle scanalature dell’altro lato della luna. È ricercare una verità che ci possa rendere uguali sia “a” che “per”, come raggiungere l’altro lato dell’universo.
La forma dei file audio rappresenta solo la risorsa che l’uomo riesce a creare, ma l’essere umano è davvero la risorsa più importante di ogni cultura.
Io ho tre figli che vanno a scuola, ora stiamo facendo questa intervista in una webzine, tu vivi in Italia, le cose sono sempre diverse, ma di base c’è sempre un grande lavoro. Tu stai lavorando e il tuo lavoro avvicina le persone, sicuramente chi vi legge sarà giovane o simile a voi. L’uomo deve prestare attenzione a questo genere di cose che avvicinano nel tempo, nel modo e ci connettono con quello che è stato fatto e quello che si farà in futuro.

04 Pensando al giovane Pat, cosa è cambiato in te e cosa è rimasto intatto?
In tutti questi anni sono stato un musicista, questo non è cambiato, ma esserlo e continuare a esserlo rappresenta allo stesso modo qualcosa che comprende grandi cambiamenti. Ricordo i primi brani che ascoltavo, ero affascinato dalla connessione degli strumenti, dal basso con la batteria, ma ciò è generato attraverso un bassista o un batterista. Il contatto umano e l’unione nel realizzare qualcosa, per me è la musica, è qualcosa di fantastico nelle nostre vite e ogni contatto ti cambia.

Intervista: Davide Di Cosimo