Domande: abbiamo bisogno di cantautori INDI? Di gente sconosciuta da 20 anni che vuole spiegarci come va la vita coi suoi testi? Di artisti che registrano in casa con la batteria finta?

Se la risposta è no questa recensione è inutile.
Se la risposta è SI (se siete cantautori indi non vale), la recensione resta inutile ma l’ultimo CD del il RE TARANTOLA (tale Manuel Bonzi), intitolato “Scopri Come Ha Fatto Il Re Tarantola a Fare 50 000 Euro In Una Settimana” può essere un buon modo di passare una mezz’oretta.

Premetto che se qualcuno avesse considerato i miei lavori da aspirante rock star un buon modo di passare una mezz’oretta io sarei stato talmente contento che, probabilmente, avrei smesso di aspirare (evitando per altro il cancro). Ma immagino che per una recensione non basti, soprattutto per uno che non smette di aspirare da svariate decadi.
Andiamo avanti, ordunque, partendo dai paragoni. In queste 10 tracce, ruspanti ma certamente frizzanti, io sento qualcosa dei “3 allegri ragazzi morti” e, nessuno me ne voglia, anche di Motta. I mezzi utilizzati sono davvero “basici”, ma il risultato sonoro globale non è male, devo ammetterlo. Apprezzo, soprattutto, i brani più tirati, come “Un Nonno Bellissimo” (con un grande intermezzo strumentale) e “Eroina Per i Bambini Iperattivi”. In molte delle altre tracce, gli stacchi del computer che fa la batteria rendono alcuni passaggi troppo finti, ed è sinceramente un peccato, anche perché nei ringraziamenti appaiono svariati batteriologici, perché non usarli?
L’artista (il paragone con Michelangelo Buonarroti lo lasciamo ad altri) si vende come ironico e pungente. Non colgo la brillantezza di Stefano Belisari, ma non mancano dei buoni spunti, soprattuto auto-ironici, poi se nei testi, tra una perla demagogica e l’altra, e qualche passaggio davvero sagace, mi racconti che chiunque imita i Beatles, mi sei simpatico a prescindere.

Non ho molto altro da dire su questo lavoro, di cui obiettivamente risaltano le chitarre e lo spirito velatamente punk. Mi piacerebbe molto vedere Bonzi dal vivo, perché qualcosa mi dice che con un pubblico davanti e musicisti in carne e ossa questo progetto, di per sé se non proprio vincente ma sicuramente riuscito, renderebbe molto di più.

Rock’n’roll.

Vito Franchini