Jim Kerr e Charlie Burchill tornano con un nuovo album dopo l’uscita di un disco e un bellissimo tour in acustico dove rivisitavano i loro brani new wave in chiave intima.
Ora pubblicano Walk Between Words che riprende lo stile e l’evoluzione che ha avuto la band dopo un declino non inesorabile ma costante durato gran parte degli anni novanta a esclusione di qualche supersingolo che gli ha permesso di non finire nel dimenticatoio.

Dalla metà degli anni zero, precisamente da Black&White 050505 del 2005, il gruppo scozzese, seppur facendo i conti con la perdita di tanti fan e non godendo più dei passaggi dalle radio mainstream per quanto riguarda i nuovi singoli, al contrario di quello che accade da decenni per Don’t You (Forget About Me) o Mandela Day, ha ritrovato una nuova ispirazione e una costante forza nell’evoluzione della propria musica.
La situazione, senza l’ausilio delle luci di tutti i riflettori che meriterebbe, è diventata molto interessante. Graffiti Soul del 2009 , la parentesi solista di Kerr in LostBoy del 2010, e il definitivo Big Music del 2014, segnano veramente un nuovo percorso compositivo invidiabile da molte band giovani e più esperte che non riescono più a trovare il fuoco prospettico giusto.
Kerr e Burchill si sono invece concentrati nell’evoluzione del loro sound new wave più epico tinteggiandolo di un underground più contemporaneo.

Arriva così Walk Between Words, in varie edizioni, tra cui le bellissime edizioni limitate in vinile disponibili solo sul sito della band, e a dire il vero, sembra un disco a cui manca qualcosa.
Le tracce sono otto, ma nessuna di queste raggiunge un grande picco,come se la parentesi in acustico non sia stata chiusa entrando nello studio per queste nuove canzoni elettriche e elettroniche e il risultato è un sound come sempre distinguibile al primo ascolto ma leggermente confusionario e forse troppo ovattato nella ritmica dove non spazia troppo Burchill, nonostante al contempo i testi siano evocativi di una sfera emotiva e di contatto spirituale tra le persone attraverso le parole.

I brani più riusciti di questa nuova fase dei Simple Minds sono The Signal And The Noise e la stessa title track dove si riconosce la presenza indispensabile della chitarra di Burchill, per il resto Walk Between Words rimane un ottimo album, su questo non c’è dubbio, ma se hai perso le puntate precedenti può sembrare migliore di quanto sia.

Davide Di Cosimo