Leggo l’autopresentazione e mi si rizzano le antennine. Si parla di numeri cosmici, riferimenti al big bang della musica moderna (i Beatles) ovunque. Sto per innamorarmi.
Faccio partire la prima traccia e mi sembra di sentire gli Zero Assoluto.
Fine di una breve storia triste? No. Perché noi siamo Il Terzo Lato Del Vinile e non siamo superficiali per ragione sociale. Siamo socialmente superficiali, questo si sa, ma in compenso abbiamo sempre ragione.

I signori che vanno a spasso facendosi chiamare Skelter hanno qualcosa da raccontare, e hanno deciso di farlo tramite la musica. Non sono i primi, non saranno gli ultimi, ma a differenza della massa lo fanno bene. Chi presta la voce a questo progetto ci sa fare, e qualcuno gli ha spifferato che sbagliando qualche pronuncia di certe vocali, resti in testa. Vero.
Suggerisco, per chi dovesse avere fretta, di ascoltare “Kamikaze”, traccia numero 5, un buon riassunto della loro cifra artistica, come direbbe Fedez. I suoni sono quelli degli anni 80, tocca dirlo, ma il lavoro di modernizzazione è stato fatto con gusto (a parte, forse, per la parte ritmica). Il paroliere ci mette del suo, e il pezzo è impreziosito da azzeccate variazioni di intenzione elettronica.
Per chi ha un altro po’ di tempo, con “Senza Lei”, segnalo qualche interessante discrasia musicale. L’inizio non mi convince, sembra la solita canzone d’amore e il testo non aiuta di certo. Andando avanti, però, il tutto acquista senso, sta in piedi, devo dire che diventa accattivante. Sarà il piano, che sbuca ogni tanto, o la prestazione vocale. Piacevole, comunque.

La traccia n.9, “Chimica dell’Amore” mi fa capire che questi non ci fanno, ma ci sono. Se inizi con quel suono orrido da Vic20, copiando il giro ai Ricchi e Poveri, e poi mi piazzi questa melodia da tormentone estivo, che mi verrebbe da battezzare come eccezionale, vuol dire che lo fai apposta. Sei tu che scegli a chi vuoi piacere, per carità, e a mio giudizio il rischio che un bel po’ di persone vadano matte per questi ragazzi è concreto.
La scia che lascia questo lavoro (“Rivoluzione n.9”) nel complesso, è piacevole. Prodotto bene, ricercato nei suoni (nelle rimodulazione di suoni retrò, meglio), cantato in italiano, lancia messaggi giustamente criptati, prova a insegnarci la vita, senza riuscirci, ma questo è ovvio.
Il gruppo è in tour, mi piacerebbe vederli per capire se basso e batteria, dal vivo, si prendono la rivincita sul synt.
Pollice in su.

Vito Franchini