Claudio Baglioni presenta In Questa Storia Che è La Mia, il suo nuovo disco di inediti in uscita venerdì 4 dicembre 2020. Prima della conferenza è stato possibile ascoltare il disco in anteprima e si può parlare forse del più corretto ritorno sulle scene discografiche del cantautore romano, per quel che si può affermare dopo un solo ascolto dove colpiscono i brani Come Ti Dirò e Reo Confesso, oltre ai singoli Gli Anni Più Belli e l’attuale Io Non Sono Lì.

Artisti come Baglioni hanno bisogno di più tempo di ascolto, di mesi, forse di anni, per essere totalmente assimilati, a partire dal suo forbito vocabolario e da una consistenza strumentale che, dopo Con Voi, torna a riprendersi la presenza scenica.
Tra queste quattordici canzoni e gli interludi che distanziano le parti del disco, consuetudine di cui si usufruisce anche in Strada Facendo, Io Sono Qui o nel precedente Con Voi, da cui l’autore sembra prendere più che qualche passo di distanza, andando a rievocare le maestrie dei dischi più gloriosi “questo disco ha come padre Oltre e come madre Strada Facendo, è un disco in costume, che racconta un’epoca precedente, le sonorità acustiche e elettriche sono prodotte dai polpastrelli degli uomini. Abbiamo ritrovato un gruppo di lavoro come per Oltre, dove sugli arrangiamenti di uno venivano suonati dall’altro e si aggiungevano altri interventi, tra Paolo Gianolio e Celso Valli, Danilo Rea al pianoforte, Alessandro Tomei ai sax, Giancarlo Ciminelli al flicorno, Gavin Harrison che ha curato le ritmiche tra percussioni e batterie; e oltre a questo primo gruppo è stato aggiunto un poderoso organico che comprende due orchestre che si uniscono forse nel brano manifesto che è Dodici Note. C’è un uso di tecnologia e di suoni prodotti a macchina che era interessante inserire in alcuni ambienti, ma è, come detto, un disco fatto a mano, come si faceva cinquant’anni fa”.

foto di Alessandro Dobici

Ci sono dei rimandi chiari al passato, questo disco sente benissimo i cinquant’anni di musica, ma è chiaro che fare paragoni con il passato diventa controproducente, anche perché la storia attaccata a tutte le vecchie canzoni diventa un’ombra che può raffreddare le emozioni narrate in queste nuove.
È un disco che va oltre il periodo storico che stiamo vivendo perché l’arte in fondo deve portare in altre dimensioni anche in questo contesto ricordando la meraviglia di aver suonato qualche anno fa in una piazza San Pietro vuota dirigendosi verso l’Aula Nervi del Vaticano per un concerto “vedere una piazza vuota sembrava assurdo, ora è la normalità, ma sarebbe un peccato non prendere il meglio, anche se il meglio non so quale sia”.
Sette anni da Con Voi che a sua volta era distante tredici anni da Sono Io, “forse perché si ha meno da dire, ma quello che si vuole dire lo si vuole dire sempre meglio”. Baglioni definisce questo disco “un buon lavoro, tutto quello che so fare ce l’ho messo dentro, ma ci sono delle sfumature che già vorrei rifare. Pensavo di non finirlo, avevo altre canzoni, ma ho voluto fermare il tempo di nuovo e mettere una specie di punto per andare a capo e fare qualcos’altro dopo”.

La domanda del Terzo Lato Del Vinile.

Come hai detto se non dovesse andare bene puoi sempre sfruttare la laurea in architettura. La tua musica ha raccontato molti scenari architettonici tra binari e stazioni, tra i monumenti di Sisto V, caserme o hangar. Quale pensi possa essere l’architettura per descrivere In Questa Storia Che è La Mia?
Mi sembra di intravedere una stanza, una camera con vista e la vista è forse uno skyline, un orizzonte largo, un po’ lontano dagli acciacchi di tutti i giorni. Ma non per non sentirli, ma per avere una spinta a ritornare fuori e a farlo, riconsiderando il panorama. È un interno, molto stretto tra quattro pareti.

Intervista di Davide Di Cosimo

La tracklist di “IN QUESTA STORIA CHE È LA MIA” (Sony Music):

foto di Alessandro Dobici

capostoria
altrove e qui
1. non so com’è cominciata
gli anni più belli
quello che sarà di noi
in un mondo nuovo
2. al pianoforte ogni giorno
come ti dirò
uno e due
mentre il fiume va
3. e firmo in fede un contratto
pioggia blu
mal d’amore
reo confesso
4. adesso è strano pensare
io non sono lì
lei lei lei lei
dodici note
uomo di varie età
finestoria

Nel formato digitale e deluxe dell’album saranno inoltre presenti le versioni acustiche – voce e piano, voce e chitarra – dei brani: “Gli anni più belli”, “Mal d’amore”, “Io non sono lì”, “Dodici note”.

Oltre alla versione digitale, l’album sarà disponibile in 5 versioni:
CD singolo (14 canzoni inedite)
2CD deluxe (14 canzoni inedite, 4 brani in versione acustica, foto esclusive)
2LP 180gr black (14 canzoni inedite)
2LP 180gr black – deluxe (14 canzoni inedite, 2 brani in versione acustica, foto esclusive)
• 2LP 180gr black – deluxe *Esclusiva Amazon* (14 canzoni inedite, 2 brani in versione acustica, foto esclusive e poster autografato).