Partiamo male col nome della band, fa troppo fast food. Partiamo invece benissimo con la musica, che poi è quello che ci interessa. Sugar Rain è registrata benissimo, con un dosaggio dei volumi che permette di apprezzare la perizia dei quattro musicisti, che impreziosiscono il tutto con una ritmica tutt’altro che scontata (basso e batteria da urlo).
Motels inizia su quella falsariga, poi si trasforma in maniera sorprendente. Ottimo l’assolo finale di chitarra. London Love parte con acustica e voce, molto cadenzate. Il brano è lungo e, interpretato da altri, probabilmente suonerebbe ripetitivo. In questo caso lo considero, invece, accattivante. Il breve LP si chiuse con Galapagos, vivace e riuscita.
I paragoni questa volta li salto; il richiamo al gruppo che, su FB, citano come prima di decine di influenze musicali è talmente marcato da risultare celebrativo. Ho dato uno sguardo anche al video di lancio del primo brano e, se non altro, mood e atteggiamenti sono ben lontani dall’emulazione.
Quattro brani forse sono pochi per dare un giudizio pieno, ma le qualità di questi quattro musicisti risaltano in maniera lampante. Il loro ultimo lavoro è godibile e professionale, roba di qualità.
Chissà, mi domando, se a parità di intenzioni un testo in italiano potrebbe fare la differenza nella lotta per l’emersione.

Nel frattempo li riascolto, e mi piacciono ancora di più.