Dopo la bella conversazione telefonica di qualche mese fa (qui l’articolo), Pierfrancesco “Poffi” Bazzoffi, bassista dei Velvet, incontra Fil Bo Riva, il giovane artista romano da tempo residente a Berlino.
Ci siamo incontrati all’Auditorium Parco Della Musica, avendo già ascoltato in anteprima il disco, in uscita il 22 marzo 2019.
Abbiamo poi assistito alla sua performance in apertura alla norvegese Aurora, poche canzoni, luci soffuse, ma grandi spiragli di emozioni live che aumentano ancor di più la curiosità per le date italiane (al Monk di Roma il 7 aprile 2019).

01 Sono contentissimo che un italiano riesca a fare una musica intelligente e differente. Mi sono appassionato immediatamente a te, ricordo le tue canzoni trasmesse a Rock and Roll Circus, trasmissione di Pier Ferrantini e Carolina Di Domenico. Una voce profonda con suoni eterei. In questi giorni abbiamo ascoltato il disco in anteprima mi sembra ottimo. Com’è andata?
Grazie! A gennaio 2017 abbiamo iniziato con le prime sessioni, poi spesso siamo andati in tour, siamo tornati. Quattro mesi divisi in due anni. Al momento stiamo registrando altre canzoni in versioni acustica per la versione deluxe in vinile, che uscirà più avanti.

02 Nel precedente EP, a livello di scrittura, mi è sembrato molto Filippo. Qui hai messo su una struttura.
Sì, è vero, con l’EP è stato tutto più breve e naturale. Per l’album abbiamo avuto più possibilità e tempo. Ci siamo confrontati di più.
Ti dirò, avrei aspettato ancora un po’ di tempo e comunque continuo a scrivere. Appena ho finito il disco ero felice, abbiamo ancora da fare per l’album, ma appena ho tempo libero inizio a pensare alle nuove canzoni.

03 Io ho sempre scritto quando ero euforico, anche le canzoni tristi. Mi avvicino alla composizione quando sono felice perché è la mia più grande passione e stare vicino al mio strumento aumenta la mia felicità. Tu?
Per me è l’esatto contrario. Le canzoni escono quando sono triste. Quando sono felice suono magari una canzone dei Beatles, ma non riesco a generare.

04 Ho notato parecchie sfaccettature nel disco, da Time Is Your Gun a Head Sonata (Love Control), al pop di Is It Love.
Sì, è vero in genere quando inizio una canzone poi non la butto via. Ci confrontiamo, però cerco sempre di finirle. Per questo disco abbiamo scartato un paio di canzoni, ma conto di finirle a breve.
Il genere delle canzoni deriva dall’ascolto di tantissimi artisti diversi. A Happy Song l’ho terminata in una mezza giornata, per Radio Fire ho impiegato tre mesi. Certe volte sto mesi a capire la melodia, poi se il tempo stringe e devo chiuderla, la chiudo.

05 L’impossibile è l’unica traccia in italiano. Non me lo aspettavo, mi ha ricordato molto Cesare Cremonini, spero di farti un complimento perché per me è veramente un grande artista che riesce a fare una musica pop con influenze anglosassoni.
Sì, è un grande complimento. È uno dei miei cantautori preferiti e sì, è una delle ispirazioni principali.
Considera non avevo mai scritto in italiano. Nel 2017 ho avuto una fase in cui ascoltavo molto Tenco, Rino Gaetano e giocando, ero in vacanza in Sardegna, ho avuto voglia di scrivere una melodia e poi è nata la canzone.

06 L’ultima volta mi hai detto che dell’Italia non ascolti nulla.
Sì, dovrei ascoltare più musica contemporanea ma non lo faccio. Ascolto vinili e cd che ho ha casa, su Spotify ascolto i nuovi artisti, ma durante la registrazione del disco, magari tornavo a casa dallo studio e mettevo un vinile di Frank Sinatra. Non sono molto informato.

07 Ultima, poi ti lasciamo al soundcheck. Sei interessato a eventuali collaborazioni?
Sì, siamo interessati, ma abbiamo ancora trovato il giusto feeling. Se dovessi scegliere mi piacerebbe con Mark Ronson o Lykke Li, tra gli italiani senza dubbio Cremonini o Zucchero, che ascoltavo da bambino.
Ciao ragazzi, grazie mille! Ci vediamo dentro e di certo ad aprile con le nuove canzoni!

intervista: Pierfrancesco Bazzoffi e Davide Di Cosimo