Il caffè letterario virtuale de Il Terzo Lato Del Vinile, con grande piacere, apre le porte a due grandi artisti che si incontrano.
Pierfrancesco “Poffi” Bazzoffi, bassista dei Velvet, incontra Fil Bo Riva, giovane artista italiano che vive a Berlino e cammina in un percorso musicale totalmente diverso rispetto a quello consueto.
In questo dialogo si trovano aneddoti e visioni tra il bassista di una delle band più celebri degli ultimi vent’anni e il giovane artista che scelse di andar via dal suo paese per sentirsi più libero.

Fil Bo Riva è in tour in tutta Europa con i Milky Chance e suonerà al Fabrique di Milano il 3 dicembre.
Il 7 novembre ha rilasciato il singolo Head Sonata (Love Control) che anticipa il suo nuovo disco.
Fil Bo Riva e la sua band saranno di nuovo in tour in tutta Europa (Italia compresa) la prossima primavera per presentare dal vivo l’album di debutto di prossima uscita.

23/11/2017
Una telefonata tra Roma e Parigi

01 Ciao Filippo, so che sei stato male, ora come stai?
Bene, si sto meglio, ho avuto la tonsillite sono stato a Parigi in questi ultimi quattro giorni, ora anche sono a Parigi, abbiamo annullato il concerto in Lussemburgo che sono ancora a pezzi ma suono tra due giorni a Copenhagen.

02 Ti ho conosciuto mentre tornavo a casa una sera su Radio1 all’interno di King Kong di Silvia Boschero che passò il brano Franzis, qualche giorno dopo sei andato in radio e hai suonato alcuni brani, da lì ho iniziato ad appassionarmi alla tua musica.
Ti sei spostato da Roma per motivi artistici o personali?
Per entrambi, ero al primo anno di liceo,al Malpighi di via Silvestri le cose non andavano benissimo. Un giorno ho iniziato a pensare a cosa avrei voluto fare da grande e il mio sogno era sempre stato quello di vivere fuori dall’Italia, il collegio anche mi ha sempre affascinato, e scrivere canzoni in inglese.
Chiesi ai miei genitori di mandarmi in collegio e in pochi giorni mi ritrovai a Dublino.
Dopo la maturità ho vissuto sei mesi a Madrid poi a Monaco poi sono tornato a Roma ho lavorato in un irish pub a via Cavour.

03 Anche io quando avevo l’età tua volevo scappare dall’Italia per motivi artistici, però poi questi stessi motivi mi hanno trattenuto in Italia. Tu invece già a Roma suonavi cover.
Sì facevamo cover di Rolling Stones, Libertines, Beatles, Blur e via dicendo, abbiamo anche fatto due concerti in due piccoli locali a Roma, ma erano organizzati dai nostri genitori. Altrimenti suonavamo nei giardini delle case in campagna dei nostri amici.

04 Siamo molto accumunati dal background musicale.
Sì, diciamo che le mie influenze si muovono tra i Beatles e gli Oasis.

05 La domanda di rito del Terzo Lato: che rapporto hai con il vinile e qual è il disco che ti ha cambiato la vita?
Ho iniziato la chitarra intorno ai dieci anni perché i miei vicini erano fissati con i Beatles, e io passavo i pomeriggi lì, avevano un soppalco con cd, cassette, vinili e i primi vinili che ho ascoltato erano sicuramente With The Bleatles e Please Please Me.
Il primo vinile che ho comprato poi è stato Help.

06 Cosa pensi della musica indie italiana e in generale della musica italiana dato che tu sei artisticamente lontanissimo dal modo in cui qui viene trattata la musica.
Devo confessarti che in questi ultimi due anni siamo stati molto concentrati a lavorare sulle nostre canzoni e non sono andato ad informarmi troppo.
Io ricordo che quando stavo ancora in Italia la musica in radio era Zucchero, Negramaro e i soliti, ma gli unici artisti che ascolto, rigorosamente in vinile, sono Lucio Dalla o Rino Gaetano.
La musica indie non sono riuscito ad ascoltarla attentamente.

07 In Europa invece come vedi la situazione?
Mia madre è tedesca e in estate andavamo spesso in Germania, e poi viaggiando mi sono accorto che la musica che ascoltavano in questi paesi era più simile a quella che volevo fare io.
C’è più interesse, quindi se ti impegni e sei bravo potresti quasi essere sicuro di arrivare da qualche parte e questa è stata una grande motivazione che mi ha spinto a trasferirmi a Berlino.
La gente, i ragazzi, i bambini sono più predisposti all’ascolto di questo genere di musica.
Ti capisco bene, nel 1995 ero a Londra in metro, a Wimbledon, noi in Italia ci scambiavamo le figurine dei calciatori, lì invece ho visto bambini scambiarsi i vinili degli Oasis, dei Blur, del brit pop ma anche dei Beatles.
A me questa cosa scioccò.

 

 

08 Head Sonata, nuovo tuo bellissimo singolo, l’ho trovata molto stile Coldplay, primi Coldplay. Hai dichiarato che è partito tutto da un riff di Felix, il tuo chitarrista. Ma poi com’è nata questa canzone?
Normalmente io ascolto qualcosa che mi piace la registro poi vado a casa ci lavoro. Ho iniziato a suonare il ritmo di batteria sulla gran cassa della chitarra acustica e ho sviluppato il riff del ritornello, poi ho iniziato a suonare il basso, mesi dopo mi è venuta in mente la melodia per la strofa poi gli accordi per il bridge.
L’ultima cosa che ho scritto è stata la melodia per il ritornello che a due settimane prima del release ancora non avevo risolto questo problema.
Poi abbiamo ascoltato parecchie demo e mi è venuta l’ispirazione.

09 Possiamo dire ormai che Fil Bo Riva è un gruppo e non più un solista?
Non mi sono mai fissato a pensare cosa sia Fil Bo Riva, so che viene dal mio nome che è Filippo Bonamici. So che al momento ci stiamo sviluppando.
Quando sto sul palco dico che noi siamo i Fil Bo Riva, quando sto in radio mi chiamano Fil Bo Riva, quando firmo autografi scrivo Fil Bo Riva.
Direi che siamo persone sulla stessa lunghezza d’onda.

10 Oltre al tour con i Milky Chance, state registrando il disco?
Sì, torniamo a Berlino il 5 dicembre e ci rimettiamo sotto fino a Natale. Poi a gennaio avremo l’ultimo mese di lavorazione. Pian piano pubblicheremo altri singoli e il disco dovrebbe uscire a metà del 2018, ma valuteremo anche l’andamento dei singoli.

11 Nel nuovo album ci saranno anche i brani di If You’re Right, it’s Alright?
No, saranno tutti brani nuovi. Head Sonata fa parte dei brani del nuovo album.

12 E’ da fine 2016 che ti ascolto, posso definirmi un tuo fan. Sto cercando di parlare di te qui in Italia. La tua musica e la tua esperienza fuori dall’Italia è affascinante. Non voglio dire che sei un cervello in fuga perché non mi piace come espressione, ma, ti aspetti qualcosa dall’Italia?
Grazie mille! Ad essere onesto non mi aspetto mai niente. L’unico motivo per cui ho iniziato a fare musica era per sentirmi libero di scrivere i testi e fare l’arte che mi piace fare. Mi piace anche disegnare idee per gli art work, per i poster, perché ho studiato Disegno Industriale.
In generale è bello creare qualcosa dal niente.
Il successo poi è venuto in seguito. Sì, mi farebbe molto piacere fare una grande tournèe in Italia ma anche in Spagna o in Francia, il sud Europa per me è il più bello, soprattutto l’Italia. Mi piacerebbe, ma se non dovesse succedere non sarei così triste perche avrò sempre una connessione con l’Italia.
Sono convinto che prima o poi qualcosa succederà.

13 Hai scritto il tuo EP If You’re Right, it’s Alright dopo che la tua ragazza dell’epoca ti ha lasciato e questo avvenimento ha inciso molto nella tua scrittura.
La storia infondo è molto semplice. La classica storia dove vieni lasciato, solo che se ti succede per la prima volta ti cade il mondo addosso. Poi ti aiuti con quello che hai a disposizione. E io ho iniziato a scrivere canzoni. Questo addio mi ha motivato a prendere la musica più sul serio. Adesso ho nuova ragazza che mi ispira molto, ma in una direzione molto buona.

14 In generale cosa ti ispira a comporre musica?
Quello di cui mi rendo conto è che scrivo cose che mi succedono in prima persona. Il focus ora è sugli amori, sui sogni che faccio, sulle mie esperienze.
Penso che iniziare a scrivere di tematiche più grandi sia un passo successivo dove poi sviluppare la musica in quella direzione.
Anche i Beatles per i primi album parlavano dell’amore e delle loro esperienze poi la musica e le tematiche sono cresciute assieme alla loro crescita come band.
Sono d’accordo, è l’esperienza che ti porta a cambiare il percorso artistico.

15 Hai una voce soul molto particolare. Hai studiato o è una dote naturale?
Ho preso lezioni di chitarra classica per un anno a Roma sui dieci anni. Da quando sono venuto a Berlino ho iniziato a cantare così anche attraverso l’ispirazione che mi ha dato l’oscurità di Berlino.
Quando ho registrato l’EP If You’re Right, It’s Alright ho iniziato a strillare le parole che avevo scritto e la voce è diventata ancora più scura. Cercavo di buttare fuori tutto quello che provavo.
Ora è diverso, ho sviluppato di più la mia voce, appena uscirà il disco sentirete le diversità.

Grazie Filippo, un abbraccio.
Grazie mille, bello tutto!

Intervista: Pierfrancesco Bazzoffi/Davide Di Cosimo