Mai fidarsi del primo ascolto….alcune volte.
In macchina. Venedì sera. La stanchezza di una settimana pesante. Il traffico. Le preoccupazioni. Il buio delle 17.
Decido di inserire il disco e ascoltare per la prima volta il ritorno del quartetto magico dopo 9 anni dal primo e bellissimo The Good, The Bad And The Queen.

A parte il singolo Marrie Land che aveva preceduto l’uscita dell’ album, avevo trovato le canzoni di una noia mortale.
“Ok hanno fatto il disco perché Damon Albarn aveva qualche mese di riposo e si annoiava a stare a casa a leggere libri”.

Lascio perdere, neanche troppo demoralizzato, ma con una promessa. Il lunedì avrei dato un’altra possibilità perché The Good The Bad And The Queen sono davvero un quartetto magico. Sì perché nella band ci sono appunto Damon Albarn (Blur, Gorillaz etc..) Paul Simonon (The Clash) Simon Tong (Verve) e dulcis in fundo Tony Allen (Fela Kuti).

Lunedì. Mattina di poggia. Occhi socchiusi. Occhiali da sole. Traffico intenso. La squadra del cuore aveva perso ancora. La fine del weekend. Nulla presagiva a qualcosa di bello.
Ma accanto a me c’era quel disco che gridava vendetta. “Ok, riascoltiamo”.

Tralasciamo Marrie Land, comunque promossa a pieni voti a suo tempo, le altre canzoni cominciano a colpirmi per qualcosa di particolare, ogni canzone ha qualcosa.
Decido di riascoltarlo per la terza volta nel giro di due ore. Risultato finale: The Good The Bad and The Queen vincono contro il sottoscritto per 3 a 0, altra sconfitta ma questa la incasso volentieri e con gioia.

La tracklist non contiene canzoni che porteranno Damon Albarn e Co ai primi posti delle classifiche, ma vi posso garantire che ogni singola canzone contiene delle particolarità che ti fanno apprezzare un disco maturo, suonato in maniera divina. La morbidezza della batteria di Tony Allen accompagnato dai giri di basso di Simonon sembrano una coperta quando hai freddo, l’intro di Nineteen Seventeen è la prova . La chitarra non ha dei riff particolari ma è presente, se non ci fosse ne sentiresti la mancanza.

Le orchestre,il piano, i flauti e tutti gli arrangiamenti fanno capire che nulla è stato registrato a caso e nemmeno perché Damon Albarn non voleva rimanere a casa a leggere libri, come supponeva qualcuno. Sì, ce l’ho con me.

A proposito di voce, penso di poter confermare che Damon Albarn oltre ad essere uno dei più grandi songwriter contemporanei è anche una delle voci più belle, intense e profonde nel panorama internazionale. Basta ascoltare Ribbons per credermi.

Tra le canzoni più forti voto assolutamente per Gun To the Head, Lady Boston, The Truce of Twilight, The Poison Tree e la già citata Ribbons.
Il tema ricorrente nei testi è naturalmente il loro amato Regno Unito con tanto di critica nei confronti della Brexit.
Alcune volte dovremmo ascoltare più i musicisti che ai politici.

Pierfrancesco Bazzoffi

Tracklist:
1) Introduction
2) Merrie Land
3) Gun To The Head
4) Nineteen Seventeen
5) The Great Fire
6) Lady Boston
7) Drifters & Trawlers
8) The Truce Of Twilight
9) Ribbons
10) The Last Man To Leave
11) The Poison Tree