(Foto di Marco Cattaneo)

Abbiamo intervistato il cantautore Didio che ci ha raccontato dei due brani presentati al pubblico, Mi gira la testa e Naufraghi, e non solo.

Infatti, Didio uscirà a breve con un terzo singolo dal titolo Inevitabile, dando un ulteriore indizio su quale sarà la direzione del suo nuovo album.

Un lavoro dettato dal cambiamento, partendo proprio dal nome d’arte in Didio, dopo una lunga esperienza in tour con alcuni dei più importanti artisti come Franco Battiato, Alice e Ramazzotti e Cristiano De Andrè.

Non solo, Didio si è fatto apprezzare anche a livello internazionale, collaborando con i produttori Francesco Cameli (Ed Sheeran, Adele, Queen, Duran Duran), Craig Bauer (Ed Sheeran, Justin Timberlake, Kanye West) e Chris Kimsey (The Rolling Stones, Led Zeppelin, Peter Frampton, B.B.King, Marillion, ELP).

Inoltre, ha partecipato al concerto Pino è, omaggio a Pino Daniele, tenutosi il 7 giugno 2018 allo stadio San Paolo di Napoli, in presenza di 60mila persone e in diretta in prima serata su Rai Uno.

Ha pubblicato a nome Osvaldo Di Dio: Better Days (Odd Music, 2015), ODD Live feat. Lele Melotti (Odd Music, 2017), Tex Mex Sex (Odd Music, 2018), Guitar Stories (Odd Music, 2019).

Didio: la nostra intervista

Ad oggi sono stati pubblicai due brani: il primo è Mi gira la testa e il secondo Naufraghi. Qual è la loro storia?

Questi due brani nascono dalla voglia di raccontare il tempo che viviamo, soprattutto dal punto di vista dei rapporti umani

Mi gira la testa affronta una tematica estremamente attuale cioè quella dell’ iper-connessione, del fatto che sia passato il messaggio per cui bisogna essere sempre per forza reperibili e addirittura scusarci se non rispondiamo subito ai messaggi in arrivo perché magari ti eri addormentato per dieci minuti. La soluzione sta nel riappropriarsi del proprio tempo, non avendo paura di dire “no” ogni tanto.

Naufraghi parla sempre dei rapporti, ma riferendomi a quelli di coppia (donna-uomo, uomo-uomo, donna-donna) e del tema della convivenza, di come chiudendo la porta di casa, ci si ritrova come naufraghi in un’isola. Questo è stato poi l’incipit per andare più a fondo e parlare della violenza all’interno di in una relazione, che il più delle volte si traduce purtroppo in violenza sulle donne. Si dà sempre tanto spazio al caso più estremo, alla violenza fisica, ma secondo me ci sono tantissimi casi di violenza psicologica nelle mura domestiche, in tal caso l’inciso è rivolto al femminile, esortando a rifiutare tutto ciò.

Il concetto del rifiuto è sempre centrale in entrambi i brani: allontanare tutto quello che non ci fa stare bene, quello che sentiamo sbagliato e il sentire non sbaglia mai.

Quanto curi il modo di comunicare la tua musica, non solo con suoni e parole, ma anche con le immagini, per esempio nella realizzazione dei video, e quanto conta nel mondo della musica la giusta comunicazione?

Oggi è fondamentale! Siamo tornati all’epoca dei singoli come negli anni 60 e agli anni 80 quando esplose Mtv, in cui praticamente la canzone non poteva stare in piedi senza un video, quindi le cose sono legate tra loro. Cerco sempre di lasciare spazio all’estro dei registi con i quali collaboro.

Per esempio, in Naufraghi il regista Alessandro Cracolici, che sta curando anche il video del mio prossimo singolo, ha messo in scena questa coppia all’interno della casa, in cui lei non è mai presente, ma è solo nel ricordo di lui che non è riuscito a tenerla a sé proprio per il suo essere instabile e violento e la rivede in ogni angolo della stanza, rivivendo i momenti passati insieme.

È stata una lettura geniale del brano, inoltre ha aiutato anche me a capirlo ancora meglio.

In tal senso le immagini sono strettamente legate alla riuscita di un brano perché è la naturale continuazione del processo creativo, non è una roba da fare a tutti i costi perché serve per la promozione.

Hai partecipato alla realizzazione del video?

Io cerco sempre di tenere – ho un’idea molto chiara di come debba essere il mio progetto – il “controllo” ed è necessaria sempre la mia approvazione.

Ci siamo confrontati più volte, ho dato qualche spunto, però dal punto di vista della regia, quando ho deciso con chi collaborare, mi interessa che lui abbia la piena libertà per potersi esprimere.

Ti sei ispirato a qualche movimento culturale o qualche riferimento ben preciso?

Volevamo sottolineare il mondo sonoro degli anni 80, che ho riscoperto lavorando in tour con Franco Battiato e Alice ed era un periodo storico che mi ero perso per strada. Io sono nato nel 1980 e ho cominciato ad interessarmi di musica durante gli anni 90. Grazie alla collaborazione con loro due ho riscoperto questo periodo meraviglioso ed estremamente florido della musica italiana ( non solo) e lo sto riproponendo adesso nelle mie canzoni.

Quindi essendoci questa sonorità marcatamente anni 80, abbiamo voluto richiamare le atmosfere dei film cult di quel periodo, per esempio per Naufraghi ci siamo ispirati a Blade Runner.

Uscirà un nuovo singolo? Puoi dirci qualcosa?

Il 12 marzo uscirà il terzo singolo che si chiamerà Inevitabile. Pubblicando dei singoli e non un album intero, chiaramente il quadro si va a comporre un po’ per volta.

Il messaggio diventa sempre più chiaro come il pubblico al quale mi rivolgo: la generazione di mezzo tra i 30 e 40 anni che ha ascoltato tantissime volte i dischi degli anni 70, 80 e 90 e che sta cercando in questo momento qualcuno che racconti il presente attuale che viviamo, soprattutto in relazione a una società che è cambiata drasticamente negli ultimi venti anni.

La mia intenzione è collocarmi all’interno di questo nuovo movimento cantautorale che ha tesoro dell’epoca d’oro della musica italiana e cerca di usare quel linguaggio e quell’attitudine per raccontare il momento attuale.

Perché la scelta di pubblicare dei singoli e non di presentare direttamente un album?

Perché ho una carriera già quasi ventennale al fianco di grandi artisti in qualità di chitarrista, arrangiatore, ecc. e avevo già pubblicato dischi a mio nome, però erano album strumentali o con canzoni in inglese.

Questo è stato un cambio di passo notevole, di un certo tipo, ho anche un nome diverso che è Didio, soltanto il mio cognome, che poi è il modo con il quale mi chiamava Franco Battiato ed è anche un po’ un omaggio alla nostra amicizia.

Essendo un percorso nuovo e totalmente diverso da tutto quello che ho fatto prima, ho deciso di mettere delle basi solide pubblicando un brano per volta, dilatando la comunicazione per poi preparare l’album che uscirà dopo l’estate.

Hai ben chiara quale sarà la linea di questo album?

Sì, assolutamente. Ci sarà un altro singolo per l’estate, quindi saranno quattro pezzi e poi l’album.

Hai avuto molte esperienze con tanti artisti, hai citato Battiato, Alice, Ramazzotti, grandi nomi della musica. Cosa ti sei portato delle esperienze precedenti in questo album e cosa hai lasciato un po’ andare?

Sicuramente tutto il peso che gli artisti dei decenni precedenti davano al testo come Cristiano De André, con il quale collaboro da 10 anni nel ri-arrangiare i brani di suo padre Fabrizio.

Ho preso parte a migliaia di concerti in cui ho suonato e ascoltato tutte le sere quei testi e quelle metafore, quel modo particolare e assolutamente poetico di costruire una canzone. Questa cosa mi è rimasta dentro e automaticamente l’ho assorbita. La mia ricerca maniacale della parola e della metrica giusta deriva da questa esperienza.

Allo stesso modo, l’esperienza con Franco Battiato mi ha insegnato che si possono dire cose profonde e impegnative però con un linguaggio semplice, a differenza di Fabrizio che ne usava uno sempre molto ricercato. Tutto questo ha dato dei frutti che poi sono la sintesi del mio modo di scrivere.

Ho dei riferimenti abbastanza importanti.

Hai detto che conosci già a che tipo di pubblico ti rivolgi. C’è anche un luogo particolare a cui ti riferisci pensando a un live? Il tuo album, le tue canzoni, le vedi suonate in un contesto come il teatro o in un club?

Secondo me, una cosa non esclude l’altra. Mi rifaccio alla classica massima dei vecchi discografici: se una canzone è bella funziona anche solo con la chitarra e voce. A me piacerebbe creare due contesti live anche un po’ opposti tra di loro: uno con un gruppo abbastanza numeroso e un altro in cui sono io da solo con la chitarra e il computer e unisco l’elettronica con il mondo acustico.

Chiaramente, ognuna di queste realtà avrà la sua collocazione naturale e secondo me il club e il teatro non si escludono a vicenda.

Ascolti i vinili?

Mi prendi un po’ impreparato! Ho una collezione di vinili invidiabile, che è di mio padre, con tutti i The Beatles e i Led Zeppelin, anche in duplice copia: una per tenerla e una per ascoltarla.

Ma non ho potuto far a meno dei cd e negli anni 90 giravo con uno zainetto pieno di dischi, quindi, puoi immaginare la soddisfazione e il sollievo quando la musica è diventata liquida.

Ho dei gusti molto variegati, anche pensando al mio percorso, laureandomi al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano con una tesi su Jimi Hendrix, quindi passo veramente da una cosa a un’altra, anche all’interno di una stessa giornata, ascolto accostamenti assolutamente improbabili. Da questo punto di vista devo ammettere di essere un fan dello streaming e del digitale.

Comunque, mi attiverò per acquistare un giradischi, così la prossima volta non sarò impreparato!

Vivi la musica in modo molto presente, facendoti accompagnare anche nella tua quotidianità, diversamente ad alcuni musicisti che scelgono di “prendersi una pausa”.

Assolutamente sì. Per spiegare meglio quello che dicevo prima, ho scritto un post su Facebook qualche mese fa, in cui tanti si sono ritrovati: prima, appena sveglio, mettevo su un disco, adesso accendo il telefono. Vuol dire che è cambiato il modo di ascoltare, però l’importante è essere totalmente immersi nella musica.

Quando si decide di fare pop, il genere che ho deciso di abbracciare per riuscire arrivare a più persone possibili perchè sento di avere cose da dire, diventa fondamentale essere sempre aggiornati in tutto ciò che c’è di nuovo e che arriva anche dall’altra parte del mondo.

Ho tanti amici e spesso capita che io sia a Los Angeles per registrare. Realtà come Billie Eilish mi hanno profondamente affascinato, c’è sempre da scoprire.

Con chi ti piacerebbe fare un featuring in vista di un live?

Mi piacerebbe fare dei duetti anche sui miei brani, perché alla fine conosco praticamente tutti. Penso che per rafforzare sempre più l’idea di questo punto di partenza, che sono gli anni 80, sicuramente mi piacerebbe duettare e collaborare con degli artisti celebri di quel periodo, quelli un po’ più cult. Mi viene in mente Luca Carboni. Le mie soddisfazioni me le sono tolte (per quanto riguarda il live).

Quindi anche all’interno dell’album non hai previsto di chiedere una collaborazione?

Lo sto valutando, se ci sarà il piacere da entrambe le parti, altrimenti vado dritto per la mia strada.

È cambiato in questi anni, da adolescente che girava con il walkman fino a diventare una persona che cavalca i palchi, il tuo modo di ascoltare la musica?

È cambiato perché è cambiata la società, tutto il mondo legato ai social, mezzi potentissimi che possono legare le persone in qualsiasi punto del mondo e, invece, sembra che abbiano il risultato inverso: tendono ad alienarci, ad alimentare la solitudine.

L’ascolto della musica oggi soffre un po’ della stessa cosa: il fatto che abbiamo a disposizione tutto questo materiale a portata di click può essere rischioso perché poi ascoltiamo tutto con superficialità. Sicuramente, la differenza è questa: quando ero un ragazzo risparmiavo per dieci giorni per comprarmi un cd, valutavo accuratamente quale acquistare e lo consumavo a furia di ascoltarlo come anche un disco che apparentemente non mi appassionava, poi continuavo ad ascoltarlo perché intanto lo avevo comprato, quindi qualcosa di buono dovevo tirarci fuori da lì.

Adesso il rischio è questo: c’è tantissima scelta tutto a portata di click e questo atteggiamento è scemato, magari non si approfondisce fino in fondo un ascolto quando invece bisogna essere sempre attenti perché dietro c’è un lavoro lungo e faticoso da parte di chi ha prodotto quell’album.

Irma Ciccarelli