a cura di Davide Di Cosimo

Cristiano Godano, leader dei Marlene Kuntz ci ha rilasciato una lunga intervista dove ci ha presentato il suo lavoro da solista Mi Ero Perso il Cuore, con l’occasione abbiamo anche parlato del vinile di 302010 MK²LIVE per i 30 di carriera della band.

Cristiano Godano, l’intervista

Ciao Cristiano, hai festeggiato 30 di carriera con i Marlene. Se ti volti indietro cosa pensi?
Non voglio dire che sei prevedibile ma mi hanno già fatto questa domanda e ti dico la stessa fulminea risposta: a parità di risultati raggiunti se fossi inglese sarei una rockstar abbastanza famosa in tutto il mondo.

I festeggiamenti discografici per la pubblicazione celebrativa dei Marlene Kuntz e per il tuo album Mi Ero Perso Il Cuore hanno trovato la forma del vinile. Nel tempo cosa ha rappresentato per te il vinile?
Per rispondere in maniera approfondita dovrei prendermi del tempo, ma cercherò di essere breve, non preoccuparti.
Il vinile è stata una cosa che ha forgiato le mie emozioni e il mio immaginario. Ricordo con tenerezza e piacere la spedizione che facevamo io e miei amici che dalla provincia di Cuneo andavamo a Torino, in un viaggio col treno, e arrivavamo preparatissimi per passare tre quattro ore a sfogliare i dischi. È stata una delle emozioni più belle che abbia vissuto.
I vinili fondamentali per me posso dirti che in questo momento mi vengono in mente After The Gold Rush di Neil Young, Daydream Nation dei Sonic Youth e The Good Son di Nick Cave che credo sia uno dei dischi con cui ho convissuto di più.

GODANO mi ero perso il cuore

Trent’anni di carriera, un doppio vinile per la band e un progetto solista. Come mai questa scelta?
Una serie di congiunture. Il mio disco doveva uscire a marzo e ovviamente sappiamo cosa è accaduto, per le stesse motivazioni il nostro vinile per il Record Store Day è stato ricollocato nel calendario.
Le pubblicazioni sono molto vicine per tutto ciò, ma allo stesso modo non abbiamo voluto causare impedimenti.

Per quanto riguarda Mi Ero Perso Il Cuore, cosa ti ha portato a questo album?
Ho capito che iniziano a piacermi le mie comparsate solitarie che consistono in una ibridazione tra parole e musica, chiacchiero con un interlocutore davanti al pubblico e ogni tanto suono qualche pezzo dei Marlene, allora ho pensato di comporre dei pezzi miei.
Tre anni fa ho iniziato a suonato in casa con la determinazione di registrare degli spunti, molti sono diventate idee finite di una canzone, semplicemente quando sono a casa mi diverto a suonare e non in maniera rabbiosa. Mi lascio andare con cadenza verso territori folk e country che rappresentano il mio modo di divertirmi quando sono in casa. Queste canzoni quindi rispecchiano la mia più intima natura.

Secondo te il ritorno del vinile di oggi rispecchia l’ascolto che si aveva dello stesso oggetto in passato?
Sicuramente mettere il vinile su, lo fa chi ha più l’attitudine di stare sul pezzo, “sul pezzo” in questo caso è appropriato perché siamo parlando di pezzi, di canzoni.
Ti devi alzare, cambiare lato. La sensazione è qualcosa che ha una sua fine, al contrario di un cd o una playlist.
In realtà non ho una smania dell’ascolto in vinile. Trovo molto bello che ci sia un ritorno, anche se non capisco chi ne compra uno e nemmeno lo apre. Ammiro invece chi ama l’oggetto in sé.
Per noi musicisti non è un business, è molto bello farli sapendo che ci sia gente che tenga. Non la vedo come una cosa nostalgica, è motivata.

Marlene Kuntz vinile

Sei docente all’Università Cattolica di Milano, cosa hai dato e preso dall’esperienza dell’insegnamento?
In tempi molto lontani fui invitato a fare una lezione, pensavo fosse una testimonianza all’interno dell’Arezzo Wave, dove si erano inventati l’università del rock e fui invitato a parlare dei testi delle canzoni, ma era di molte ore. Allora, anche un po’ spaventato della durata, ho preparato una vera e propria lezione che mi è servita quando poi sono stato invitato alla Cattolica.
Ogni anno la mia lezione è presente, e la racconto con sempre più padronanza, mi dà molta soddisfazione riuscire a coinvolgere i ragazzi nell’atmosfera della creazione artistica, sia da un punto di vista emotivo che tecnico. Cerco di far capire come nasce e cresce una versificazione.

Hai scritto il libro I Vivi e successivamente Nuotando nell’aria, dietro 35 canzoni dei Marlene Kuntz. Come ti sei approcciato alla scrittura di prosa?
Con molto riserbo. Quando ho scritto il mio primo libro I Vivi, che a tutti gli effetti è una finzione letteraria, l’ho fatto con molta premura. La comunità dei lettori è molto suscettibile ai cantanti che scrivono dei libri, li vedono come usurpatore che fa qualcosa che non gli compete. Sapevo di poter essere potenzialmente di disturbo, in realtà i miei fan lo hanno accolto molto bene, ricordo invece un forum di un sito dove qualche bordata l’avevo ricevuto, ero nel dubbio se prendermi la critica o pensare che non avessero recepito i miei racconti.

Hai toccato molte forme dell’arte, ce n’è qualcuna che ti piacerebbe provare?
Dal punto di vista delle arti direi di no. ho un’inclinazione particolare nell’ambito della composizione della musica di mio riferimento, la letteratura mi compete perché mi piace molto scrivere. Per il resto non so disegnare e non so dipingere. Credo che per il cinema serva un approccio molto serio attraverso lo studio della materia, anche e soprattutto per gestire una sceneggiatura.
Però, se ci fosse un invito da parte di qualcuno, sarebbe uno stimolo per impegnarmi anche su quello.