(Intervista a cura di Irma Ciccarelli)

“The Story Of Life- Gli ultimi giorni di Jimi Hendrix” è il titolo del nuovo libro scritto da Enzo Gentile e Roberto Crema su uno dei pilastri della musica: Jimi Hendrix.

Un libro nato dall’esigenza di fare ordine, chiarezza, di raccontare in modo veritiero Jimi Hendrix come essere umano (non solo come artista), con le sue fragilità e non, spogliandolo di tutte quelle ingiurie mosse sulla sua morte.

Molte le falsità sulla causa della scomparsa di Hendrix, da quella più comune per overdose, smentita ampliamente dai referti medici, fino al suicidio consapevole come, in una prima dichiarazione, ha ipotizzato Eric Burdon.

Il libro si focalizza sull’ultimo mese di vita di Hendrix (scomparso a Londra il 18 settembre 1970), con una prefazione firmata da Leon Hendrix, fratello minore del leggendario chitarrista, affidandosi alle fonti più attendibili: documenti, riviste, interviste dell’epoca.

Oltre alle voci di chi lo aveva frequentato, il libro – impreziosito da un ricco inserto fotografico di 40 pagine, con alcuni scatti inediti – comprende un ampio resoconto sulla battaglia legale per l’eredità, per chiudersi con una serie di contributi e testimonianze di personaggi che hanno da raccontare, in esclusiva, il loro punto di vista “hendrixiano”: George Benson, Eric Burdon, Paolo Fresu, Pat Metheny, Franco Mussida, Beppe Severgnini, Fabio Treves, Carlo Verdone.

Per l’occasione, abbiamo intervistato per i lettori de Il Terzo Lato Del Vinile i due autori, Enzo Gentile e Roberto Crema.

Roberto Crema: intervista

The Story Of A Life- Gli Ultimi Giorni Di Jimi Hendrix: come nasce l’idea di scrivere questo libro insieme a Roberto Crema? C’è stato un episodio particole? E perché proprio Jimi Hendrix?  

All’inizio, anni fa, quando iniziai questa ricerca non avevo l’idea di scrivere questo libro. Essendo un grande appassionato dell’artista e visto che sulla morte di Jimi Hendrix sono state dette tante cose di cui molte di queste contradittorie, ho voluto cercare di indagare, di capire, di approfondire come sono andate veramente le cose, quindi dapprima per mio conto poi con l’aiuto di altri ricercatori appassionati come me e soprattutto grazie all’aiuto di collaboratori e amici di Jimi che ho avuto la fortuna di incontrare, ho potuto avere un quadro verosimile di quanto accaduto… Poi stanco di leggere e sentire che Hendrix era un tossico e che la sua figura viene ancora quasi sempre associata alla droga ma non solo questo … ancora adesso circolano strane storie che raccontano di Jimi assassinato tramite waterboarding con del vino rosso e che Monika Dannemann addirittura è stata complice di questo misfatto… Quando la incontrai nel 1992 invece conobbi una donna dolce e gentile, che viveva nel ricordo di Jimi e non la strega che i più hanno descritto… Poi tante altre distorsioni che non stò qui ad elencare. Quindi ho sentito la necessità di far chiarezza il più possibile, non ho incontrato il Mr X di colore con clamorose rivelazioni che ha intervistato Bernardo Arbusti nel film Maledetto il giorno che, però ho intervistato chi gli è stato vicino in quei giorni, chi tra il pubblico o la folla lo ha anche solo visto per 5 minuti, ho consultato i giornali dell’epoca e tutte le fonti ufficiali possibili con l’intento appunto di avvicinarmi alla verità. Poi ho chiesto a Enzo di aiutarmi a verificare, integrare e mettere insieme il tutto, per la pubblicazione di un libro ed eccoci qui.

Partendo dalla prima dichiarazione di Burdon. In varie testimonianze viene descritto un Hendrix molto stanco, ma non così tanto da desiderare il suicidio. Perché Burdon parla, invece, di un suicidio consapevole (in una prima versione).

Nel nostro libro viene riportata un’intervista a Eric Burdon in cui così giustifica le sue dichiarazioni: “……prima dell’intervista mi ero sballato. Il mio ego fu abbastanza stupido da farmi parlare così della sua morte.”

Più volte viene raccontato l’esigenza di esplorare, per così dire, nuovi orizzonti musicali da parte di Hendrix: secondo lei, cosa troveremmo, musicalmente, in un progetto di Hendrix oggi? Citando una sua testimonianza: “Mi piacerebbe scrivere sinfonie con cui portare la gente da qualche parte: vista e suono collegati, per creare un senso completamente nuovo”. (Siamo alla fine di agosto).

Non oso pensare era molto avanti nei tempi… Basti ascoltare le sue ultime registrazioni agli Electric lady Studios che si possono trovare su alcuni album postumi (Cry of Love, Rainbow bridge), dove Jimi con innumerevoli tracce di chitarre crea un’orchestra, a giorni erano previste delle prove con l’orchestra del famoso arrangiatore Gil Evans che infatti era arrivato a Londra proprio quel fatidico 18 settembre per incontrarsi con Jimi e inoltre per quell’inverno erano previste delle session con Miles Davis. Hendrix ad ogni modo già sperimentava della fusion insieme a un gruppo di fiati in brani come South Saturn Delta oppure del rap con brani come Doriella du Fontaine. Nel 1970 si era appena cominciato a parlare di prototipi di videocassette e Jimi già aveva visto l’opportunità di creare dei video musicali. Davvero non oso pensare come avrebbe cambiato ancor di più l’orizzonte del mondo musicale se fosse rimasto qui con noi.

“Jimi e la sua chitarra hanno cercato e desiderato il perturbante, sono stati il corpo e il volto della rivoluzione rock…”Secondo lei, chi sono gli artisti o le band contemporanee in cui è ancora ben viva l’arte di Hendrix?

Domanda difficile e insidiosa perché sono molti i musicisti in cui è ben viva l’arte di Hendrix. A lui continuano ad ispirarsi migliaia di musicisti non solo chitarristi mentre tra questi ultimi potrei citarne qualcuno come esempio John Mayer, Eric Gales, Jeff Beck, Joe Bonamassa, ma anche molti altri di cui su due piedi non mi viene il nome. Poi ci sono quelli che ripropongono il puro spirito e sapore musicale di Hendrix anche suonando tutti i suoi brani ma in maniera perfetta un gradino ben più su di una cover band, a livello mondiale credo che Randy Hansen sia il clone fedele di Jimi ma anche in Italia abbiamo chi musicalmente non è da meno ed è Fulvio Feliciano.

Nel libro, attraverso varie testimonianze, vengono raccontati e descritti molti aspetti della personalità di Kimi Hendrix, come il suo, più volte sottolineato prende distanze dalle droghe pesanti e allontanare le persone che ne fanno uso come Devon Wilson (ex fidanzata a cui ha dedicato anche il brano Dolly Dagger). Cosa ne pensa a riguardo? Una testimonianza che per fare arte non serve l’uso di stupefacenti. Perché successivamente viene “accusato” di essere morto per overdose?

Jimi non faceva uso di droghe pesanti se si eccettuano i sonniferi che a volte era costretto a prendere a causa dell’insonnia di cui soffriva per la vita intensa che conduceva, Hendrix come la maggior parte degli artisti dell’epoca faceva abbondantemente uso di droghe psichedeliche (cannabinoidi e Lsd). Viene “accusato” di esser morto per overdose perché era ed è una figura iconica e per un certo estabilishment una figura scomoda quindi per screditarlo niente di più facile che affidarsi al collaudato cliché, sei un musicista e un Hippie, quindi un drogato, quindi sei morto per overdose, non c’è bisogno di indagare oltre e rettificare. Alla sua morte titoli cubitali “Morto per overdose”, poche settimane dopo, alla fine dell’inchiesta e la pubblicazione dei referti autoptici ben pochi giornali pubblicarono una rettifica e quelli che lo fecero pubblicarono poche stringate righe in fondo alle ultime pagine. Risultato la storia della morte per droga gode a tutt’oggi di un’ottima salute.

Un altro aspetto della personalità di Jimi Hendrix è la sua estrema umiltà nei confronti della musica: la consapevolezza dei propri limiti e la volontà di approfondire le proprie conoscenze con lo studio. “Il fatto di non conoscere il pentagramma era causa di frustrazione per Jimi”. Alan Douglas.

Jimi era estremamente umile in tutto, Jimi non si era montato la testa con la notorietà, era rimasto quel ragazzino spaurito in cerca di una vera famiglia che confidava le sue pene e le speranze alla sua chitarra.

Sulla scia di questo libro, ci saranno altri progetti

Difficile da dirsi, qualcosa bolle in pentola ma al momento non voglio sbilanciarmi

Enzo Gentile: biografia

Enzo Gentile, milanese, giornalista professionista, hendrixiano da sempre, si occupa di musica e musiche da più fronti. Ha collaborato a un centinaio di testate, quotidiani e di ogni periodicità, pubblicato una ventina di libri, organizzato mostre e convegni, curato la direzione artistica di vari festival, operato per radio e televisioni; è docente all’Università Cattolica (Master in comunicazione). Dopo Jimi Hendrix (1990), Jimi santo subito! (2010), Hendrix ’68 –The Italian Experience (2018, con Roberto Crema), questo è il quarto volume dedicato all’artista che più ama.

Roberto Crema: biografia

Roberto Crema, collezionista hendrixiano dal 1970, è curatore dal 2008 del blog Jimihendrixitalia.blogspot.it e presidente dell’omonima associazione che promuove vari eventi (concerti, festival, mostre) dedicati al genio mancino di Seattle. Ha collaborato con radio e televisioni a programmi musicali dedicati a Jimi Hendrix. Nel 2014 ha prodotto il documentario Jimi Hendrix, Bologna 26 maggio 1968, presentato al Biografilm Festival. Nel corso degli anni ha collaborato alla stesura di testi dedicati a Jimi sia in Europa che negli Stati Uniti. Tra i suoi libri Jimi Hendrix in Italia 1968 (2010, con Caesar Glebbeek) e Hendrix ’68 – The Italian Experience (2018, con Enzo Gentile).