Parto col giudizio finale, per essere alternativo. Niente male questi Stolen Apple, da Firenze.
Loro alternativi non lo sono di certo, perchè fanno rock cantato in inglese, con echi grunge, e non resistono alla tentazione di definirsi Indie, come chiunque faccia musica e non sia famoso da 10 anni a ‘sta parte.
Schitarrate sincere alla base di 12 brani onesti e suonati da gente che dimostra di aver dedicato alla musica tanto tempo, passione e anche del sano talento, che per emergere non guasta.
Provo a fare un track to track, tanto detestato in altri siti che frequentavo da ragazzino.
Red Line: sincera ma troppo lunga.
Green Dawn: il suono vintage di chitarra la rende particolare ma la invecchia un po’ nel complesso.
Field of Stone: un ostinato di chitarra ben sorretto dalla ritmica, con urla terapeutiche.
Pavement: lamentosa, non noiosa, ma 7 minuti sono davvero troppi.
Falling Grace: Si poga, finalmente. Pollice in su per chi usa le bacchette.
Living on Saturday: una storia rock, gran bella storia.
Mystery Town: Ballatona, ispirata, batteria dai suoni crudi, slide a creare tensione.
Something in my days: Le chitarre mixate troppo alte non la rovinano, buona nelle intenzioni, ottima per il live.
More Skin: Ottima linea vocale, arpeggi azzardati il giusto. Le idee iniziano a ripetersi un po’. Gran finale.
Daydream: Benvenuta armonica, ci sta tutta. Riuscita.
Sold out: Se inizi con questo ritmo hai già vinto. Con questa chitarra e questa voce, poi, goleada.
In the Twilight: Un riassunto di tutto quanto sopra, per non fare sorprese nel finale.

Nel complesso è un lavoro che si ascolta con piacere, con idee ben sedimentate a delineare uno stile crudo, frutto di grande concentrazione compositiva.
Mi trovo in difficoltà con i paragoni, e ritengo che per i miei nuovi amici fiorentini questa sia la notizia migliore. In un paio di passaggi (non di più), soprattutto per le intenzioni vocali, ho sentito i Wallflowers, ma (molto) più elettrici, meno Dylaniati. Avrei gradito un basso maggiormente protagonista, a togliere un po’ di palcoscenico a chitarre che si contendono lo scettro. Voce a tono e consapevole, testi non pervenuti, non imparerò mai a darci peso.

Per la conclusione, rimando all’incipit.
Ciao