A due anni di distanza da Amore Pop, è uscito Il Maleducato, il nuovo singolo di Antonio Maggio.
Il cantautore salentino vincitore del Festival di Sanremo 2013 sezione Giovani con il brano Mi Servirebbe Sapere, presenta Il Maleducato come manifesto di una generazione che troppe volte deve cavarsela da sola.

«Spero che questo brano possa rappresentare, in forma di canzone, lo spirito di chi la ascolterà. Purtroppo alla festa del nostro futuro non siamo stati invitati da chi ci ha preceduto e quindi da chi l’ha organizzata – afferma l’artista a proposito del nuovo singolo – perciò credo che, in questi casi, l’unico modo per prenderci il futuro sia quello di auto-invitarci a questa festa, con la giusta sfrontatezza di chi sa cosa vuole, a muso duro e con le maniche rimboccate. Perché il futuro non è niente di più e niente di meno di qualcosa che ci spetta. Insomma che la festa abbia inizio, anche per chi non è stato invitato!».
“Il maleducato” è stato scritto e composto dallo stesso Maggio e prodotto artisticamente da Alessandro Canini presso il “Martina’s Studio” di Anzio.

Antonio Maggio Il Maleducato

01 Il Maleducato è imbucarsi a una festa in cui dovremmo essere invitati. Cosa ti ha spinto a scrivere questo brano?
Mi piace pensarlo come un manifesto generazione sui trentenni di oggi. L’idea è scattata con una chiacchierata con i miei amici coetanei e nelle loro parole mi sono reso conto che le speranze si sono trasformate in disillusione. Di conseguenza nessuno ci ha regalato niente e nessuno ce lo regalerà. Con maleducazione dobbiamo imbucarci a una festa a cui le precedenti non ci hanno invitato e prenderci simbolicamente il nostro futuro.
A questa canzone ho poi dato un vestito ironico perché credo che quando si affrontano delle tematiche sociali sia doveroso sfruttare l’ironia per raggiungere più persone.
La gente poi mi conosce per il mio lato ironico, ma per il mio nuovo lavoro farò uscire un lato più intimista.

02 Santo Lunedì è stato la colonna sonora del Processo del Lunedì. Che rapporto hai con il calcio?
Io sono cresciuto a pane e calcio. Mio padre era un giocatore ora fa l’allenatore. Da piccolo giocavo e anche adesso con la Nazionale Cantanti gioco, magari ho perso la forma migliore ma mi diverto.
In compenso sono ancora un grande tifoso per metà del Lecce per l’altra della Juventus. Quest’anno ho vinto due campionati!

03 Durante la tua carriera hai vinto il premio Giorgio Faletti per il brano Amore Pop, con una menzione particolare al valore letterario. Immagino sia stato speciale.
Sì, tengo tantissimo alla parte letteraria delle mie canzoni, come insegna poi la scuola italiana.
Prima di finire una canzone la lascio maturare per qualche mese e sono molto scrupoloso e pignolo a tratti anche maniacale nella scrittura.
Ricevere un premio per il valore letterario associato a Giorgio Faletti è stata una grande gratificazione.
Quella sera la ricordo con grande affetto. Alla fine del mio intervento suonai Cara di Lucio Dalla e salì sul palco Gaetano Curreri. Quel ricordo è estremamente importante per me.

04 Hai fatto numerose collaborazioni, Clementino, Pierdavide Carone e per certi versi Lucio Dalla. Cosa apprendi nell’incontro con un artista?
Le collaborazioni sono occasioni di confronto. Esperienze che mi hanno fatto crescere.
Con Clementino ho fatto un featuring in Stanco. Con Pierdavide Carone abbiamo portato in giro Diamoci del Tour sia in acustico che in elettrico, con Lucio Dalla è stata una collaborazione metaforica nel portare in giro i suoi capolavori con un vestito diverso con musicisti di fama internazionale. È stato forse anche più emozionante del suonare le mie canzoni perché ti rendi conto della sua grandezza.
Questo progetto è valso un invito per esibirmi nella sua commemorazione annuale a casa sua nel giorno del suo compleanno, il 4 marzo.

05 Domanda di rito: che rapporto hai con il vinile e qual è il disco che ti ha cambiato la vita?
In pochissimi anni abbiamo vissuto un’evoluzione della fruibilità della musica. Tornare, in piccola parte, all’oggetto vinile, oltre ad avere un sapore diverso, è una vera e propria gratificazione per gli amanti della musica. Perché con un oggetto fisico puoi toccare la musica.
Mi auguro che non sia un mercato di nicchia ma possa evolversi.
Nella musica è importante sfruttare il tatto. Pubblicai due anni fa, un singolo in edizione limitata e per è un orgoglio.
Se devo scegliere un disco senza dubbio Dalla del 1980.

Intervista: Davide Di Cosimo