Intervista a cura di Irma Ciccarelli

Abbiamo intervistato Enea Vlad, 21 anni, cantautore di origine salentina, in occasione dell’uscita del secondo brano “Astronauti”.

Per Il Terzo Lato Del Vinile, Enea ci ha raccontato la storia dei suoi brani (composti da lui) come “Anneghiamo”, e dei messaggi che comunicano. Non solo, Enea parla del suo rapporto con il vinile: il primo è stato “Oltre” di Claudio Baglioni.

“Ogni volta che si ascolta un disco in vinile è sempre qualcosa di nuovo. Tutte le volte si scoprono diverse sfumature. Bisognerebbe tornare ad ascoltarli sempre di più”

Enea Vlad: ” È sempre bello conoscere la musica dai vinili”

Come va questo periodo?

Stiamo lavorando tanto, sto scrivendo tanto, il post quarantena è il periodo della ripartenza, della voglia di ricominciare un po’ per tutti, e anche per me. Finalmente, riusciamo ad uscire dalla “tana” e ricominciare un po’ a vivere. In questo periodo mi sono mancate le esperienze, la connessione, il contatto umano, quello che fondamentalmente ci permette di raccontare una storia.

Astronauti: quale è la sua storia? E quale messaggio, tra quelli comunicati da queste frasi, che potrebbe arrivare di più a chi ascolta? Ritroviamo concetti come l’abitudine in un rapporto e i suoi periodi altalenanti, la paura di legarsi. (“Penso sempre a quando noi giuravamo di salvarci, senza ritorsioni né troppe incomprensioni, ci bastava camminare sul filo di un rasoio”;  “Lì non c’è tempo per l’abitudine che lascia spazio a tante paranoie stupide”; So che non ti affezioni, temi le delusioni”).

Il tema principale di “Astronauti” è la mancanza, la lontananza. L’ho scritta pensando proprio al periodo della prima frase “mi fischiano le orecchie quanto pensi troppo a me”. È nata un anno fa, uno dei miei primi mesi a Milano: provavo il desiderio di qualcuno che in quel momento mi potesse pensare. Ero in una nuova città, nuove persone da conoscere, nuovo ambiente da vivere. Ho pensato “magari c’è qualcuno che in questo momento mi sta pensando”, e al quale sto pensando anche io.

Mi sono chiesto quale potesse essere l’unico modo per incontrarsi quando c’è una lontananza così obbligata e forte, e ho pensato potesse essere quello di trovare un’altra dimensione, dove in veste di astronauti ci si può incontrare e vivere le proprie emozioni e sentimenti. C’è anche tanta paura di lasciarsi andare appieno, “So che non ti affezioni, temi le delusioni”, e la voglia di ritornare a un qualcosa che si è già vissuto ma che in questo momento non si può vivere. È stato un po’ profetica questa canzone, l’ho scritta un anno fa, ma si adatta bene al momento che stiamo vivendo un po’ tutti. Ho voluto fortemente che uscisse adesso.

Sei salentino e ti sei trasferito a Milano: quali sono le differenze tra l’ambiente musicale milanese e quello salentino?

Sono sostanziali: a Milano è pieno di influenze sotto ogni punto di vista, sia linguistico che di generi musicali differenti. Basta andare da un posto a un altro per scoprire visioni anche differenti di percepire la musica. In Salento la musica è vissuta un po’ più dal punto di vista delle radici, della propria terra, è una differenza culturale. Abbiamo la pizzica, la Notte della Taranta e via dicendo. Dal punto di vista professionale, musicale, Milano offre tantissimi spunti in più, la possibilità di fare tante conoscenze, e questo è sicuramente uno dei motivi del mio trasferimento.

“Anneghiamo” è un altro tuo singolo, in cui la scelta determinata di azioni come annegare, arrendersi suscitano delle emozioni ben precise, degli immaginari abbastanza chiari. (Ti va se, ti va se anneghiamo; Ti va se, ti va se ci arrendiamo).

“Anneghiamo” è nata in maniera un po’ diversa da “Astronauti”. È basata su una storia vera, sicuramente un po’ romanzata, un qualcosa di più carnale, dell’amore vissuto in un istante, in un momento. Dopo che ho vissuto questo momento molto intenso, vissuto con una persona che conosco da molto tempo, con la quale è nato questo vortice di emozioni e sentimenti, dato anche un po’ dall’atmosfera, dal mare, dal suono della natura e di soltanto noi due in quella situazione. “Davanti a noi c’è il mare, ti va se anneghiamo”, è un invito a lasciarsi andare a queste sensazioni anche contrastanti, che le hanno vissute un po’ tutte. Un momento da vivere appieno, perché “del doman non c’è certezza”. Alla fine della canzone svelo il vero significato della canzone, perché in verità questa persona era già impegnata, non ci poteva essere nulla di più di quel momento.

Cosa anticipano questi brani? Ci sarà un album? Ci sarà un filo conduttore che legherà, se legherà, i brani?

Quando parti c’è sempre l’idea di arrivare a un qualcosa di un po’ più grande, come un album ed è il mio obiettivo principale. Adesso, con la situazione che stiamo vivendo, è tutto un po’ incerto, ho tantissimi altri brani da parte. Il filo conduttore è il racconto delle immagini, e del viaggio, inteso come viaggio interiore e in diversi aspetti e dimensioni della realtà. Dal mare, allo spazio e magari nel prossimo pezzo sarà un viaggio all’interno di noi stessi.

Musica e testo sono curati da te, grazie anche alla tua formazione musicale: ce ne parli?

Io scrivo i testi e la melodia insieme al mio produttore. La mia formazione con lo studio della batteria: mia madre lo prese come uno scherzo, ma poi continuai per dieci anni in Accademia. Mi è servito tantissimo per variare. La batteria si utilizza in qualsiasi genere musicale, dal rock al jazz, alla bossanova, al raggae. Mi è servito veramente tanto per cercare di trovare una mia strada dal punto di vista musicale, sempre mantenendo la conoscenza generale di tutto.

Per quanto riguarda la melodia, mi baso soprattutto sul pianoforte, lo studio da autodidatta. Il canto è stato il modo per me di unire la mia grande passione da sempre, che è la scrittura, alla musica. La prima volta è stato anche un po’ per gioco però poi ho scoperto che tutto quello che scrivevo con la musica aveva un senso. Ho continuato e spero di non smettere mai.

Quali sono, ad oggi, i tuoi punti di forza a livello artistico o comunque di cui ti senti soddisfatto?

Penso sempre che si debba migliorare, darsi dei dubbi continui e costanti per riuscire a spronarsi a fare sempre meglio. Credo che il mio punto di forza sia essere me stesso al cento per cento, quando scrivo parlo di me, di come vorrei che fosse la realtà, il mio modo di esprimermi, devo essere necessariamente fiero di questo. Se non ci credo per prima io, difficilmente possono crederci gli altri. Poi mi dicono che il mio timbro è abbastanza riconoscibile, per quello devo ringraziare madre natura [ride].

Franco Battiato: vorrei che mi spiegassi il tuo personale punto di vista sull’importanza musicale di questo artista e l’emozione all’approccio con la sua musica.

Franco Battiato è un po’ la mia aspirazione e ispirazione da sempre. Il mio brano del cuore è sicuramente “La cura”, perché era un po’ il pezzo dei miei, e da loro nasce questa passione per Battiato. Il brano che mi rappresenta di più è “Centro di Gravità Permanente”. Ha dato tantissimo alla musica italiana e internazionale. Per me è stato un punto fondamentale per quanto riguarda la scrittura, dal punto di vista delle immagini e delle metafore per darti un’idea veramente concreta di quello che lui sta parlando, con le parole da descriverti un momento o un’istante.

Lui è stato uno dei primi in Italia a utilizzare i synth, le diverse concezioni della filosofia e della storia e a unirle tutte in una ideologia, è stato uno dei primi in questo che poi ha creato una grande scia di artisti con questo modo di scrivere. Io non cerco di imitarlo o inseguirlo, ma è comunque stato uno dei grandi motivi che mi ha spinto a migliorarmi e osare di più nelle immagini nei miei pezzi. Penso, per esempio, ad “Astronauti” e allo scenario di un posto intimo come Plutone. Mi piace lavorare con le idee e con le immagini.

A proposito di immagini, idee. Che ruolo hanno i social con la tua produzione artistica?

Contano tanto, soprattutto adesso. Se non hai una buona cura, una costanza nei social network, difficilmente puoi dal punto di vista musicale. Io ci provo in tutti i modi a starci dietro, ma non lo trovo sempre facile, non mi ritengo una persona troppo tecnologica e al mostrarsi appieno al cento per cento. Mi piace mostrarmi con i miei pezzi, non sempre e solo apparire nei social. È sicuramente molto utile: ringrazio i social adesso perché in un momento come questo in cui non è possibile fare live, i social servo ad avere i primi feedback, il primo riscontro. È molto bello perché la gente riesce ogni volta a stupirmi, perché a volte riesce a capire i pezzi forse più di me, o a trovare altri aspetti e punti di vista che da solo non avrei trovato immediatamente.

Hai parlato dell’esporsi: qual è stata la critica costruttiva che ti è servita per una crescita artistica?

Per quanto riguarda il canto, spesso mi dicono che in certi momenti imposto la voce, anche se credo quella sia una mia sfumatura un po’ particolare e diversa: una critica arrivata da persone anche molto “in alto” nel settore musicale. Mi serve sicuramente per smussare questo mio lato, mantenendo sempre la mia identità, il mio timbro vocale, cercando di avvicinarmi a quella naturalezza che può farmi esprimere al meglio.

I miei pezzi hanno una forte impronta elettronica. In “Astronauti” una critica che mi è stata mossa che ho appoggiato è l’utilizzo di alcuni strumenti digitali che potevano essere suonare realmente. Un’osservazione che apprezzo e per questo sto cercando sempre più di portare strumenti suonati nella mia musica, è un lavoro che sto continuando a fare e di riunire nei miei prossimi pezzi.

Quanto è cambiato il tuo modo di ascoltare la musica, dal momento che sei sia artista che pubblico?

La fruizione della musica è cambiata con l’avvento di Spotify, TimMusic e tutte le piattaforme di streaming, che ci permettono di avere un’idea un po’ più immediata della musica, ma si è persa l’idea di album, da ascoltare dall’inizio alla fine. Ci si concentra più sui pezzi singoli, secondo me è un modo di frenare un certo tipo di racconto.

Ci sono tantissimi album che hanno un ordine di brani non scontato, ma studiato perché vi è dietro una storia. Sicuramente consiglio di utilizzare le piattaforme streaming, ma allo stesso tempo consiglio sempre di comprare i dischi e i vinili, sia per gli artisti sia per apprezzarli appieno. Io stesso compro i dischi dei miei artisti preferiti.

Ascolti musica in vinile?

Sì, secondo me ogni volta che si ascolta un disco in vinile è sempre qualcosa di nuovo. Tutte le volte si scoprono diverse sfumature. Bisognerebbe tornare ad ascoltarli sempre di più”

Hai un ricordo particolare legato al vinile?

Il mio primo vinile è stato “Oltre” di Claudio Baglioni, regalato da persone che non ci sono più ma continuano a vivere nel mio cuore. È stato l’inizio della mia passione per il vinile. Nei mercatini dell’usato delle città faccio sempre una scorta infinita [ride] ed è sempre bello conoscere la musica da questi vinili di artisti un po’ meno conosciuti, ma che hanno sempre qualcosa da insegnarti.