I Panta debuttano ufficialmente nel novembre 2015, calcando in due anni tutti i palchi più importanti della Capitale e intraprendendo poi un tour italiano che nel complesso ha raccolto ad oggi nel complesso più di 100 date. Il loro sound è una miscela di indie rock, post-punk, alternative e sonorità new wave su testi originali in italiano, che gli è valso anche la pubblicazione del libro Poesia in forma di Rock con Arcana edizioni. Tra le collaborazioni e le condivisioni di palco spiccano artisti come Carlo Verdone, David Lynch Foundation, Pierpaolo Capovilla, Giorgio Canali, Bud Spencer Blues Explosion e Saba Anglana. Reduci dai due maestosi concerti degli U2 e Noel Gallagher all’Olimpico come ambasciatori del progetto internazionale ONE Youth Ambassadors Italia, hanno da poco pubblicato il loro ultimo singolo, La Metro Ha il Tuo Nome, uscito in anteprima su «La Repubblica».

01 Ciao Giulio, sei voce e chitarra dei Panta e avete appena suonato in due posti stupendi. Ma andiamo con ordine. Raccontami dei Panta.
I Panta nascono come un’idea ancor prima che come una band, forse. La mia volontà era quella di riversare “in forma di Rock”, in particolare di New Wave e Indie, tutto quello che aveva influenzato il mio percorso musicale ed i miei testi: la letteratura, il cinema e l’attivismo sociale, sul modello dell’omonima rivista «Panta» fondata negli anni ‘80 da Pier Vittorio Tondelli, uno scrittore a me molto caro. Quel che ne è nato e che è successo in questo primo anno e mezzo ha poi sorpreso tutti noi, dimostrando che la nostra “urgenza” in prima battuta della dimensione live, per comunicare chi siamo di persona, dal vivo, si è riuscita a tradurre in concerti – li ho contati qualche giorno fa a tempo perso, dovremmo essere arrivati a 113 – e situazioni che mai avremmo forse pensato di vivere, da quelle con David Lynch in assoluto a quelle con Pierpaolo Capovilla e Giorgio Canali.

02 Avete presentato il video del singolo La Metro Ha Il Tuo Nome in esclusiva su Repubblica. Com’è nato il brano e il video?
Grazie per la domanda, sei il primo che me lo chiede ed è qualcosa a cui tengo molto in realtà! La Metro Ha il Tuo Nome è nata esattamente la prima mattina del 2017, nella casa di montagna di uno dei miei migliori amici – Federico – a Castelvecchio Subequo in Abruzzo. Eravamo andati lì con un gruppo di amici a trascorrere la fine dell’anno e, sarà il Love Will Tear Us Apart che mi insegue sempre (dato il genere che facciamo), avevo il cuore a pezzi per una storia finita male qualche tempo prima ed un’altra finita praticamente sul nascere. La mattina dopo Capodanno, tutti dormivano ancora, ho preso la chitarra che porto sempre con me in viaggio e davanti al camino, quasi silenziosamente, è nata La Metro Ha il Tuo Nome. Ho capito subito con la band, una volta tornato, che sarebbe stato il brano più giusto da scegliere come singolo e ho contattato Matteo Casilli, estimatore dei Panta fin dall’inizio diventato poi nostro grande amico, per pensare ad un video insieme. Quel che ne è nato, grazie all’aiuto di amici – tutti professionisti assoluti, tra l’altro – come Giorgio Varano alla regia, Paolo Verdone nel cast e Noemi Intino ai costumi, è un ricordo che porteremo sempre con noi.

03 Torniamo ai posti fantastici in cui hai suonato: il primo, Il Traffic, per la serata organizzata da noi medesimi del Terzo Lato Del Vinile con Luz Del Sordo, Augenblitz e i disegni visionari di Alessia LifeMeUp. Sappi che non puoi parlarne che bene, altrimenti ti censuro: che ricordi hai di quella serata?
Ahahahah ne posso parlare solo che benissimo, è stata davvero una seratona! Per noi aveva un grande valore per due motivi il concerto al Traffic: il primo è che si trattava della data conclusiva a Roma del nostro primo Tour, che avevamo iniziato ad Aprile a seguito dell’uscita di La Metro Ha il Tuo Nome; il secondo è che, in una così bella serata da headliner, per la prima volta abbiamo scelto di eseguire in versione integrale tutta la scaletta che con buonissima probabilità finirà sul nostro primo disco, che ci accingiamo a registrare davvero a breve. Abbiamo suonato anche un brano completamente nuovo, Prima, e vedere la reazione del pubblico ci ha lasciato felicemente sorpresi. Last but not least, l’apertura di Luz e degli Augenblitz, insieme agli splendidi disegni di Alessia, è stata qualcosa che ha reso ancor più prezioso il concerto, apprezziamo molto la musica di entrambi e si era creata una bellissima atmosfera! Quindi, grazie ancora a voi e assolutamente da rifare.

04 Il secondo posto è simile all’inverosimile. Allo stadio Olimpico per il concerto di U2 e Noel Gallagher. Quale catapulta vi ha portato lì?
Io ancora non ci credo, quindi figurati, sfondi una porta aperta! Questa occasione incredibile si è materializzata grazie a ONE, l’ong fondata da Bono che si batte contro la povertà estrema e le malattie prevenibili in particolar modo in Africa, facendo opera di sensibilizzazione su queste tematiche in tutto il mondo senza chiedere soldi ai singoli, tra l’altro, e cercando una comunicazione volta alla cooperazione internazionale per portare queste istanze sui tavoli dei Governi e dei decision-makers attraverso azioni creative e spesso anche musicali. In breve, per il terzo anno di seguito ho il privilegio di esser stato scelto da ONE come Youth Ambassador in Italia e quest’anno, dopo che già negli anni scorsi avevamo organizzato per ONE due bellissimi concerti a Spazio Novecento e al MONK, ho avuto la chiamata irripetibile per coinvolgere tutta la band con uno stand ai concerti degli U2 e di Noel Gallagher allo Stadio Olimpico e niente … ancora le parole non riescono ad uscire per descrivere tutta la gamma di emozioni che abbiamo provato in quei due giorni. Meraviglia pura.

05 Immagino sia un giorno che non dimenticherai mai.
Decisamente. Mai e poi mai. Ti dico solo che gli U2 e gli Oasis sono, insieme a Beatles, Bowie, Who e Pink Floyd, in assoluto i gruppi con cui da bambino ho conosciuto la musica Rock e che mi hanno spinto a comprare la mia prima chitarra, che non a caso fu un’Epiphone Supernova Noel Gallagher Signature che ancora custodisco gelosamente. Avere l’occasione di conoscere Noel e la sua band eccezionale è stato qualcosa di cui ancora non ci capacitiamo, di sicuro l’avevo sognato – nel vero senso della parola – almeno una decina di volte e ogni tanto in queste sere, prima di andare a dormire, riguardo le foto per convincermi anch’io che sia accaduto davvero! Vedere inoltre come funziona una macchina Rock così grande, inusuale per l’Italia, è stato qualcosa che ci ha insegnato moltissimo.

06 Ho scritto (qui) un articolo sul concerto dove parlo dell’evoluzione di The Joshua Tree dallo stadio Flaminio nel 1987 a quello odierno all’Olimpico, da quello che hai potuto captare, nella gente vive ancora il ricordo di quel lontano concerto?
Assolutamente si! Credo che ogni persona superiore ai 40 anni con cui abbia parlato ricordasse e portasse nel cuore quel concerto al Flaminio nell’87, che in qualche modo forse ha consacrato gli U2 come veri e propri semi-dei tra i fans capitolini e non solo, che mi hanno sottolineato come in un contesto così grande come quello da stadio raramente avessero sentito a Roma un muro di suono così potente come quello di Bono e compagni.

07 Per dirla alla U2, cosa vedi oltre la linea dell’orizzonte per quanto riguarda i Panta?
Innanzitutto il nostro primo disco. Ce lo siamo sudati, perché ci eravamo promessi che l’avremmo fatto solo se effettivamente avessimo trovato un barlume di riscontro tra il pubblico, ma alla fine ci siamo decisi a farlo perché sentiamo che dopo l’EP ed il libro abbiamo la necessità di mettere a frutto tutta l’innocenza e l’esperienza che ci portiamo dietro in un album che in qualche modo possa racchiuderne l’essenza.

08 Hai recentemente pubblicato il libro Poesia In Forma Di Rock con prefazione di Paolo e Carlo Verdone, in cui incastri grandi scrittori con le band più influenti del rock. Quanto è stata dura e quanta soddisfazione c’è in tutto ciò?
Poesia in forma di Rock è uno degli elementi di cui più vado orgoglioso in vita mia, perché è stato al tempo stesso il frutto di un lavoro lungo e denso di sacrifici, a cavallo tra Oxford e Roma prima e poi itinerante tra vari atenei italiani che mi hanno letteralmente sbattuto porte in faccia dicendo che si trattava di una ricerca “impura”, in cui la Letteratura veniva mischiata al Rock – vade retro! – e dopo invece, grazie ad artisti ed anime raffinate come quella di Emanuele Binelli e di Pierpaolo Capovilla che ci mise in contatto, oltre naturalmente ad Arcana edizioni che ha accolto la proposta con un bellissimo entusiasmo, è diventata una delle pagine più belle che porterò sempre con me. E per questo, con l’occasione, voglio ringraziare chi ci ha creduto da quando era ancora un embrione, ovvero Ugo Fracassa e Maria Paola Guarducci all’Università di Roma Tre e Rachel Owen, eccezionale studiosa di Dante e compagna di Thom Yorke dei Radiohead, purtroppo scomparsa qualche tempo fa, all’Università di Oxford.

09 Domanda di rito: che rapporto hai con il vinile e qual è il disco che ti ha cambiato la vita?
Il mio rapporto col vinile è intenso e molto bello, proprio da poco ho comprato un mobile a casa solo per i vinili – una sorta di piccola zona “alta fedeltà” -. Il disco che mi ha cambiato la vita probabilmente, anche se la scelta è molto dura, è The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd. Anche se subito dopo non posso tacere Achtung Baby degli U2, The Queen Is Dead degli Smiths e Unknown Pleasures dei Joy Division.

 

10 In ultimo, come vuole la tradizione, un messaggio inedito per i nostri lettori (in the name of love).
Data l’esperienza che ci portiamo dietro in questi giorni, non posso che chiudere con una frase degli U2 e Luciano Pavarotti: «Dici che il fiume trova la via al mare / E come il fiume giungerai a me / Oltre i confini e le terre assetate / Come fiume l’Amore giungerà.»
Ecco, benché ogni tanto anch’io vacilli nella speranza, sono convinto che elevando la mente ed il cuore sotto la coltre di rumore e negatività che spesso ci accompagna nella vita quotidiana, alla fine “l’Amor che move il Sole e le altre Stelle” giungerà.

Intervista: Davide Di Cosimo