Raffaella Daino, cantautrice siciliana ritorna con un nuovo lavoro in cui l’anima alternative rock si fonde a nuovi stili e linguaggi, raccontando la realtà più cruda e la fantasia più libera cimentandosi per la prima volta in un album interamente in italiano. “Senza rete” è il quarto nella storia del progetto Pivirama, attivo da 17 anni tra la Sicilia e Roma.
L’album è uscito il 9 giugno con New Model Label, scruta il mondo tra scorci di realtà e momenti più intimisti, con un tappeto di elettronica e arrangiamenti ora delicati ora più aggressivi, mantenendo un’atmosfera psichedelica, a volte cupa a volte sognante, e un’attitudine rock.

01 Ciao Raffaella e benvenuta sul Terzo Lato Del Vinile. In questo periodo ho ascoltato tanto il tuo nuovo album Senza Rete e ti faccio i miei complimenti. Quali sono le motivazioni più forti che ti hanno portato a scrivere queste dieci canzoni?
Grazie!!! E’ il disco a cui tengo di più, dopo 3 album decisamente rock e per lo più in inglese, questo, in italiano, ha una narrazione diversa, e un significato più profondo. Ho messo in musica per la prima volta testimonianze e sensazioni provenienti da esperienze vissute “sul campo”, durante il lavoro da inviata che m’ha portato fino ai confini con zone in cui si combatte e si muore, come nei campi profughi tra Libano e Siria, dov’è nata “Dal deserto al mare”, dialogo immaginario tra mamma e figlia in procinto di compiere la più pericolosa delle traversate, o nel cuore di un’Europa che dovrebbe essere approdo sicuro di chi ha sofferto e rischiato tanto e invece si lascia vincere da paure e nazionalismi, e invece di accogliere con ponti e canali umanitari innalza barriere e muri sempre più alti, sbarrando le porte a chi chiede disperatamente aiuto. Negli accampamenti tra Francia e Belgio ho visto centinaia di famiglie che tentavano una estrema sopravvivenza in capanne di fango immerse nella neve, e lì è nata “Jungle Frontiere chiuse”, accompagnata da un video che io stessa ho girato e montato. In questo disco ci sono quelle che io chiamo “canzoni reportage”, che affrontano altri temi di attualità, come Arida che descrive la ribellione di una donna alla prepotenza di un uomo ma ci sono anche canzoni sognanti che con un approccio naif guardano il mondo al contrario, raccontando gli oggetti come se avessero un’anima, e poi ci sono le canzoni che senza freni e senza rete si immergono in una dimensione intimista che guarda a sé e ne raccontano i percorsi di cambiamento.

02 Quali sono stati i pareri del pubblico su Senza Rete che ti hanno meravigliato di più?
Sono ancora in attesa delle recensioni che sulle riviste cartacee specializzate usciranno a settembre. Mi ha fatto piacere intanto leggere su Repubblica l’apprezzamento per “la deliziosa altalena tra sofficità oniriche e le brusche ruvidezze, in bilico tra dimensione acustica ed elettrica”, mi ha sorpreso vedere il programma Musica Med Radio 1 Rai scegliere “Silenzio”, ultima traccia del disco, quella più strana e storta, come apertura della trasmissione che mi hanno dedicato in occasioe dell’uscita di Senza rete. Mi ha reso felice sentire da qualcuno che questo è il mio “disco più maturo e compiuto”. Mi ha fatto piacere – ed è successo in un paio di showcase – vedere la gente che imparava subito i ritornelli e poi mi chiedeva il bis, ripetendomi esattamente le parole di quella o quell’altra strofa. Con i pezzi in inglese questo non succedeva mai!

03 Da buoni amanti del vinile diamo molta importanza alla copertina. Raccontaci quella di Senza Rete.
Quella raffigurata alle mie spalle è una millenaria torre, ormai abbandonata, che come molti luoghi in Sicilia trasuda storia, mito e leggenda, che si trova in un luogo a me molto caro, nelle vicinanze di Sciacca. La foto l’ha scattata mio papà, con il mio cellulare, un pomeriggio d’estate. E’ una foto spontanea come molte delle canzoni del disco, non c’è stata preparazione, ero senza scarpe, senza trucco e spettinata, ma la luce del tramonto era fantastica. E nello stesso luogo ho girato il video di “E ora lei” che vorrei montare e pubblicare dopo l’estate.

04 Mi ha colpito particolarmente l’incastro tra i testi e le sonorità che dà una visione direi tridimensionale al disco. Quanto è stato lungo il processo per arrivare alla definizione finale?
Abbastanza lungo, intanto perché è stato realizzato tra la Sicilia, Roma e Bologna, e poi perché ho un caratteraccio, ci metto un po’ ad abituarmi a quello che è diverso da ciò che avevo immaginato… Ti spiego, per la prima volta nella storia del progetto Pivirama non ho curato ogni dettaglio anche in fase di arrangiamento come nei precedenti lavori ma ho semplicemente affidato la struttura grezza, voce e chitarra a due straordinari musicisti della zona di Sciacca – Nicola Ganci e Patrick Rotolo – che hanno arrangiato e costruito buona parte del disco, lavorando a Sassi di vetro, Nuvole, Arida, Senza Rete, E ora lei, Jungle. Il primo ascolto mi aveva spiazzato, era così diverso da quello che avevo sempre fatto! Poi me ne sono follemente innamorata e ho capito che quella era la chiave, quella era la dimensione perfetta per quel tipo di racconti e di narrazione. Poi il disco è stato completato a Roma da Renz che ha curato la produzione artistica della seconda metà, ovvero Asimmetrie, Alter Ego e Silenzio. Infine Dal deserto al mare è stata realizzata, nella parte musicale, da Govind Khurana e Gino Pierascenzi. E hanno collaborato Domenico Mistretta, Tony Truncali, Gregorio Indelicato, Totò Grilletto. Pivirama è diventato un progetto all’insegna delle collaborazioni, una famiglia allargata, un collettivo di musicisti. E la vendita delle copie fisiche del disco sostiene un progetto benefico che fa arrivare cibo e medicine ad alcun bimbi vittime delle guerre in Siria de Iraq. Se siete interessati scrivetemi a pivirama@hotmail.it o cercatemi su http://facebook.com/pivirama.

05 Domanda di rito: che rapporto hai con il vinile e qual è il disco che ti ha cambiato la vita?
Nella casa dei miei c’erano decine di 45 e 33 giri che ascoltavo sempre da bambina. Poi, avendo cambiato negli ultimi 20 anni altrettante case, vivendo con un senso di provvisorietà costante, viaggiando di continuo e sentendomi sempre una fuori sede, il piatto è una cosa che mi è mancata, e che sarà una delle prime cose che troverà posto nella nuova casa, nella nuova città dove sto per trasferirmi dopo aver viaggiato e vagato per vent’anni, una delle prime cose che acquisterò. Il disco che m’ha cambiato la vita è The Dark Side Of The Moon, come il concerto dei Pink Floyd che vidi a Roma partendo apposta dalla Sicilia nel 1994. Non lo dimenticherò mai.

06 In ultimo, come vuole la tradizione, un messaggio inedito per i nostri lettori. A te la parola.
Dal punto di vista musicale, il mio invito è sempre quello di non lasciarsi abbagliare da quello che sembra splendere e conquistare da ciò che è facile da ascoltare. Sotto cumuli di produzioni facili e spesso banali si nasconde tanta musica interessante e il mio invito è sempre quello di andare a fondo, di cercare di conoscere ciò che è meno conosciuto e popolare perché scavando si possono trovare veri tesori. In generale, quello che mi sento di dire, al di là della musica è: aprite la mente, non lasciatevi travolgere da pericolosi rigurgiti identitari, ciò che è diverso può essere una risorsa. Diffidate da chi cavalca la paura come espediente per conquistare facili consensi..

Intervista: Davide Di Cosimo