Disponibile in libreria e negli store digitali “Amore, Morte e Rock ‘n’ Roll” – Le Ultime Ore Di 50 Rockstar: Retroscena E Misteri (Hoepli), il nuovo libro dello scrittore e giornalista musicale, Ezio Guaitamacchi, dedicato agli ultimi istanti di vita di diverse icone del rock.
Arricchiscono il volume le prefazioni di Enrico Ruggeri e di Pamela Des Barres (una delle groupie più iconiche negli anni Sessanta e Settanta).
Scritto come un “noir”, in modo originale e appassionato, Amore, morte e Rock’n’Roll presenta retroscena, curiosità, aneddoti e tesi alternative, pur documentando il tutto con puntualità e rigore giornalistici.

Amore, Morte e Rock’n’Roll, intervista all’autore:

Ciao Ezio, cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
Mi ero cimentato anni fa in un progetto analogo qualche anno fa in un programma televisivo di dieci puntate su Rai2, si chiamava Delitti Rock, che poi diventò un libro e uno spettacolo teatrale.
Dal 2010 a oggi molti dei nostri eroi sono andati via e hanno lasciato un vuoto enorme per noi appassionati.
Con questo libro ho voluto realizzare qualcosa di diverso.
Parlando con Laurie Anderson, moglie di Lou Reed, mi disse che la morte può essere vista l’espressione dell’amore che noi volevamo per quella persona, cioè il dolore è direttamente proporzionale all’amore.
Questa affermazione mi ha fatto riflettere pensando anche alla loro storia d’amore o alla solitudine sentimentale che si ha nel punto di morte.
Ho voluto quindi raccontare queste storie in modo diverso, dando uno sguardo all’aspetto sentimentale di queste rockstar che in quei momenti diventano molto umani anche se le loro opere raggiungono l’immortalità.

Il libro è impaginato in maniera molto particolare e arricchito da tante immagini.
Ho voluto arricchire le storie di immagini legate al racconto e a chi ha nella mia ricostruzione un ruolo preciso, inoltre ho aggiunto delle citazioni e due brani musicali dell’artista in questione legati proprio al finale della loro vita.
E in fondo a ogni storia ho aggiunto dei piccoli box su piccole curiosità, tesi alternative, aneddoti , misteri e tutto quello che poteva attualizzare anche le storie che hanno quaranta o cinquant’anni.
Nel momento in cui fai un libro, hai bisogno di vedere sempre la sua struttura, soprattutto se si parla di saggi storici. Di solito si procede in ordine cronologico. Per fare qualcosa di diverso ho aggregato queste storie sulle tipologie di morte, ma detta così suonava macabra, allora ho pensato a dei titoli di canzoni che fossero espliciti per dare questo tipo di interpretazione. L’ultima parte del libro è invece un incontro di destini il cui finale è clamorosamente uguale.

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Come vive e muore una rockstar?
In questo momento parliamo molto della morte di Maradona, che molti accostano a una rockstar per il suo profilo di maledizione o sregolatezza nel privato. Ecco, come scrive Enrico Ruggeri nella prefazione del libro che parla del difficile equilibro tra sfera pubblica e privata, io distinguo molto.
Le loro opere sono quelle che a noi rimangono, pochissime persone hanno conosciuto Jimi Hendrix e quando lui è morto io non lo sapevo nemmeno.
Col tempo ho capito il valore della sua assenza, ma in ogni caso qualsiasi persona fosse nella sua vita privata non è rilevante, a meno che influisca nella sfera artistica o interrompa un percorso che avrebbe potuto essere grandioso, pensa a Ian Curtis, Janis Joplin o la più recente Amy Winehouse, che con tutto il flusso di notizie che abbiamo oggi, è stata lasciata da sola, a Londra.
Al di là dei rapporti che puoi avere con un artista è importante la loro arte. Ripensando alla scontrosità di Lou Reed e alla dolcezza di Lory Anderson, se guardi la sua morte è molto lontana da Walk On The Wild Side. È quasi poetico l’addio del cantore della metropoli contemporanea, in una zona piena di natura, in riva al mare facendo Tai Chi.

Hai raccontato i più grandi artisti del rock. Da ragazzo chi era il tuo preferito?
Il mio idolo assoluto di gioventù fu proprio Jimi Hendrix. Mi colpiva tutto di lui, il suono della chitarra, il suo look. Ascoltandolo sembrava che la sua chitarra parlasse. Non so quanto volte ho rotto le scatole a mia madre perché volevo una giacca con le frange come la sua.
Negli anni settanta avevamo poche informazioni su cui basarci, ci costruivano un nostro immaginario e ci immergevano completamente nella musica e nelle canzoni.
In generale avevo una maggior predilezione per la musica americana, ma poi col tempo e con il mio lavoro è molto difficile scindere la passione e la consapevolezza.
Se pensi all’impatto che ha avuto la morte di Maradona e la moltiplichi per dieci, riesci forse a immaginare cos’è stata la perdita di Elvis.
Ma per noi ragazzi degli anni settanta che ascoltavamo i Led Zeppelin, gli Eagles o i Pink Floyd, Elvis era vecchio.
Poi col tempo ho capito perché è stato il re del rock’n’roll.

Come si evince dal titolo, uno dei temi è appunto la morte. Cosa ha generato in te scrivere così tanto di questo tema?
Sono abbastanza grande. Col tempo la percezione che hai della morte ti cambia moltissimo. Ricordo che a scuola morì un nostro compagno di classe di leucemia fulminante e fu uno shock totale. Ma, anche se era tutto così vicino, non pensavamo che era una cosa che potesse capitare a noi. E anche quando ho perso i genitori… un mio amico dice “le bombe cadono, e cadono sempre più vicine”. Ti cambia la percezione.
Ci sono alcune storie di questo libro che si prestano maggiormente a questi concetti, ma in generale, ho cercato di tirare fuori l’umanizzazione del personaggio.
Ho scoperto che moltissimi di questi personaggi hanno dovuto affrontare per vari motivi una fragilità che è sfociata in patologie che poi sono diventate cause mortali.
Per sopperire a questi disagi si è fatto uso di sostanze varie.
C’è un capitolo che parla dei suicidi, e anche io ho avuto persone vicine che hanno compiuto quel passo. Quando succede una cosa del genere cerchi, in un tentativo tra la rimozione, l’aspetto consolatorio, una spiegazione logica.
Raccontando queste storie, mi sto convincendo che dietro a quei gesti non c’è alcuna spiegazione, come se alcune persone avessero al loro interno una bomba che si accende con una miccia, anche inavvertitamente, da episodi che non c’entrano niente.
Lo spirito di sopravvivenza fa parte della nostra natura, in quei casi il malessere è talmente grande che non vedi altra soluzioni che toglierti la vita.
C’è anche la parte sulle morti per incidente che è davvero una serie di cause e conseguenze incredibili. Scrivendo ho avuto molte percezioni sulla morte. Ci sono molte sfaccettature a una scena finale che ci unisce tutti.

Ezio Guaitamacchi

La tua definizione di rock and roll?
Il rock and roll è un’arte popolare e nasce in un certo periodo, in un certo luogo e in un certo contesto socioculturale. E come tutte le forme d’arte ha avuto una genesi, una diffusione massima e un periodo di declino.
Se la storia del rock inizia con il primo 45 giri di Elvis, questa forma d’arte è molto longeva rispetto altri fenomeni artistici.
Come me, tanti ragazzi degli anni settanta, anche in Italia, si immergevano nel rock. Era una forma di identità, i concerti, l’ascolto dei vinili nelle nostre camerette. Era tutto diverso, e tutto ciò è terminato quindici anni fa.
Le nuove generazioni non sono più associate al rock e i ragazzi oggi ascoltato musica in maniera completamente diversa.
Oggi che cos’è il rock? È una bellissima forma culturale di intrattenimento intelligente, ma dal punto di vista storico, quello che doveva dire, come forma d’arte, l’ha detto e si è perso quel rapporto così diretto e così influente con gli ascoltatori.
Oggi l’unica forma musicale che ha questo valore simbiotico tra artisti e ascoltatori è la trap… spero che tu non sia svenuto.

… se non sei svenuto, non posso svenire io.
Negli anni settanta il punk aveva gli stessi pregiudizi. Il punk ha mantenuto quello status artistico, quel valore di ribellione e ha anche attraversato anche varie fasi nei decenni successivi.
È da vedere se la trap è così o si trasforma da alternativo a mainstream, da contro-culturale a commerciale.
Noi oggi però abbiamo ancora la fortuna di vedere dei grandi maestri che sono vivi come Paul McCartney, i Rolling Stones, Roger Wathers, Bob Dylan.
Paul McCartney sul palco è come Michelangelo che dipinge la Cappella Sistina.
Il rock and roll non mi ha salvato la vita, ma mi ha aiutato a vivere meglio.

Intervista: Davide Di Cosimo